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Fame o Furto? No all’evasione per stato di necessità

Un uomo agli arresti domiciliari esce di casa senza permesso, sostenendo di dover comprare cibo. Viene però trovato alla guida di un’auto con borse schermate per eludere i sistemi antitaccheggio. La Corte di Cassazione ha confermato la sua condanna per il reato di evasione. I giudici hanno escluso l’ipotesi di evasione per stato di necessità, poiché l’uomo aveva già un’autorizzazione per le sue esigenze alimentari e le modalità della sua uscita (l’uso di borse per furti) dimostravano un’intenzione diversa dal semplice bisogno di cibo. L’appello dell’imputato è stato quindi respinto.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 5321 Anno 2023
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Pubblicato il 18 aprile 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Evasione per Fame? Non Sempre Giustificata

La legge prevede casi in cui un comportamento, normalmente considerato reato, può essere giustificato da una situazione di grave e imminente pericolo. Questo principio, noto come stato di necessità, è spesso invocato per giustificare azioni altrimenti illegali. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione, tuttavia, chiarisce i limiti di questa giustificazione, in un caso che riguarda l’evasione per stato di necessità di una persona agli arresti domiciliari. La decisione sottolinea che il bisogno deve essere reale, attuale e non altrimenti soddisfacibile.

I Fatti del Caso

La vicenda riguarda una persona sottoposta alla misura degli arresti domiciliari. Le forze dell’ordine lo hanno sorpreso fuori dalla sua abitazione, in un orario non autorizzato, mentre era alla guida di un’automobile. Durante il controllo, all’interno del veicolo sono state trovate borse idonee a eludere i sistemi antitaccheggio dei negozi, insieme a merce alimentare di varia natura. L’uomo si è difeso sostenendo di essere uscito spinto dal bisogno di procurarsi del cibo per il proprio sostentamento. Secondo la sua versione, la sua era una vera e propria evasione per stato di necessità.

La Difesa: un Bisogno Primario da Soddisfare

La linea difensiva dell’imputato si è basata interamente sulla scusante dello stato di necessità. L’argomento era semplice: la necessità di mangiare è un bisogno primario e incoercibile. L’uscita dall’abitazione, sebbene non autorizzata, sarebbe stata l’unico modo per soddisfare questa esigenza fondamentale. Inoltre, la difesa ha sostenuto che il fatto fosse di lieve entità, tale da non meritare una condanna penale, chiedendo l’applicazione della cosiddetta ‘particolare tenuità del fatto’, che avrebbe portato a un’archiviazione senza pena.

L’interpretazione della Corte sull’evasione per stato di necessità

La Corte di Cassazione ha respinto completamente la tesi difensiva. I giudici hanno osservato che l’imputato aveva già ricevuto dal tribunale un’autorizzazione a lasciare la propria abitazione in determinati orari proprio per provvedere alle sue necessità, incluse quelle alimentari. Pertanto, non esisteva alcuna situazione di necessità imminente e non altrimenti risolvibile. L’uomo avrebbe potuto tranquillamente fare la spesa durante le ore di permesso già concesse. La presunta evasione per stato di necessità era, in realtà, un pretesto infondato.

Le motivazioni: le circostanze smentiscono lo stato di necessità

La Corte ha motivato la sua decisione evidenziando una palese contraddizione nel comportamento dell’imputato. La presenza in auto di borse schermate, tipicamente usate per commettere furti, indicava una finalità ben diversa dal semplice acquisto di cibo. Questo elemento, secondo i giudici, svelava l’intenzione di compiere attività illecite, incompatibili con un genuino stato di bisogno. Di conseguenza, la condotta non poteva essere considerata di lieve entità. Inoltre, la Corte ha confermato la revoca della sospensione condizionale della pena, un beneficio precedentemente concesso, poiché erano emerse altre condanne a carico dell’uomo, che rendevano impossibile mantenere tale beneficio.

Le conclusioni: la condanna per evasione è definitiva

L’esito del processo è stato la dichiarazione di inammissibilità del ricorso. Questo significa che la condanna per evasione è diventata definitiva. L’imputato è stato inoltre condannato a pagare le spese processuali e una somma di denaro alla Cassa delle ammende. La sentenza stabilisce un principio chiaro: lo stato di necessità non è un ‘lasciapassare’ per violare la legge. Deve essere provato in modo rigoroso e le azioni compiute devono essere coerenti con la situazione di pericolo che si dichiara di aver voluto evitare. In questo caso, le circostanze concrete hanno smascherato il tentativo di usare un bisogno primario come scudo per altre finalità.

Posso uscire dagli arresti domiciliari per fare la spesa?
Solo se si è stati specificamente autorizzati dal giudice, negli orari e con le modalità indicate nel provvedimento. Uscire senza permesso è reato di evasione.

Cosa significa che un reato è di ‘particolare tenuità’?
Significa che il fatto è così lieve e ha causato un danno così minimo che la legge prevede la possibilità di non punire il colpevole, archiviando il caso.

L’evasione per procurarsi cibo è sempre giustificata?
No. Secondo la Cassazione, lo stato di necessità deve essere reale e provato. Se la persona aveva già un permesso per le necessità o se le sue azioni contraddicono il presunto bisogno, non c’è giustificazione.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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