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Inammissibilità del ricorso per cassazione: no a fatti ripetuti

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte d’appello di Roma. L’imputato, condannato per reati in materia di stupefacenti, contestava la ricostruzione dei fatti e il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità del fatto. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano inammissibili poiché basati su semplici contestazioni di fatto, già ampiamente e correttamente analizzate nei precedenti gradi di giudizio, e privi della necessaria specificità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 15031 Anno 2022
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Pubblicato il 21 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

L’inammissibilità del ricorso per cassazione nei reati di droga

L’ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema cruciale dei limiti del giudizio di legittimità, confermando l’inammissibilità del ricorso per cassazione quando i motivi si basano su semplici questioni di fatto. Spesso i ricorrenti cercano di ottenere una terza valutazione del merito della vicenda, ma la Cassazione non è un terzo grado di giudizio. Il suo compito principale è verificare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione della sentenza impugnata. Il filtro di ammissibilità è molto severo e serve a garantire che la Corte si occupi solo di reali violazioni di legge.

Il caso concreto e la contestazione dell’imputato

La vicenda nasce dalla condanna di un cittadino per violazione della legge sugli stupefacenti. La Corte d’appello di Roma aveva confermato la responsabilità penale dell’imputato ai sensi dell’articolo 73 del Testo Unico Stupefacenti, che disciplina la produzione, il traffico e la detenzione illecita di sostanze psicotrope. Quest’ultimo ha proposto ricorso davanti alla Suprema Corte sollevando due motivi principali. Con il primo motivo, la difesa contestava la sussistenza stessa della responsabilità penale, lamentando un vizio di motivazione della sentenza d’appello. Con il secondo motivo, il ricorrente lamentava il mancato riconoscimento della fattispecie attenuata della lieve entità del fatto. Questa attenuante permette di applicare pene inferiori quando l’attività presenta caratteristiche di minima offensività.

Quando il ricorso si limita a contestare i fatti

La Suprema Corte ha analizzato i motivi di ricorso dichiarandoli del tutto inammissibili. I giudici di legittimità hanno chiarito che il primo motivo non poteva trovare accoglimento perché si risolveva in una mera critica della ricostruzione dei fatti compiuta dai giudici di merito. Nel processo penale italiano, la valutazione delle prove e la ricostruzione storica dell’evento spettano esclusivamente al giudice di primo grado e alla Corte d’appello. Il ricorrente non può chiedere alla Cassazione di rivalutare le prove solo perché preferisce una diversa interpretazione dei fatti. Questo tipo di doglianza rende il ricorso non consentito dalla legge.

Le motivazioni: i limiti del controllo di legittimità e l’inammissibilità del ricorso per cassazione

Per quanto riguarda il secondo motivo di ricorso, relativo alla mancata concessione della lieve entità, i giudici hanno evidenziato una totale mancanza di specificità. Un ricorso per cassazione deve contenere censure precise e mirate contro la decisione impugnata. In questo caso, la difesa si era limitata a riprodurre le stesse identiche contestazioni già presentate in appello. La Corte d’appello aveva già risposto a queste obiezioni con argomenti giuridici corretti e coerenti. Di fronte a una motivazione d’appello solida e priva di vizi logici, la semplice riproposizione delle stesse difese determina l’inammissibilità del ricorso per cassazione. La distinzione tra questioni di fatto e questioni di diritto rappresenta il confine invalicabile del giudizio di legittimità. La Cassazione ha ribadito che il ricorso non può essere una mera ripetizione di quanto già discusso e respinto nei gradi precedenti.

Le conclusioni: la decisione della Cassazione e le conseguenze economiche

La decisione della Suprema Corte ha prodotto effetti immediati e gravosi per il ricorrente. Oltre alla dichiarazione di inammissibilità, che rende definitiva la condanna penale pronunciata dalla Corte d’appello, i giudici hanno applicato le sanzioni previste dalla legge per i ricorsi manifestamente infondati. Il ricorrente deve pagare le spese del procedimento giudiziario. Inoltre, la Corte lo ha condannato al pagamento della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa sanzione pecuniaria serve a scoraggiare la presentazione di ricorsi pretestuosi o privi di fondamento giuridico, che sovraccaricano inutilmente il sistema giudiziario. Con questa pronuncia, la vicenda processuale si chiude definitivamente, lasciando intatta la responsabilità penale stabilita nei precedenti gradi.

Cosa succede se il ricorso per cassazione si basa solo su questioni di fatto?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile perché la Corte di Cassazione valuta solo la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione, senza poter riesaminare le prove o ricostruire i fatti.

Quali sono le conseguenze finanziarie se un ricorso viene dichiarato inammissibile?
Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese del procedimento e, solitamente, al pagamento di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, che può variare da mille a tremila euro.

Perché non è stato riconosciuto il fatto di lieve entità in questo caso?
La richiesta è stata respinta perché la difesa si è limitata a riproporre gli stessi argomenti già esaminati e respinti dalla Corte d’appello, senza indicare vizi specifici nella motivazione del giudice di secondo grado.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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