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Farmaci ritirati in negozio: nessun esercizio abusivo

La Corte di Cassazione ha confermato l’assoluzione di alcuni commercianti e di un trasportatore accusati del reato di esercizio abusivo della professione di farmacista. I clienti ordinavano i farmaci direttamente alla farmacia autorizzata, la quale preparava le confezioni sigillate, complete di scontrino fiscale e nominativo. I pacchetti venivano poi recapitati presso esercizi commerciali di paese per consentire il semplice ritiro ai residenti. I giudici hanno stabilito che la mera consegna materiale del farmaco sigillato non costituisce atto tipico della professione sanitaria. Mancando la vendita diretta e la consulenza tecnica, la condotta non integra reato per assenza di dolo e per la natura puramente esecutiva del servizio.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 48839 Anno 2022
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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il confine tra consegna materiale ed esercizio abusivo della professione

Il recapito di medicinali presso negozi di vicinato non configura automaticamente il reato di esercizio abusivo della professione di farmacista. La Corte di Cassazione ha chiarito la distinzione tra la dispensazione sanitaria del medicinale e la sua mera consegna logistica. I giudici di legittimità hanno analizzato il caso di alcuni esercenti locali che fungevano da punto di ritiro per farmaci già predisposti e fatturati da una farmacia autorizzata.

La vicenda trae origine dall’organizzazione di un servizio di recapito farmaci in favore dei residenti di una piccola frazione. I clienti trasmettevano le ricette mediche direttamente al farmacista abilitato. Il professionista preparava le buste sigillate, inseriva lo scontrino fiscale intestato e vi apponeva il nome dell’acquirente. Un corriere trasportava poi i plichi presso una macelleria e altri negozi del posto. I clienti ritiravano i farmaci e versavano il corrispettivo, che veniva integralmente riversato alla farmacia.

Gli elementi tipici dell’attività del farmacista e l’esercizio abusivo della professione

La legge riserva al farmacista abilitato gli atti di ricezione della prescrizione medica, controllo del dosaggio, consiglio terapeutico e confezionamento del rimedio. Nel caso esaminato, i commercianti non hanno mai effettuato alcuna scelta tecnica né hanno consigliato i prodotti agli acquirenti. L’intero ciclo sanitario si svolgeva all’interno dei locali della farmacia.

I commercianti si sono limitati a custodire momentaneamente buste chiuse e intestate. La giurisprudenza esclude la rilevanza penale quando il soggetto non abilitato compie una prestazione puramente materiale senza spendere competenze professionali. La consegna al pubblico di medicinali già venduti e sigillati rappresenta un servizio accessorio di comodità per l’utenza e non una dispensazione abusiva del farmaco.

Le motivazioni dei giudici sull’esercizio abusivo della professione

La Corte di Cassazione ha confermato la correttezza della decisione di secondo grado, evidenziando la totale assenza dell’elemento soggettivo del reato. I soggetti imputati non avevano alcuna consapevolezza o volontà di svolgere abusivamente la professione sanitaria. Essi hanno prestato una collaborazione logistica richiesta e organizzata da un professionista regolarmente abilitato.

I giudici hanno inoltre ribadito che l’eventuale violazione delle norme amministrative sulla vendita di medicinali al di fuori dei locali autorizzati riguarda esclusivamente il titolare della farmacia come reato proprio. Non è possibile estendere tale responsabilità penale ai terzi estranei che eseguono il mero recapito del prodotto senza svolgere mansioni tipiche.

Le conclusioni della Cassazione sulla consegna dei medicinali

La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi della pubblica accusa e delle parti civili, confermando l’assoluzione di tutti gli imputati perché il fatto non sussiste. Le parti civili ricorrenti dovranno versare le spese di giudizio e una somma alla Cassa delle ammende.

Il principio sancito tutela le forme di recapito concordato che agevolano le comunità isolate, purché la vendita, il controllo della ricetta e il confezionamento rimangano sotto la piena ed esclusiva gestione del farmacista abilitato all’interno del proprio presidio.

Un commerciante rischia il reato penale se accetta farmaci chiusi destinati ai clienti?
No, se il commerciante si limita a custodire e consegnare buste già sigillate e preparate dalla farmacia, senza dispensare consigli o vendere farmaci autonomamente.

Quali attività sono riservate esclusivamente al farmacista iscritto all’albo?
La ricezione e il controllo della ricetta medica, la scelta e preparazione del farmaco, la dispensazione professionale e la consulenza all’acquirente.

Cosa rischia chi vende farmaci fuori dalla farmacia senza autorizzazione?
Il farmacista abilitato risponde di specifiche violazioni sanitarie per vendita fuori sede, mentre chi non ha alcun titolo risponde del reato di esercizio abusivo della professione.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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