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Furto in abitazione: la tettoia è pertinenza

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto in abitazione nei confronti di un soggetto che aveva sottratto attrezzi da una tettoia situata nelle vicinanze di un’abitazione. La difesa sosteneva l’erronea qualificazione del fatto, ma i giudici hanno ribadito che la tettoia costituisce una pertinenza della privata dimora. La decisione sottolinea come il concetto di privata dimora includa anche i luoghi destinati al compimento di atti della vita privata in modo riservato, rendendo applicabile l’aggravante prevista dall’art. 624-bis c.p.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 2053 Anno 2023
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Pubblicato il 14 aprile 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Furto in abitazione e pertinenze: la decisione della Cassazione

Il reato di furto in abitazione è al centro di una recente ordinanza della Corte di Cassazione, che ha chiarito i confini della tutela penale per i luoghi di privata dimora. La questione riguarda la possibilità di estendere l’aggravante prevista dall’articolo 624-bis del codice penale anche a spazi esterni come le tettoie.

Il caso oggetto del ricorso

La vicenda trae origine dal furto di alcuni attrezzi da lavoro che erano stati riposti sotto una tettoia aperta sui lati, situata nelle immediate vicinanze di un edificio residenziale. L’imputato aveva contestato la qualificazione del reato, sostenendo che tale spazio non potesse essere considerato parte integrante della privata dimora.

La nozione di pertinenza nel diritto penale

Secondo l’orientamento consolidato, la nozione di privata dimora non si limita all’interno delle mura domestiche. Essa comprende tutti i luoghi, anche di lavoro, in cui si compiono atti della vita privata in modo riservato, precludendo l’accesso a terzi. In questo contesto, le pertinenze giocano un ruolo fondamentale.

Le motivazioni

I giudici di legittimità hanno confermato che una tettoia, pur essendo aperta, se posta al servizio di un’abitazione, rientra pienamente nel concetto di pertinenza. La Corte ha ribadito che ai fini della configurabilità del furto in abitazione, è sufficiente che il luogo sia destinato a ospitare momenti di vita privata o attività lavorative protette dalla riservatezza.

Nel caso specifico, la collocazione degli attrezzi sotto la tettoia non escludeva il nesso funzionale con l’abitazione principale. Pertanto, la condotta è stata correttamente inquadrata nell’ipotesi più grave prevista dal legislatore, respingendo la tesi difensiva che mirava a una derubricazione in furto semplice.

Le conclusioni

La sentenza riafferma un principio di massima tutela per il cittadino, estendendo la protezione penale contro le intrusioni illecite anche alle aree accessorie della casa. Chiunque sottragga beni da spazi pertinenziali rischia le medesime sanzioni previste per l’ingresso abusivo all’interno dell’abitazione stessa. La dichiarazione di inammissibilità del ricorso comporta inoltre l’obbligo di rifondere le spese processuali e il versamento di una somma alla Cassa delle Ammende.

Cosa si intende per pertinenza nel reato di furto?
Si tratta di un bene o uno spazio, come un garage o una tettoia, che è destinato in modo durevole al servizio o all’ornamento dell’abitazione principale.

Il furto commesso in un luogo di lavoro può essere considerato furto in abitazione?
Sì, se il luogo di lavoro è organizzato in modo da consentire lo svolgimento di atti della vita privata in modo riservato e con esclusione di terzi.

Quali sono le conseguenze di un ricorso per Cassazione dichiarato inammissibile?
Il ricorrente è tenuto al pagamento delle spese del procedimento e solitamente al versamento di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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