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Illegalità della pena per furto: la Cassazione corregge

Una persona condannata per tentato furto di generi alimentari ha visto la propria pena modificata dalla Corte di Cassazione. Sebbene il ricorso sia stato in parte respinto, la Corte ha rilevato d’ufficio l’illegalità della pena. Il reato, riqualificato come furto lieve per bisogno, rientra nella competenza del Giudice di Pace e impone un trattamento sanzionatorio specifico (multa) diverso da quello applicato. La Cassazione ha quindi annullato la sanzione e rideterminato la pena in una multa di 86,00 euro.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 18253 Anno 2024
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Pubblicato il 3 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Illegalità della pena: Cassazione corregge la sanzione per furto lieve

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18253 del 2024, è intervenuta su un caso di tentato furto di generi alimentari, offrendo importanti chiarimenti sul principio di illegalità della pena e sulla corretta applicazione delle sanzioni in caso di riqualificazione del reato. Anche quando un ricorso presenta motivi inammissibili, la Corte ha il dovere di correggere d’ufficio una pena non conforme alla legge, garantendo il rispetto del principio di legalità.

I Fatti del Processo

Il caso ha origine dalla condanna di una donna per il tentato furto di generi alimentari da un supermercato. Sia in primo grado che in appello, l’imputata era stata ritenuta responsabile del reato. I giudici di merito avevano riqualificato il fatto non come un semplice tentato furto (art. 56 e 624 c.p.), ma come un “furto lieve per bisogno” ai sensi dell’art. 626, comma primo, n. 2, del codice penale.

L’imputata ha proposto ricorso in Cassazione lamentando, tra le altre cose, il mancato riconoscimento dello stato di necessità e l’eccessività della pena inflitta. Sebbene la Corte abbia ritenuto inammissibile il motivo relativo allo stato di necessità, ha esaminato d’ufficio la questione della legalità della sanzione.

La Riqualificazione del Reato e le sue Conseguenze

Il punto cruciale della vicenda risiede nella riqualificazione del reato. Il delitto di “furto lieve per bisogno” è una fattispecie autonoma che rientra nella competenza del Giudice di Pace. Questo dettaglio è fondamentale, perché i reati di competenza del Giudice di Pace sono soggetti a un regime sanzionatorio speciale, previsto dal D.Lgs. 274/2000, che privilegia pene pecuniarie rispetto a quelle detentive.

Nonostante il processo si fosse svolto dinanzi al tribunale ordinario (in virtù del principio perpetuatio iurisdictionis, per cui la competenza si radica sull’imputazione originaria), la pena finale doveva essere determinata secondo le norme applicabili al reato effettivamente accertato. Applicare una pena prevista dal codice penale per un reato di competenza del Giudice di Pace costituisce un errore di diritto.

Il Principio dell’Illegalità della Pena Rilevabile d’Ufficio

La Corte di Cassazione ha ribadito un principio cardine del nostro ordinamento: l’illegalità della pena è un vizio talmente grave da dover essere rilevato e corretto in ogni stato e grado del giudizio, anche d’ufficio. Una pena è illegale quando è di specie diversa da quella prevista dalla legge o quando è applicata in una misura superiore al massimo edittale.

Nel caso di specie, i giudici di merito, pur avendo correttamente riqualificato il fatto, avevano irrogato una sanzione non conforme al sistema del Giudice di Pace. Questo ha reso la pena illegale, imponendo l’intervento correttivo della Suprema Corte.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Corte ha innanzitutto respinto la tesi dello stato di necessità, confermando l’orientamento consolidato secondo cui lo stato di indigenza o malnutrizione non integra tale scriminante, potendo essere fronteggiato con gli strumenti di protezione sociale. Tali condizioni, semmai, configurano proprio il reato di furto per bisogno.

Il cuore della decisione, tuttavia, risiede nell’accoglimento d’ufficio del tema dell’illegalità della pena. La Corte ha spiegato che la riqualificazione del reato in una fattispecie di competenza del Giudice di Pace imponeva l’applicazione delle sanzioni previste dall’art. 52 del D.Lgs. 274/2000. Di conseguenza, ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente al trattamento sanzionatorio.

Utilizzando i poteri correttivi previsti dall’art. 620 c.p.p., la Cassazione ha rideterminato direttamente la pena, applicando i parametri della giustizia di pace e le riduzioni per il tentativo e per il rito abbreviato, giungendo a una sanzione finale di 86,00 euro di multa.

Conclusioni: L’Importanza del Corretto Trattamento Sanzionatorio

Questa sentenza ribadisce con forza che il principio di legalità della pena, sancito dall’art. 25 della Costituzione, non ammette deroghe. La corretta qualificazione giuridica del fatto non è un mero esercizio teorico, ma un passaggio fondamentale che vincola il giudice nella scelta del tipo e della misura della sanzione.

L’intervento della Cassazione dimostra il suo ruolo di garante della legalità, capace di correggere errori sostanziali anche quando i motivi formali del ricorso non sarebbero ammissibili. La decisione assicura che a ogni reato corrisponda la sua pena legale, e solo quella, tutelando i diritti fondamentali dell’imputato e la coerenza dell’ordinamento giuridico.

Quando un furto di cibo per indigenza è giustificato dallo stato di necessità?
Secondo questa sentenza, non lo è. La Corte ha ribadito che le condizioni di indigenza e malnutrizione non integrano la causa di giustificazione dello stato di necessità, in quanto esistono sistemi di protezione sociale per farvi fronte. Tali condizioni configurano invece la specifica e meno grave ipotesi di “furto lieve per bisogno” (art. 626 c.p.).

Cosa si intende per “illegalità della pena” e perché la Cassazione può intervenire d’ufficio?
Per “illegalità della pena” si intende l’applicazione di una sanzione non conforme alla legge, ad esempio perché di tipo diverso da quello previsto (detenzione anziché multa) o di misura superiore al massimo consentito. La Cassazione ha il dovere di rilevarla e correggerla d’ufficio, cioè di propria iniziativa, perché il rispetto del principio di legalità della pena è un fondamento inderogabile dello Stato di diritto.

Perché la pena è stata modificata secondo le regole del Giudice di Pace se il processo si è svolto in Tribunale?
La competenza del giudice si determina in base all’accusa iniziale (principio di perpetuatio iurisdictionis). Tuttavia, se nel corso del processo il reato viene riqualificato in una fattispecie meno grave di competenza del Giudice di Pace, la pena da applicare deve essere quella prevista dalla normativa speciale per quel giudice (D.Lgs. 274/2000). Anche se a decidere è il Tribunale, la sanzione deve essere quella legale per il reato effettivamente accertato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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