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Furto aggravato energia elettrica: quando è procedibile

La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di non doversi procedere, stabilendo che il furto aggravato di energia elettrica è procedibile d’ufficio se il bene è destinato a pubblica utilità. Il Tribunale aveva erroneamente richiesto la querela della persona offesa, ignorando l’aggravante specifica (art. 625 n. 7 c.p.) già contestata nel capo d’imputazione, che rende il reato perseguibile automaticamente dallo Stato anche a seguito della Riforma Cartabia.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 17988 Anno 2024
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Pubblicato il 3 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Furto aggravato di energia elettrica: la procedibilità d’ufficio non si tocca

Con la recente sentenza n. 17988/2024, la Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale in materia di furto aggravato di energia elettrica. A seguito delle modifiche introdotte dalla Riforma Cartabia, che ha esteso il regime di procedibilità a querela per molti reati contro il patrimonio, era sorto il dubbio su come trattare la sottrazione di energia. La Suprema Corte chiarisce che, quando l’energia è un bene destinato a pubblico servizio, il reato resta procedibile d’ufficio, senza necessità della denuncia della persona offesa.

I Fatti di Causa

Il caso trae origine da una decisione del Tribunale di Foggia, che aveva dichiarato il non doversi procedere nei confronti di due persone imputate per il reato di furto di energia elettrica. La motivazione del Tribunale si basava sulla presunta mancanza della necessaria condizione di procedibilità, ovvero la querela da parte della società erogatrice del servizio. Secondo il giudice di primo grado, le recenti riforme legislative avevano trasformato il furto semplice, anche se aggravato, in un reato procedibile solo su iniziativa della parte lesa.

Il Ricorso del Procuratore Generale

Contro questa decisione ha proposto ricorso per saltum direttamente in Cassazione il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Bari. Il ricorrente ha lamentato una violazione di legge, sostenendo che il Tribunale avesse omesso di considerare un elemento cruciale presente nel capo d’imputazione. L’accusa, infatti, non si limitava a contestare un semplice furto, ma specificava la presenza dell’aggravante di cui all’art. 625, n. 7 del codice penale.

Questa norma punisce più severamente il furto quando commesso su cose “destinate a pubblico servizio o a pubblica utilità”. Poiché l’energia elettrica è per sua natura un bene destinato a un servizio pubblico essenziale, il Procuratore ha sostenuto che il reato fosse procedibile d’ufficio e che la sentenza del Tribunale fosse, pertanto, errata.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione sul furto aggravato energia elettrica

La Corte di Cassazione ha accolto pienamente le argomentazioni del Procuratore, ritenendo il ricorso fondato. Gli Ermellini hanno innanzitutto ricostruito il quadro normativo post Riforma Cartabia (d.lgs. 150/2022), la quale ha effettivamente reso il delitto di furto punibile a querela. Tuttavia, la stessa riforma ha previsto delle importanti eccezioni.

Il reato resta procedibile d’ufficio, tra gli altri casi, quando ricorre la circostanza aggravante dell’articolo 625, numero 7, cod. pen. Questa aggravante si applica quando il furto ha per oggetto “cose esistenti in uffici o stabilimenti pubblici, o sottoposte a sequestro o a pignoramento, o destinate a pubblico servizio o a pubblica utilità, difesa o reverenza”.

Nel caso di specie, il capo di imputazione specificava chiaramente la contestazione di tale aggravante, indicando che il furto era stato commesso “su cose esposte per necessità, per consuetudine o destinazione a pubblica utilità”. La Corte ha sottolineato che questa formulazione, sebbene non impeccabile, era sufficientemente chiara nel richiamare la destinazione del bene sottratto (l’energia elettrica) a un servizio di pubblica utilità.

Di conseguenza, il Tribunale avrebbe dovuto riconoscere la sussistenza di una fattispecie procedibile d’ufficio e non dichiarare l’improcedibilità per assenza di querela. La sua decisione ha impedito un’indagine approfondita sul regime di procedibilità applicabile, violando la legge.

Conclusioni

La sentenza in commento offre un importante chiarimento sull’impatto della Riforma Cartabia sui reati predatori. La Cassazione afferma che la natura del bene sottratto è decisiva per determinare il regime di procedibilità. Il furto di energia elettrica, essendo un bene intrinsecamente legato a un servizio pubblico, rientra quasi sempre nell’alveo dell’aggravante di cui all’art. 625 n. 7 c.p. Pertanto, tale reato rimane procedibile d’ufficio, garantendo una tutela penale forte e automatica a un servizio essenziale per la collettività. La Corte ha quindi annullato la sentenza impugnata, rinviando il procedimento alla Corte d’Appello di Bari per un nuovo giudizio che tenga conto di questo principio.

Il furto di energia elettrica è sempre procedibile d’ufficio?
No. A seguito della Riforma Cartabia, il furto è di regola procedibile a querela. Diventa però procedibile d’ufficio se sussistono specifiche aggravanti, come quella prevista dall’art. 625 n. 7 del codice penale, ovvero quando il bene rubato, come l’energia elettrica, è destinato a un servizio pubblico o a pubblica utilità.

Perché la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza del Tribunale?
La Cassazione ha annullato la sentenza perché il Tribunale ha erroneamente dichiarato l’improcedibilità per mancanza di querela, senza considerare che nel capo di imputazione era stata esplicitamente contestata l’aggravante di aver commesso il furto su cose destinate a pubblica utilità, circostanza che rende il reato procedibile d’ufficio.

Cosa si intende per ‘cose destinate a pubblico servizio o a pubblica utilità’?
Si tratta di beni mobili o immobili che, per loro natura o per una specifica destinazione, sono funzionali a soddisfare un interesse della collettività. L’energia elettrica, le infrastrutture di telecomunicazione o i componenti del servizio di trasporto pubblico sono esempi tipici di beni destinati a pubblica utilità.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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