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Furto da cento euro: no alla particolare tenuità del fatto

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per tentato furto di accessori elettronici in un supermercato. L’imputato lamentava il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto, contestando la valutazione della sua condotta abituale basata anche su reati commessi successivamente al fatto giudicato. La Suprema Corte ha chiarito che la riforma Cartabia non impedisce di valutare i reati successivi per escludere il beneficio per abitualità del comportamento. Inoltre, la tardiva comunicazione delle conclusioni del Procuratore non comporta nullità senza un concreto pregiudizio per la difesa. L’imputato perde il ricorso e viene condannato alle spese e a una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 36942 Anno 2023
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Pubblicato il 15 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il tentato furto al supermercato e la particolare tenuità del fatto

Un uomo tenta di rubare alcuni accessori elettronici dagli scaffali di un supermercato. Il valore complessivo della merce ammonta a poco più di cento euro. I giudici di merito lo condannano per il reato di furto tentato. L’imputato decide quindi di ricorrere in Cassazione per chiedere l’applicazione della particolare tenuità del fatto, che esclude la punibilità per i reati minori. La Suprema Corte affronta così una questione fondamentale sul comportamento del reo dopo la commissione del reato.

Che cos’è l’abitualità del comportamento nel reato

L’imputato sostiene che i giudici non potevano considerare i reati commessi dopo il furto per dichiarare la sua condotta come abituale. Secondo la difesa, la riforma Cartabia valorizza la condotta susseguente solo a favore del reo. Di conseguenza, i fatti successivi non avrebbero dovuto danneggiarlo. Inoltre, la difesa lamenta una violazione procedurale. Il Procuratore generale ha depositato le sue conclusioni solo il giorno prima dell’udienza, lasciando pochissimo tempo per replicare.

L’abitualità del comportamento rappresenta un ostacolo insormontabile per ottenere l’esclusione della punibilità. La legge stabilisce che il beneficio non spetta a chi delinque in modo sistematico. La giurisprudenza consolidata valuta l’intera condotta del soggetto. Questo esame include anche i reati commessi dopo il fatto per cui si procede. Se l’autore commette almeno due illeciti oltre a quello esaminato, il suo comportamento si definisce abituale. Questa valutazione serve a verificare la reale pericolosità sociale del soggetto nel tempo.

Il rispetto dei tempi processuali e i diritti della difesa

Il processo penale richiede il rispetto di tempi precisi per garantire una difesa efficace. Tuttavia, non ogni ritardo genera una nullità automatica. La trasmissione tardiva delle conclusioni dell’accusa non viola il diritto di difesa se l’atto è semplice. La difesa deve dimostrare un danno concreto e specifico derivante dal ritardo. Se le conclusioni dell’accusa si limitano a richiamare i precedenti penali senza sollevare questioni complesse, poche ore sono sufficienti per preparare una replica adeguata.

Le motivazioni: la particolare tenuità del fatto e i reati successivi

I giudici della Suprema Corte respingono la tesi della difesa con argomenti precisi. La riforma Cartabia ha introdotto la rilevanza della condotta successiva al reato per favorire condotte riparatorie o risarcitorie. Questa novità legislativa mira a ridurre l’entità del danno. Tuttavia, la riforma non modifica le regole sulla valutazione dell’abitualità. I giudici possono e devono considerare i reati successivi per verificare se il soggetto sia un delinquente abituale. La particolare tenuità del fatto non può trovare applicazione quando il reo continua a commettere illeciti dopo il primo episodio. L’abitualità esclude categoricamente la concessione del beneficio, a prescindere dal momento in cui i nuovi reati sono stati compiuti. Anche la contestazione sulla tardività dei documenti viene respinta. La difesa non ha dimostrato quale concreto pregiudizio abbia subìto dal deposito tardivo delle conclusioni del Procuratore, che erano estremamente sintetiche e basate sulla semplice lettura del casellario giudiziale.

Le conclusioni: l’inammissibilità del ricorso e le sanzioni

La Corte di Cassazione dichiara il ricorso dell’imputato del tutto inammissibile. Questa decisione conferma in via definitiva la condanna per tentato furto pronunciata nei gradi precedenti. L’imputato perde la causa e deve subire le conseguenze economiche della sua iniziativa giudiziaria infondata. La sentenza lo condanna al pagamento di tutte le spese del procedimento. Inoltre, i giudici gli impongono il pagamento di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della cassa delle ammende. La decisione ribadisce che la tutela dei diritti di difesa richiede sempre la prova di un danno effettivo e che la reiterazione dei reati impedisce l’accesso ai benefici di legge.

I reati commessi dopo il fatto giudicato possono escludere la particolare tenuità?
Sì, i giudici possono valutare anche i reati commessi successivamente per stabilire se il comportamento del soggetto sia abituale e negare il beneficio.

La tardiva comunicazione degli atti della procura annulla sempre il processo?
No, la tardiva comunicazione non comporta la nullità del processo se la difesa non dimostra di aver subito un danno concreto per la propria attività.

Cosa rischia chi presenta un ricorso in Cassazione giudicato inammissibile?
Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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