Scattare foto senza consenso: quando diventa reato?
La Corte di Cassazione si è recentemente pronunciata su un caso che chiarisce i confini del reato di molestia o disturbo alle persone, previsto dall’articolo 660 del codice penale. La vicenda riguarda una donna accusata di aver arrecato disturbo a un’altra persona scattandole diverse fotografie senza il suo consenso. Questo gesto, apparentemente semplice, ha dato il via a un complesso iter giudiziario, culminato in una decisione che offre importanti spunti di riflessione. L’episodio singolo, se compiuto con petulanza o per un motivo biasimevole, può infatti integrare questa fattispecie di reato, anche senza una condotta ripetuta nel tempo.
I fatti: dalle foto non gradite alla condanna
La vicenda ha origine da un singolo episodio. Una donna scatta alcune fotografie a un’altra persona, senza averne ottenuto il permesso. La persona fotografata, sentendosi turbata e infastidita, sporge denuncia. Il suo stato di agitazione viene anche confermato da un accesso al pronto soccorso avvenuto lo stesso giorno. Inizialmente, il Tribunale assolve l’imputata, ritenendo le prove insufficienti e la testimonianza della vittima poco attendibile a causa di pregressi rancori tra le parti. La Procura e la parte civile, però, non si arrendono e impugnano la sentenza. La Corte d’Appello ribalta completamente il verdetto, condannando l’imputata a una pena di 300 euro di ammenda e al risarcimento dei danni.
Il reato di molestia o disturbo alle persone
L’articolo 660 del codice penale punisce chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo. La norma non richiede necessariamente una serie di atti persecutori, come nello stalking. Anche una sola azione, se particolarmente insistente o fastidiosa e dettata da ragioni futili o riprovevoli, può essere sufficiente a configurare il reato. Nel caso specifico, la Corte d’Appello aveva ritenuto che lo scattare fotografie insistenti e non autorizzate rientrasse pienamente in questa definizione, causando un concreto disturbo alla vittima.
Le motivazioni della Cassazione: la prescrizione subentra per un vizio di forma
La difesa dell’imputata ricorre in Cassazione, lamentando che la Corte d’Appello non avesse motivato adeguatamente la sua decisione di condanna. In particolare, i giudici d’appello non avrebbero spiegato in modo convincente perché la testimonianza della vittima fosse da ritenere attendibile, a differenza di quanto stabilito in primo grado. La Suprema Corte accoglie questa tesi. Rileva una debolezza nella motivazione della sentenza di condanna. Questo vizio procedurale ha una conseguenza decisiva. Poiché il ricorso non è inammissibile, la Cassazione deve verificare se, nel frattempo, sia maturato il termine di prescrizione. E così è. Il tempo trascorso dal giorno del fatto è sufficiente a estinguere il reato. Di conseguenza, la Corte annulla la condanna penale non perché l’imputata sia innocente, ma perché lo Stato non può più perseguirla per quel fatto.
Le conclusioni: reato estinto, ma la partita civile è ancora aperta
L’esito finale è un annullamento senza rinvio della sentenza per quanto riguarda gli aspetti penali: il reato di molestia o disturbo alle persone è dichiarato estinto per prescrizione. Questo significa che la condanna penale viene cancellata. Tuttavia, la storia non finisce qui. La Cassazione ha annullato la sentenza anche per le ‘statuizioni civili’, cioè per la parte che riguardava il risarcimento del danno. Il caso viene quindi rinviato a un giudice civile in grado di appello, che dovrà rivalutare la vicenda per decidere se alla persona offesa spetti comunque un risarcimento. La partita per i danni, quindi, è ancora tutta da giocare.
Scattare una foto a qualcuno senza consenso è sempre reato di molestia?
No, non sempre. Diventa reato di molestia o disturbo alle persone (art. 660 c.p.) se l’azione viene compiuta in luogo pubblico per un motivo biasimevole o con petulanza, arrecando un concreto disturbo alla vittima. Un singolo scatto isolato potrebbe non essere sufficiente.
Cosa significa che un reato è estinto per prescrizione?
Significa che è trascorso troppo tempo da quando il reato è stato commesso. La legge fissa dei termini massimi entro cui lo Stato può perseguire e condannare una persona. Se questi termini vengono superati, il reato si estingue e il procedimento penale si chiude.
Se la condanna penale viene annullata per prescrizione, devo comunque risarcire i danni?
È possibile. Come in questo caso, la Cassazione può annullare la condanna penale ma disporre che un giudice civile valuti autonomamente la richiesta di risarcimento danni. L’estinzione del reato non cancella automaticamente il diritto della vittima a ottenere un indennizzo per il danno subito.