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Inammissibilità del ricorso per cassazione: no ai motivi generici

L’Imputato, condannato in appello per furto pluriaggravato, ha proposto ricorso lamentando un vizio di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso per cassazione poiché i motivi presentati erano del tutto generici. La difesa si è limitata a criticare l’uso della motivazione per relationem (il rinvio ad altri atti), senza però confrontarsi con le reali argomentazioni fornite dai giudici di secondo grado. La Suprema Corte ha ribadito che il ricorso deve necessariamente contestare in modo specifico e correlato i punti della decisione impugnata. Di conseguenza, l’appello è stato rigettato e l’imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 11381 Anno 2022
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Pubblicato il 17 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

L’inammissibilità del ricorso per cassazione nei casi di motivi generici

Quando si affronta un processo penale, la precisione degli atti difensivi è fondamentale. La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato un caso emblematico che evidenzia l’importanza di formulare contestazioni precise. La Suprema Corte ha infatti decretato l’inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un cittadino condannato per furto. Questo provvedimento mette in luce come un ricorso non possa limitarsi a critiche astratte o generiche. La difesa deve sempre confrontarsi direttamente con le motivazioni espresse dal giudice di secondo grado. Se manca questo confronto diretto, il ricorso viene rigettato senza nemmeno essere esaminato nel merito. Questo principio tutela l’efficienza della giustizia ed evita il sovraccarico dei tribunali con ricorsi pretestuosi.

Il caso concreto: la condanna per furto pluriaggravato

La vicenda trae origine dalla condanna di un soggetto per il reato di furto pluriaggravato (furto commesso con più circostanze che aumentano la gravità del fatto). Sia il Tribunale di primo grado sia la Corte di Appello avevano accertato la responsabilità penale dell’imputato. Di fronte alla doppia condanna, la difesa ha deciso di proporre ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. L’atto di impugnazione si basava principalmente su presunti vizi della motivazione della sentenza d’appello. In particolare, la difesa contestava il fatto che i giudici di secondo grado avessero utilizzato una tecnica di redazione della sentenza basata sul rinvio ad altri atti del processo. Secondo la tesi difensiva, i giudici di appello non avrebbero elaborato un ragionamento autonomo, limitandosi a copiare le conclusioni del primo grado.

Il concetto di motivazione per relationem

La tecnica contestata dalla difesa prende il nome di motivazione per relationem (motivazione per rinvio). Questo metodo consiste nello spiegare la decisione richiamando le argomentazioni già espresse in un altro provvedimento, come ad esempio la sentenza di primo grado. La giurisprudenza considera questa tecnica del tutto legittima, a patto che il giudice non si limiti a un mero rinvio formale. Il magistrato deve comunque dimostrare di aver valutato criticamente il caso e di aver risposto alle obiezioni sollevate dalle parti. Nel caso in esame, la Corte di Appello aveva fornito un apparato argomentativo autonomo e completo, integrando correttamente i richiami ai precedenti atti processuali. La difesa non ha saputo individuare le reali lacune di questo ragionamento, concentrandosi solo su una contestazione teorica e formale.

Le motivazioni della Cassazione sull’inammissibilità del ricorso per cassazione

I giudici di legittimità hanno analizzato attentamente l’atto di ricorso e ne hanno rilevato l’assoluta genericità. La Suprema Corte ha chiarito che la specificità dei motivi di ricorso rappresenta un requisito di validità insuperabile. Un ricorso non può semplicemente ignorare le spiegazioni fornite dal giudice d’appello. La difesa ha il dovere di creare una correlazione logica e diretta tra le critiche sollevate e le precise affermazioni contenute nella sentenza impugnata. Nel caso di specie, il ricorrente si è limitato a criticare l’uso del rinvio motivazionale in astratto. La difesa non ha spiegato in quale modo concreto i giudici di appello avessero superato i limiti consentiti dalla legge. Questa mancanza di correlazione rende l’atto nullo e determina inevitabilmente l’inammissibilità del ricorso per cassazione.

Le conclusioni della Suprema Corte sulla condanna del ricorrente

La Corte di Cassazione ha concluso il procedimento dichiarando inammissibile il ricorso proposto dall’imputato. Questa decisione comporta conseguenze pratiche immediate e molto severe per il ricorrente. La condanna per furto pluriaggravato diventa definitiva e non è più soggetta a ulteriori impugnazioni. Oltre alla conferma della pena principale, la legge prevede sanzioni pecuniarie per chi presenta ricorsi manifestamente infondati o generici. I giudici hanno quindi condannato il ricorrente al pagamento di tutte le spese del procedimento giudiziario. Inoltre, l’imputato deve versare la somma di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende. Questa sanzione pecuniaria serve a scoraggiare l’abuso dello strumento giudiziario e a sanzionare la presentazione di ricorsi privi dei requisiti minimi di ammissibilità.

Cosa succede se i motivi del ricorso in Cassazione sono generici?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile e la sentenza di condanna diventa definitiva, con l’obbligo di pagare le spese e una sanzione pecuniaria.

Che cos’è la motivazione per relationem?
Si tratta di una tecnica di redazione della sentenza in cui il giudice spiega la propria decisione richiamando le motivazioni già espresse in un altro atto del processo.

Quando è legittima la motivazione per rinvio?
La motivazione per rinvio è legittima se il giudice dimostra di aver esaminato autonomamente il caso e di aver risposto in modo completo alle obiezioni delle parti.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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