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Falsa testimonianza: salvo dalla pena ma costretto a risarcire

Un testimone in una causa di lavoro dichiara di essere indifferente alle parti, nascondendo di essere il cognato dei soci dell’azienda coinvolta e di avere forti interessi economici in comune. Condannato nei precedenti gradi per falsa testimonianza, ricorre in Cassazione. La Suprema Corte conferma che dichiararsi falsamente estranei integra il reato di falsa testimonianza, poiché inganna il giudice sulla propria attendibilità. Tuttavia, accoglie il ricorso sulla prescrizione: il reato è estinto per decorso del tempo. La Cassazione annulla la condanna penale senza rinvio, ma conferma le statuizioni civili, obbligando l’imputato a risarcire i danni e a pagare le spese legali alle parti civili danneggiate.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 24328 Anno 2023
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Pubblicato il 14 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Falsa testimonianza: dichiararsi indifferenti quando non lo si è

La falsa testimonianza rappresenta un grave reato contro l’amministrazione della giustizia. Nel sistema legale italiano, chiunque sia chiamato a deporre come testimone ha l’obbligo di dire tutta la verità. Questo dovere non riguarda solo i fatti della causa, ma anche i rapporti personali con i soggetti coinvolti. Mentire su questi legami configura il reato di falsa testimonianza. La Corte di Cassazione ha chiarito che dichiararsi indifferenti alle parti, nascondendo legami di parentela o interessi economici, costituisce un comportamento penalmente rilevante. Questo comportamento inganna il giudice e altera la valutazione della credibilità del testimone stesso.

Il caso: il testimone che nascondeva i legami familiari ed economici

La vicenda nasce da una causa di lavoro davanti al Tribunale. Il Lavoratore aveva avviato una causa contro L’Azienda per il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. L’Azienda faceva capo a tre fratelli. Il Testimone, chiamato a deporre, ha dichiarato formalmente di essere indifferente alle parti in causa. Tuttavia, la realtà era ben diversa. Il Testimone era il marito di una delle socie dell’Azienda e, di conseguenza, cognato degli altri soci. Inoltre, esistevano pesanti interessi economici tra le parti. La moglie del Testimone aveva un debito di centosettantamila euro verso uno dei fratelli. Per questo debito erano state emesse cambiali per centoventimila euro, firmate come garante dallo stesso Testimone. Nonostante questa fitta rete di relazioni personali e finanziarie, il Testimone ha taciuto tutto davanti al giudice civile.

Quando il silenzio sui legami familiari diventa reato

Durante il processo civile, il giudice chiede sempre al testimone se ha rapporti di parentela, affinità o interesse con le parti. Nel gergo giudiziario, la risposta negativa viene sintetizzata con la formula indifferente. Il Testimone ha sostenuto che la domanda posta in udienza riguardasse solo la parentela diretta e non l’affinità. Essendo un affine, cioè un cognato, egli riteneva di aver risposto correttamente. La difesa ha inoltre argomentato che il termine indifferente fosse solo una formula tecnica non compresa appieno. I giudici hanno respinto questa tesi. Il termine indifferente ha un significato chiaro anche nel linguaggio comune. Esso indica la totale estraneità agli interessi in gioco. Chiunque comprenda la lingua italiana sa che avere un debito familiare e un legame di coniugio impedisce di definirsi indifferente.

Le motivazioni della Cassazione sulla falsa testimonianza

I giudici della Suprema Corte hanno confermato la responsabilità del Testimone per il reato di falsa testimonianza. La Corte ha spiegato che l’obbligo di verità del testimone serve a garantire la correttezza della decisione del giudice. Se il testimone nasconde di essere legato a una delle parti, il giudice non può valutare correttamente la sua attendibilità. Nel caso specifico, il giudice del lavoro aveva creduto al Testimone proprio perché lo riteneva un soggetto terzo ed estraneo. Se avesse conosciuto il legame di parentela e il debito economico, avrebbe valutato le sue parole con molto più rigore. Pertanto, dichiararsi falsamente indifferente equivale a mentire su una circostanza essenziale del processo.

Le conclusioni della Cassazione e l’effetto della prescrizione

La Corte di Cassazione ha dovuto affrontare anche la questione del tempo trascorso dal fatto. Il reato risaliva al dicembre del duemilaquindici. Poiché sono passati più di sette anni e sei mesi senza interruzioni del corso della giustizia, il reato è caduto in prescrizione. Per questo motivo, la Cassazione ha annullato la condanna penale senza rinvio. Questo significa che il Testimone non subirà alcuna pena detentiva o pecuniaria dello Stato. Tuttavia, la prescrizione non cancella gli effetti civili. La Suprema Corte ha confermato la condanna al risarcimento dei danni in favore delle parti civili danneggiate. Il Testimone dovrà quindi pagare le spese di rappresentanza e difesa del giudizio, liquidate in oltre tremilaseicento euro, oltre al risarcimento del danno che sarà quantificato in sede civile.

Cosa rischia chi dichiara il falso in un processo civile?
Chi mente o nasconde la verità davanti al giudice rischia una condanna per falsa testimonianza, con pene che prevedono la reclusione da due a sei anni.

Cosa significa dichiararsi indifferente in tribunale?
Significa affermare sotto giuramento di non avere legami di parentela, affinità, lavoro o interessi economici con nessuna delle parti coinvolte nella causa.

Se il reato penale va in prescrizione si evitano anche i risarcimenti civili?
No, la prescrizione cancella solo la pena criminale, ma se la responsabilità civile viene accertata, il colpevole deve comunque risarcire i danni e pagare le spese legali.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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