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Formula assolutoria per calunnia: assolto ma multato

Un cittadino affronta un processo penale per calunnia dopo aver denunciato alcuni magistrati per presunti favoritismi, senza produrre prove concrete a sostegno dell’accusa. I giudici di merito lo assolvono stabilendo che la condotta non integra un illecito penale sotto il profilo soggettivo. Il cittadino contesta la decisione e pretende il pieno riconoscimento della totale inesistenza materiale dell’accaduto. L’interessato presenta ricorso alla Corte di Cassazione per modificare la formula assolutoria per calunnia da ‘il fatto non costituisce reato’ a ‘il fatto non sussiste’. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile perché l’atto tenta unicamente di rivalutare i fatti storici già accertati e non evidenzia alcuna violazione di legge. Il ricorrente subisce quindi la condanna alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 44142 Anno 2022
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il conflitto sulla formula assolutoria per calunnia

Un cittadino ottiene una sentenza favorevole ma decide comunque di impugnarla dinanzi ai giudici superiori. L’imputato subisce un procedimento penale con l’accusa di aver incolpato falsamente alcuni magistrati di presunti favoritismi. I giudici di merito accertano la natura oggettivamente lesiva della segnalazione, ma escludono la presenza del dolo (la consapevolezza e la volontà di incolpare un innocente). La Corte di Appello pronuncia quindi la formula assolutoria per calunnia con la dicitura ‘il fatto non costituisce reato’. L’uomo non accetta questa qualificazione e pretende l’assoluzione con la formula più ampia, ovvero ‘il fatto non sussiste’. L’impugnazione apre una riflessione cruciale sul valore dei diversi esiti processuali.

La differenza tra le formule di proscioglimento

Il codice di procedura penale prevede diverse formule per assolvere un imputato. La formula ‘il fatto non sussiste’ dichiara che l’evento materiale contestato non si è mai verificato nel mondo reale. Questa dicitura rappresenta il proscioglimento più netto e completo per la persona accusata. Al contrario, la formula ‘il fatto non costituisce reato’ riconosce che l’azione materiale è avvenuta. In questo secondo caso, tuttavia, manca l’elemento psicologico oppure è presente una causa di giustificazione prevista dalla legge. Nel caso della calunnia, la denuncia contro i magistrati esisteva realmente ed era oggettivamente infondata. I magistrati hanno però rilevato l’assenza della prova del dolo, escludendo così la colpevolezza penale.

I limiti del ricorso in Cassazione

Il cittadino propone ricorso alla Corte di Cassazione per ottenere il cambio della motivazione. La Suprema Corte possiede un ruolo di legittimità e non può riesaminare le prove o ricostruire i fatti storici. Il ricorrente presenta formalmente una censura per violazione di legge e mancanza di motivazione. Nella sostanza, il documento difensivo sollecita una nuova lettura della vicenda concreta. Il cittadino ripropone le medesime argomentazioni già respinte dalla Corte di Appello. I giudici di legittimità ricordano che l’impugnazione non può trasformarsi in un terzo grado di merito sul medesimo fatto.

Le motivazioni: la corretta formula assolutoria per calunnia

I Supremi Giudici confermano la correttezza del ragionamento svolto nei gradi precedenti. La Corte di Appello ha valutato la tempistica della denuncia e la totale assenza di prove a carico dei magistrati segnalati. Tali elementi confermano la calunniosità oggettiva delle dichiarazioni presentate dal cittadino. Il fatto materiale è quindi realmente accaduto e non può essere cancellato con la formula della totale insussistenza. L’assoluzione deriva unicamente dalla mancanza dell’intenzione dolosa nel momento della denuncia. I giudici di legittimità dichiarano il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza delle censure.

Le conclusioni: conseguenze della formula assolutoria per calunnia

Il tentativo di ottenere una formula più favorevole produce un risultato economico negativo per il ricorrente. La dichiarazione di inammissibilità comporta conseguenze sanzionatorie automatiche. La Cassazione condanna l’uomo al pagamento di tutte le spese processuali sostenute durante il giudizio. Il collegio infligge inoltre il versamento di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende. La pronuncia ribadisce un principio cardine: chi ottiene una sentenza assolutoria corretta non può abusare degli strumenti processuali per rivedere valutazioni di fatto insindacabili.

Quale differenza esiste tra ‘il fatto non sussiste’ e ‘il fatto non costituisce reato’?
La formula ‘il fatto non sussiste’ indica che l’evento materiale contestato non si è mai verificato. La formula ‘il fatto non costituisce reato’ indica che l’evento materiale è accaduto, ma manca l’elemento psicologico doloso o colposo richiesto dalla norma penale.

La persona assolta può impugnare la sentenza per ottenere una formula più favorevole?
L’imputato può impugnare la sentenza solo se dimostra un interesse giuridico concreto e motivi di effettiva violazione di legge, senza richiedere una semplice rivalutazione dei fatti storici già accertati dai giudici.

Quali sanzioni scattano se la Cassazione dichiara il ricorso inammissibile?
La declaratoria di inammissibilità comporta la condanna al pagamento delle spese legali del procedimento e il versamento di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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