Falso Gratuito Patrocinio: Dichiarazione Mendace è Reato Anche se l’Istanza Viene Respinta
Con l’ordinanza n. 44532 del 2023, la Corte di Cassazione torna a pronunciarsi sul delitto di falso gratuito patrocinio, ribadendo un principio fondamentale: la responsabilità penale sorge dalla semplice presentazione di una dichiarazione non veritiera, a prescindere dall’esito finale della domanda. Questa decisione consolida un orientamento giurisprudenziale rigoroso, volto a tutelare la corretta amministrazione della giustizia e l’accesso al beneficio solo da parte di chi ne ha effettivamente diritto.
I Fatti di Causa: Una Condanna per False Dichiarazioni
Il caso trae origine dalla condanna di un individuo, confermata sia in primo grado che in appello, per il reato previsto dall’art. 95 del d.P.R. 115/2002. L’imputato aveva presentato un’istanza per essere ammesso al patrocinio a spese dello Stato, omettendo di dichiarare la sussistenza di precedenti penali a suo carico. Tale omissione è stata considerata una falsa dichiarazione penalmente rilevante.
I Motivi del Ricorso e la Tesi del Falso Innocuo
L’imputato, tramite il suo difensore, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la mancanza dell’elemento soggettivo del reato, ovvero il dolo. La tesi difensiva si basava sul concetto di ‘falso innocuo’. Poiché il Tribunale di sorveglianza aveva comunque respinto la sua istanza di ammissione al beneficio, la falsa dichiarazione non avrebbe prodotto alcun danno concreto e, pertanto, non avrebbe dovuto essere punita. Secondo questa prospettiva, la falsità era ‘innocua’ perché inidonea a conseguire il risultato sperato.
L’Analisi della Cassazione sul Falso Gratuito Patrocinio
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, respingendo categoricamente la tesi del falso innocuo. I giudici hanno chiarito che, per la configurabilità del reato, è sufficiente la condotta di false dichiarazioni od omissioni, anche parziali, indipendentemente dalla reale sussistenza delle condizioni di reddito per l’accesso al beneficio.
L’Irrilevanza dell’Esito della Domanda
Il punto centrale della decisione è che il delitto si perfeziona nel momento stesso in cui viene presentata la dichiarazione mendace all’autorità giudiziaria. L’eventuale successivo rigetto della domanda è un fatto irrilevante ai fini della configurabilità del reato. La norma, infatti, non punisce l’indebito ottenimento del beneficio, ma la slealtà del dichiarante verso l’amministrazione della giustizia. La dichiarazione non veritiera era di per sé idonea a trarre in inganno il giudice, se quest’ultimo non avesse svolto i dovuti approfondimenti.
La Consapevolezza della Propria Posizione Penale
La Corte ha inoltre ritenuto palese la sussistenza del dolo. L’imputato era ovviamente a conoscenza dei propri precedenti penali (‘posizione di pregiudicato’) e ha volontariamente scelto di omettere tale informazione. Questa consapevolezza integra pienamente l’elemento soggettivo richiesto dalla norma incriminatrice. Il richiamo a precedenti specifici, come quelli per il reato di cui all’art. 416 bis c.p., evidenzia come l’omissione di determinate condanne possa essere particolarmente grave, attivando presunzioni legali di superamento delle soglie di reddito.
Le Motivazioni della Decisione
Le motivazioni della Corte si fondano su un consolidato orientamento giurisprudenziale. Integra il delitto previsto dall’art. 95 d.P.R. 115/2002 la condotta di chi rende dichiarazioni false o omette dati rilevanti, a prescindere dal fatto che possegga o meno i requisiti per il beneficio. La Corte ha ritenuto la motivazione della sentenza d’appello congrua, non contraddittoria e coerente con i principi di legittimità, sottolineando che l’imputato era pienamente consapevole della propria posizione di pregiudicato. Il dato del mancato accoglimento dell’istanza è stato giudicato irrilevante, così come è stata esclusa l’ipotesi di falso innocuo, poiché la dichiarazione menzognera era idonea a ingannare l’organo giudicante.
Le Conclusioni della Corte
In conclusione, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro alla Cassa delle Ammende. La decisione riafferma che la trasparenza e la veridicità delle dichiarazioni rese alla giustizia sono valori che l’ordinamento tutela con sanzioni penali, anche quando il tentativo di frode non va a buon fine. Chiunque presenti una domanda per il gratuito patrocinio è tenuto a un dovere di assoluta sincerità, pena la commissione di un reato.
Fare una falsa dichiarazione nella domanda di gratuito patrocinio è reato anche se la domanda viene poi respinta?
Sì. Secondo la Corte di Cassazione, il reato si perfeziona con la sola presentazione della dichiarazione falsa o omissiva, indipendentemente dall’esito finale dell’istanza. La norma punisce la slealtà della dichiarazione stessa.
Perché la tesi del ‘falso innocuo’ è stata respinta in questo caso?
La tesi è stata respinta perché la dichiarazione non veritiera (in questo caso, l’omissione dei precedenti penali) era di per sé idonea a trarre in inganno l’organo giudicante. Il fatto che il giudice abbia scoperto la falsità non rende la condotta penalmente irrilevante.
Cosa implica l’omissione di precedenti penali nella domanda di gratuito patrocinio?
L’omissione di precedenti penali costituisce il reato di false dichiarazioni. La Corte sottolinea che l’imputato era ovviamente a conoscenza della propria condizione e ha volontariamente omesso tale informazione, integrando così il dolo richiesto dalla norma.