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False attestazioni a pubblico ufficiale: condanna definitiva

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di false attestazioni a pubblico ufficiale sulle proprie qualità personali, aggravato dall’essere state rese davanti all’Autorità Giudiziaria. La Corte d’Appello aveva precedentemente confermato la condanna inflitta in primo grado. L’imputato ha proposto ricorso basandosi su tre motivi riguardanti la qualificazione del fatto, la pena e le cause di non punibilità. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno rilevato che le censure erano del tutto generiche, astratte e prive di un reale confronto con la decisione impugnata. Di conseguenza, la Cassazione ha respinto il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 10592 Anno 2022
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Pubblicato il 16 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il reato di false attestazioni a pubblico ufficiale e il caso concreto

La legge punisce severamente chi fornisce informazioni non veritiere sulla propria identità o sulle proprie qualità personali davanti a un pubblico ufficiale. Il reato di false attestazioni a pubblico ufficiale si configura quando un soggetto mente su elementi personali essenziali, ingannando lo Stato e ostacolando il corretto svolgimento delle funzioni pubbliche. Questo comportamento diventa ancora più grave se le bugie vengono pronunciate davanti a un giudice o a un magistrato durante un procedimento giudiziario.

Nel caso in esame, un cittadino ha subito una condanna nei primi due gradi di giudizio proprio per aver reso dichiarazioni false sulle proprie qualità personali davanti all’Autorità Giudiziaria. La Corte d’Appello ha confermato la decisione del tribunale di primo grado, ritenendo provata la colpevolezza dell’imputato. Di fronte a questa doppia condanna, il soggetto ha deciso di presentare ricorso davanti alla Corte di Cassazione, sperando in un annullamento della sentenza. Tuttavia, la sua strategia difensiva non ha superato il filtro di ammissibilità imposto dalle regole del processo penale.

I requisiti di ammissibilità del ricorso in Cassazione

Il ricorso per cassazione non rappresenta un terzo grado di giudizio in cui si possono ridiscutere i fatti della causa. I giudici di legittimità hanno il compito esclusivo di verificare se i magistrati dei gradi precedenti abbiano applicato correttamente la legge. Per questa ragione, l’atto di ricorso deve rispettare requisiti formali e sostanziali estremamente rigidi, previsti dal codice di procedura penale.

La difesa del ricorrente ha articolato l’impugnazione su tre punti principali. Ha contestato la mancata applicazione delle cause di non punibilità, la misura della pena inflitta e la qualificazione giuridica del fatto contestato. Tuttavia, la formulazione di queste contestazioni deve essere precisa e deve attaccare direttamente i passaggi logici della sentenza d’appello. Se i motivi di ricorso si limitano a contestazioni vaghe o ripetono semplicemente gli argomenti già respinti nei precedenti gradi di giudizio, l’atto viene considerato nullo. La legge richiede un confronto reale e serrato con il provvedimento che si vuole impugnare, pena la chiusura immediata del procedimento senza un esame nel merito.

Le motivazioni della Cassazione sulle false attestazioni a pubblico ufficiale

I giudici della Suprema Corte hanno analizzato i motivi presentati dal difensore dell’imputato e hanno riscontrato un vizio insanabile di genericità. Le censure sollevate dalla difesa erano del tutto indeterminate e astratte. Questo difetto ha impedito alla Corte di individuare con precisione i presunti errori commessi dai giudici d’appello e di esercitare il proprio potere di controllo.

La Cassazione ha chiarito che il ricorso non conteneva alcun confronto critico con le motivazioni fornite dalla Corte d’Appello. La difesa si è limitata a proporre contestazioni teoriche senza spiegare perché la ricostruzione dei giudici di merito fosse errata in relazione al reato di false attestazioni a pubblico ufficiale. Questa condotta viola le prescrizioni vincolanti del codice di procedura penale, che impongono la specificità dei motivi di impugnazione. Quando i motivi di ricorso mancano di concretezza e non si collegano direttamente alla decisione impugnata, la Corte non può fare altro che dichiarare l’inammissibilità del ricorso.

Le conclusioni: le conseguenze del ricorso inammissibile

La decisione della Corte di Cassazione mette fine alla vicenda giudiziaria e conferma in via definitiva la condanna dell’imputato. Il ricorrente ha perso la causa e deve ora affrontare le pesanti conseguenze economiche della sua scelta processuale. La dichiarazione di inammissibilità comporta infatti l’obbligo di pagare le spese del procedimento.

Inoltre, i giudici hanno condannato il ricorrente al pagamento di una sanzione pecuniaria pari a quattromila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa sanzione viene applicata per scoraggiare la presentazione di ricorsi manifestamente infondati o generici, che intasano inutilmente la macchina della giustizia. La sentenza ribadisce l’importanza di una difesa tecnica precisa e puntuale, evidenziando come la genericità dei motivi rappresenti un ostacolo insormontabile per ottenere la riforma di una condanna penale.

Cosa succede se si presentano motivi di ricorso troppo generici in Cassazione?
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile senza esaminarlo nel merito e condanna il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.

In cosa consiste il reato di false attestazioni a pubblico ufficiale sulle qualità personali?
Consiste nel dichiarare il falso a un pubblico ufficiale sulla propria identità, sul proprio stato o su altre qualità personali, con pene aggravate se il fatto avviene davanti all’autorità giudiziaria.

Si può ridiscutere il merito dei fatti davanti alla Corte di Cassazione?
No, la Cassazione valuta solo la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione della sentenza impugnata, senza poter riesaminare le prove o ricostruire i fatti.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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