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Inammissibilità del ricorso per cassazione: confermato il rientro

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da tre cittadini contro una sentenza della Corte d’Appello dell’Aquila. I ricorrenti contestavano un provvedimento amministrativo, chiedendone la disapplicazione, sostenendo l’incertezza sul comune di rientro. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione di merito: il comune di rientro coincide implicitamente con quello di residenza indicato nell’atto. Poiché i motivi di ricorso si limitavano a riprodurre le medesime censure già respinte in appello, senza elementi di novità, la Suprema Corte ha rigettato l’impugnazione. I cittadini hanno perso la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 27487 Anno 2023
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Pubblicato il 15 giugno 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

L’inammissibilità del ricorso per cassazione e la ripetizione dei motivi

L’inammissibilità del ricorso per cassazione rappresenta un ostacolo insormontabile per chiunque decida di impugnare una sentenza senza presentare argomentazioni nuove e concrete. Spesso, i cittadini commettono l’errore di riproporre in sede di legittimità le stesse identiche difese già ampiamente esaminate e respinte dai giudici di merito. Questo comportamento non solo rallenta la macchina giudiziaria, ma espone i ricorrenti a pesanti sanzioni pecuniarie. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato proprio questo scenario, ribadendo regole fondamentali per l’accesso alla giustizia di legittimità.

Il caso: il provvedimento amministrativo e il comune di residenza

La vicenda trae origine da un provvedimento amministrativo emesso nei confronti di tre cittadini. L’atto imponeva un preciso obbligo di rientro, ma i destinatari ne contestavano la validità formale. In particolare, la difesa sosteneva che il provvedimento fosse viziato da una presunta incertezza circa l’esatta individuazione del comune in cui fare ritorno. Per questo motivo, i cittadini chiedevano al giudice penale la disapplicazione (cioè la non applicazione nel processo) dell’atto amministrativo, ritenendolo illegittimo. La Corte d’Appello dell’Aquila aveva tuttavia respinto questa tesi, evidenziando come il comune di rientro fosse facilmente e implicitamente individuabile in quello di residenza dei soggetti, dato chiaramente riportato nello stesso documento. Non soddisfatti, i cittadini hanno deciso di rivolgersi alla Suprema Corte.

Quando i motivi di ricorso sono considerati ripetitivi

Il ricorso per cassazione non è un terzo grado di giudizio in cui si può riesaminare l’intera vicenda da capo. Al contrario, esso serve esclusivamente a verificare la corretta applicazione delle norme di legge e la logicità della motivazione della sentenza impugnata. Presentare motivi di ricorso che si limitano a copiare e incollare le contestazioni già sollevate in appello, senza confrontarsi con le risposte fornite dai giudici di secondo grado, rende l’impugnazione del tutto inutile. La legge sanziona severamente questa condotta, considerandola un abuso del diritto di difesa che intasa inutilmente i ruoli della Suprema Corte.

Le motivazioni della Cassazione sull’inammissibilità del ricorso per cassazione

Le motivazioni della Cassazione sull’inammissibilità del ricorso per cassazione si concentrano sulla totale mancanza di specificità dei motivi presentati dai ricorrenti. I giudici di piazza Cavour hanno rilevato che le censure proposte erano meramente riproduttive di argomenti già ampiamente analizzati e respinti con corrette argomentazioni giuridiche dal giudice di merito. La Corte d’Appello aveva infatti già chiarito che l’indicazione del comune di residenza all’interno dell’atto amministrativo colmava qualsiasi dubbio interpretativo sul luogo di rientro. Di conseguenza, la riproposizione della medesima contestazione, senza alcuna critica mirata alla sentenza d’appello, ha determinato l’insuperabile vizio di inammissibilità.

Le conclusioni sul rigetto del ricorso e le sanzioni pecuniarie

Le conclusioni sul rigetto del ricorso e le sanzioni pecuniarie evidenziano la netta sconfitta dei ricorrenti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la piena validità della decisione precedente. Oltre a perdere definitivamente la causa, i tre cittadini sono stati condannati al pagamento delle spese del procedimento. A questa sanzione si è aggiunto l’obbligo di versare la somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, come conseguenza per aver promosso un giudizio palesemente infondato. Questa pronuncia ricorda l’importanza di affidarsi a difese tecniche mirate, evitando la sterile ripetizione di tesi già giudicate infondate.

Cosa succede se si ripropongono in Cassazione gli stessi motivi dell’appello?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile perché la Suprema Corte non può riesaminare questioni già correttamente risolte nei gradi precedenti senza nuovi elementi di critica.

Come si individua il comune di rientro in un provvedimento amministrativo se non è scritto esplicitamente?
Il comune di rientro si individua implicitamente in quello di residenza del destinatario, soprattutto se questo dato è già riportato all’interno del provvedimento stesso.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso dichiarato inammissibile?
Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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