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Inammissibilità del ricorso per cassazione: confermata la condanna

Due imputate hanno impugnato la sentenza della Corte di Appello lamentando il mancato esame delle conclusioni scritte difensive e contestando il calcolo del trattamento sanzionatorio per il reato continuato. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente le tesi difensive, sancendo la totale inammissibilità del ricorso per cassazione. I giudici di legittimità hanno accertato che i temi sollevati nelle conclusioni erano del tutto ininfluenti ai fini della decisione, poiché le aggravanti erano già state escluse e la revoca della sospensione condizionale era coperta da giudicato interno. Inoltre, le doglianze sulla pena risultavano generiche e prive di reale confronto con la motivazione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha confermato la condanna, imponendo alle ricorrenti il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 46703 Anno 2022
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Pubblicato il 1 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il vaglio di legittimità e l’inammissibilità del ricorso per cassazione

Il giudizio penale di legittimità richiede il rispetto rigoroso di requisiti formali e sostanziali di ammissibilità. La pronuncia della Suprema Corte esamina un caso in cui due imputate hanno contestato la sentenza della Corte di Appello, lamentando il mancato esame delle memorie difensive e criticando la quantificazione della pena. I giudici hanno chiarito i confini stringenti dell’impugnazione, statuendo la netta inammissibilità del ricorso per cassazione quando i motivi risultano generici o privi di reale rilevanza sulla decisione finale.

Le imputate sostenevano che il giudice di merito avesse ignorato le conclusioni scritte depositate tempestivamente dalla difesa. Tale omissione, secondo la linea difensiva, avrebbe leso i diritti di tutela dell’imputato e viziato la correttezza del procedimento penale.

Le doglianze difensive sulle memorie e sulla quantificazione della pena

Il ricorso delle imputate si articolava su due fronti principali. Da un lato, la difesa contestava il mancato esame delle note scritte depositate nel giudizio precedente. Dall’altro lato, le ricorrenti criticavano il calcolo del trattamento sanzionatorio applicato per la continuazione tra più reati, sostenendo che la misura della pena fosse sproporzionata.

La difesa non ha tuttavia considerato la concreta incidenza di tali argomentazioni sull’esito del processo. Nel giudizio di cassazione, l’omessa valutazione di un atto difensivo assume rilievo solo se i temi dedotti possiedono una capacità decisiva tale da ribaltare la sentenza impugnata.

La struttura del reato continuato e i limiti del sindacato di legittimità

Il giudice di merito conserva un potere discrezionale nella quantificazione della pena per il reato continuato. Quando la corte territoriale illustra in modo chiaro i criteri adottati per la violazione principale e per i reati-satellite, la contestazione non può risolversi in una generica richiesta di riduzione.

La Suprema Corte non effettua una nuova valutazione del fatto. Il ricorso deve confrontarsi punto per punto con la logica espositiva della sentenza impugnata, pena la declaratoria di rigetto per carenza di specificità.

Le motivazioni: i presupposti della inammissibilità del ricorso per cassazione

I giudici di legittimità hanno respinto integralmente il primo motivo di doglianza, giudicandolo manifestamente infondato. L’esame del fascicolo ha evidenziato che i temi contenuti nelle conclusioni scritte della difesa erano del tutto ininfluenti. L’aggravante del numero delle persone concorrenti era già stata eliminata in un precedente passaggio del giudizio, la recidiva risultava esclusa fin dal primo grado e la revoca della sospensione condizionale era ormai coperta da giudicato interno.

La Corte ha ritenuto inammissibile anche il secondo motivo riguardante la quantificazione della sanzione. La censura è stata qualificata come del tutto generica, poiché non ha mosso alcuna critica puntuale al ragionamento logico con cui la Corte territoriale ha stabilito la pena base per la violazione più grave e i successivi aumenti per i reati-satellite.

Le conclusioni: la sanzione pecuniaria e la condanna definitiva

La Suprema Corte ha dichiarato l’inammissibilità dell’impugnazione promossa dalle imputate. Tale esito ha confermato in via definitiva la sentenza emessa dalla Corte di Appello.

I giudici hanno applicato la disciplina sulle conseguenze patrimoniali dell’impugnazione inammissibile. Le ricorrenti devono pagare tutte le spese del procedimento giudiziario. Non sussistendo ragioni che escludano la colpa nella presentazione di un ricorso privo dei requisiti di legge, la Corte ha condannato ciascuna ricorrente al versamento della somma di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.

Cosa accade se il giudice non esamina le memorie scritte depositate dalla difesa?
L’omesso esame delle memorie scritte comporta l’annullamento della decisione solo se le argomentazioni difensive possiedono una forza decisiva capace di modificare l’esito del processo.

Come viene determinato il calcolo della pena per il reato continuato?
Il giudice individua la sanzione per la violazione più grave e applica successivi aumenti proporzionati per ciascuno dei reati minori commessi nell’ambito dello stesso disegno criminoso.

Quali conseguenze economiche derivano dalla dichiarazione di inammissibilità dell’impugnazione?
La parte soccombente deve pagare integralmente le spese processuali e versare una somma di denaro, stabilita dal giudice, alla Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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