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Gatti randagi e getto pericoloso di cose: no alla condanna

Una volontaria sfamava periodicamente una colonia di felini mediante scodelle collocate su una via pubblica. Un vicino di casa lamentava la presenza di escrementi ed esalazioni maleodoranti nel proprio giardino privato derivanti dalla concentrazione di animali. Il Tribunale condannava la donna per il reato di getto pericoloso di cose, ritenendo che la cura degli animali le imponesse una posizione di garanzia e di custodia. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio. La Corte ha chiarito il rapporto tra gatti randagi e getto pericoloso di cose: l’accudimento di animali liberi non attribuisce alcuna custodia legale ne l’obbligo di impedire i loro bisogni fisiologici. Inoltre, un giardino privato non rientra tra i luoghi d’uso comune previsti dalla norma incriminatrice.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 1 Num. 27109 Anno 2026
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Gatti randagi e getto pericoloso di cose: il quadro normativo

Accudire animali senza padrone costituisce un gesto di premura diffuso, ma puo generare forti attriti di vicinato. La somministrazione periodica di cibo a animali liberi sul suolo pubblico spinge talvolta i residenti a lamentare degrado e cattivi odori. Il confine tra semplice disturbo amministrativo e responsabilita penale appare spesso sfumato nelle aule di giustizia. La giurisprudenza ha affrontato il tema delicato del rapporto tra gatti randagi e getto pericoloso di cose, chiarendo i limiti della responsabilita per chi offre sostentamento agli animali vaganti.

Nel caso specifico, una volontaria forniva cibo e acqua a diversi felini posizionando recipienti lungo la strada. Il proprietario dell’immobile adiacente accusava la donna di causare l’accumulo di deiezioni nel proprio giardino privato. Il giudice di primo grado riteneva la cittadina responsabile del reato di getto pericoloso di cose, sostenendo la sussistenza di una vera e propria posizione di garanzia derivante dal foraggiamento abituale degli animali.

Il luogo del reato e le deiezioni animali

Il reato di getto pericoloso richiede condotte tipiche commesse in luoghi ben definiti dalla norma incriminatrice. La legge punisce chiunque lancia o versa cose atte a imbrattare o molestare persone in luoghi di pubblico transito oppure in luoghi privati di comune o altrui uso. Nel contesto esaminato, le immissioni moleste derivavano dagli escrementi depositati dai felini all’interno di un giardino privato ad uso esclusivo del vicino di casa.

La Corte di Cassazione ha ricordato che un giardino privato individuale non costituisce uno spazio di uso comune o di pubblico transito. L’eventuale presenza di escrementi in un’area privata esclusiva non soddisfa i requisiti strutturali previsti dalla fattispecie incriminatrice. Di conseguenza, la mancanza dell’elemento spaziale tipico esclude alla radice la configurabilita del reato penale contestato.

Niente posizione di custodia per i volontari di colonie feline

La responsabilita penale per omissione richiede l’esistenza di un preciso obbligo giuridico di protezione o custodia. Chi possiede o custodisce un animale domestico ha il dovere legale di controllarlo ed evitarne le condotte dannose verso i terzi. Diversa risulta la posizione del cittadino che si limita a nutrire una colonia felina sul territorio comunale.

I gatti randagi vivono per legge in stato di liberta e non possono essere considerati in possesso o in custodia di chi fornisce loro cibo o riparo temporaneo. Il semplice accudimento volontario non trasforma il cittadino in un detentore legale dell’animale. Risulta materialmente impossibile pretendere che un volontario controlli gli spostamenti o i bisogni fisiologici di animali che circolano liberamente sul territorio.

Le motivazioni: gatti randagi e getto pericoloso di cose

I giudici di legittimita hanno motivato l’annullamento della condanna escludendo la presenza di un obbligo di custodia in capo alla volontaria. La legislazione nazionale e regionale tutela espressamente le colonie feline e ne promuove la vita in liberta. Nessuna norma attribuisce a chi distribuisce alimenti il potere giuridico di limitare i movimenti dei felini randagi o di impedirne le manifestazioni naturali.

I principi elaborati per la custodia dei cani non possono trovare applicazione per la specie felina. I gatti randagi non rappresentano animali pericolosi per l’incolumita pubblica ai sensi della legge. Poiche mancava una relazione di custodia materiale o legale tra la donna e i felini, l’evento molesto non poteva essere addebitato a un’omissione della volontaria. La Corte ha stabilito che il fatto ascritto non sussiste.

Le conclusioni: la tutela per chi accudisce gli animali

La sentenza stabilisce un principio di grande rilievo a tutela delle attivita di accudimento della fauna urbana. Chi sfama gatti randagi non risponde penalmente dei disagi o delle deiezioni degli animali nelle proprieta private confinanti. Eventuali violazioni delle ordinanze comunali in materia di pulizia e igiene urbana conservano una rilevanza esclusivamente amministrativa.

La Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio e ha cancellato ogni obbligo risarcitorio nei confronti della parte civile. Chi si occupa della cura degli animali liberi opera nell’alveo dei principi di protezione della fauna, senza assumere doveri di custodia impossibili da adempiere.

Nutrire i gatti randagi in strada puo costituire un reato penale?
No, nutrire gli animali liberi non costituisce reato penale, purche si rispettino le ordinanze comunali igienico-sanitarie.

Chi sfama una colonia felina e responsabile degli odori o escrementi dei gatti?
No, il volontario non e il custode legale dei gatti liberi e non risponde penalmente delle deiezioni lasciate dagli animali.

Cosa rischia chi lascia cibo per strada violando un’ordinanza del Sindaco?
Chi viola un’ordinanza comunale sull’igiene urbana puo ricevere una sanzione pecuniaria amministrativa, ma non una condanna penale.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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