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Inammissibilità del ricorso in Cassazione: quando la sintesi basta

Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione lamentando un vizio di motivazione della sentenza d’appello, ritenuta apparente sulla colpevolezza e sulla pena. La Suprema Corte ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso in Cassazione. I giudici hanno rilevato che la Corte d’Appello aveva fornito una motivazione sintetica ma logica e completa. Il Ricorrente non ha mosso critiche specifiche contro tali argomentazioni, limitandosi a riproporre le medesime censure dei gradi precedenti. Di conseguenza, la Cassazione ha rigettato il ricorso, condannando il Ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 31351 Anno 2023
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Pubblicato il 20 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il caso del ricorso non specifico e l’inammissibilità del ricorso in Cassazione

La presentazione di un ricorso davanti alla Suprema Corte richiede il rispetto di regole formali e sostanziali molto rigide. Un errore comune consiste nel riproporre le medesime contestazioni già sollevate nei precedenti gradi di giudizio, senza contestare direttamente le risposte fornite dai giudici d’appello. Questo comportamento espone la parte al rischio concreto di incorrere nella inammissibilità del ricorso in Cassazione, un esito che preclude qualsiasi esame nel merito della vicenda e comporta pesanti sanzioni pecuniarie. Il caso in esame offre un chiaro esempio di come la genericità dei motivi di impugnazione possa compromettere definitivamente la difesa del ricorrente.

Il Ricorrente aveva impugnato la sentenza della Corte d’Appello lamentando un vizio di motivazione. Secondo la tesi difensiva, i giudici di secondo grado non avevano spiegato in modo chiaro la sussistenza degli elementi del reato e i criteri utilizzati per calcolare la pena. La difesa sosteneva che la decisione d’appello fosse basata su una motivazione apparente, ovvero una spiegazione solo formale ma priva di reale sostanza logica.

Quando la motivazione del giudice non è apparente

La giurisprudenza definisce la motivazione apparente come un testo che, pur essendo graficamente presente, non svela il percorso logico seguito dal giudice per giungere alla decisione. Questo accade quando la sentenza si limita a formule di stile o a affermazioni del tutto generiche.

Nel caso specifico, tuttavia, la Corte d’Appello aveva redatto una motivazione sintetica ma estremamente chiara. I giudici di secondo grado avevano analizzato con precisione sia le prove relative alla colpevolezza del Ricorrente, sia i criteri per stabilire la sanzione. La sinteticità della motivazione non equivale a una sua mancanza. Se il giudice risponde in modo logico e coerente alle obiezioni della difesa, la decisione è pienamente valida e non può essere considerata apparente.

Il dovere di confrontarsi con la sentenza impugnata

Per evitare l’inammissibilità del ricorso in Cassazione, la difesa deve proporre motivi specifici. Questo significa che l’atto deve contenere una critica mirata e puntuale contro i singoli passaggi della sentenza impugnata. Non è sufficiente ripetere gli argomenti già bocciati nei gradi precedenti.

Il Ricorrente ha commesso l’errore di non confrontarsi con le reali argomentazioni espresse dalla Corte d’Appello. La difesa ha riproposto le stesse lamentele senza spiegare perché la risposta fornita dai giudici di secondo grado fosse errata dal punto di vista giuridico. Questo difetto di specificità rende l’impugnazione del tutto inutile ai fini del giudizio di legittimità.

Le motivazioni della sentenza sull’inammissibilità del ricorso in Cassazione

I giudici della Suprema Corte hanno fondato la loro decisione sul principio di specificità dei motivi di ricorso. La Cassazione ha rilevato che la Corte d’Appello ha ampiamente adempiuto al proprio dovere di spiegazione, fornendo argomenti solidi sia sull’accertamento del fatto sia sulla determinazione della pena.

Il ricorso proposto dal difensore del Ricorrente non ha affrontato in modo critico queste argomentazioni. La Suprema Corte ha ribadito che il ricorso di legittimità non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio in cui si chiede una nuova valutazione dei fatti. Di conseguenza, la mancanza di un confronto diretto con la decisione impugnata determina inevitabilmente l’inammissibilità del ricorso in Cassazione.

Le conclusioni della Cassazione e le sanzioni pecuniarie

La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal Ricorrente. Questa decisione comporta conseguenze finanziarie immediate e severe per la parte che ha promosso il giudizio senza i requisiti necessari.

Oltre alla perdita definitiva della possibilità di riforma della sentenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento. Inoltre, la Cassazione ha imposto il pagamento della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa sanzione pecuniaria viene applicata ogni volta che l’inammissibilità del ricorso sia imputabile a colpa del ricorrente, per aver intasato inutilmente la macchina della giustizia con un atto manifestamente infondato o generico.

Cosa si intende per motivazione apparente di una sentenza?
Si tratta di una motivazione che non spiega realmente le ragioni della decisione del giudice, limitandosi a formule di stile o affermazioni generiche senza un reale percorso logico.

Perché un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile per genericità?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile se si limita a ripetere le tesi difensive già respinte nei gradi precedenti, senza contestare in modo specifico le motivazioni fornite dalla sentenza d’appello.

Quali sono le conseguenze economiche se la Cassazione dichiara inammissibile il ricorso?
Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e, in caso di colpa nella presentazione del ricorso, al versamento di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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