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Falsa perizia: il privato non può opporsi all’archiviazione

La Cassazione chiarisce che nel reato di falsa perizia, la persona offesa è la collettività e non il singolo cittadino. Pertanto, il privato che subisce un pregiudizio non ha il diritto di opporsi alla richiesta di archiviazione del procedimento. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 42250 Anno 2024
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Pubblicato il 11 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Falsa Perizia: Quando il Privato Non Può Contestare l’Archiviazione

Con l’ordinanza n. 42250/2024, la Corte di Cassazione torna a pronunciarsi su un tema cruciale della procedura penale: la legittimazione del privato a opporsi all’archiviazione per il reato di falsa perizia. La decisione ribadisce un principio fondamentale: questo reato lede l’interesse della collettività al corretto funzionamento della giustizia, e non direttamente il singolo cittadino, anche se danneggiato. Analizziamo nel dettaglio la pronuncia.

I Fatti del Caso: Il Ricorso contro l’Archiviazione

Il caso trae origine dal ricorso presentato da un privato cittadino, qualificatosi come parte offesa in un procedimento penale per il reato di falsa perizia, previsto dall’art. 373 del codice penale. Il ricorrente si era opposto alla decisione del Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) del Tribunale di Torino, il quale aveva emesso un’ordinanza di archiviazione del procedimento.

Sentendosi leso dalla presunta falsa perizia, il cittadino ha impugnato tale provvedimento direttamente dinanzi alla Corte di Cassazione, chiedendone l’annullamento. La sua tesi si basava sulla convinzione di essere il diretto danneggiato dalla condotta illecita e, quindi, di avere il diritto di insistere per il proseguimento dell’azione penale.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiudendo di fatto la questione senza entrare nel merito della vicenda. La decisione si fonda su due pilastri procedurali e sostanziali chiari e consolidati.

In primo luogo, l’ordinanza di archiviazione non è un provvedimento che può essere impugnato direttamente in Cassazione. Esistono specifici rimedi e casi previsti dalla legge, e quello in esame non rientrava tra questi.

In secondo luogo, e questo è il cuore della decisione, il ricorrente non era legittimato a proporre opposizione alla richiesta di archiviazione.

Le Motivazioni: Il Reato di Falsa Perizia e la Persona Offesa

La Corte ha spiegato in modo inequivocabile le ragioni giuridiche alla base della sua decisione. Il reato di falsa perizia (art. 373 c.p.) è un delitto contro l’amministrazione della giustizia. Il bene giuridico tutelato dalla norma non è il patrimonio o l’interesse del singolo privato che potrebbe subire un pregiudizio da una perizia mendace, bensì l’interesse superiore e collettivo al corretto e trasparente funzionamento dell’attività giudiziaria.

Di conseguenza, la vera “persona offesa” dal reato non è il privato, ma la collettività, rappresentata dallo Stato. Il privato che subisce un danno economico o di altra natura a causa della falsa perizia assume la qualifica di “danneggiato” dal reato, ma non di “persona offesa” in senso tecnico-giuridico. Questa distinzione è cruciale, poiché solo la persona offesa ha il diritto, secondo il codice di procedura penale, di presentare opposizione alla richiesta di archiviazione del pubblico ministero.

La Cassazione, richiamando un suo precedente orientamento (sentenza n. 17375/2015), ha sottolineato che la fattispecie incriminatrice è lesiva dell’interesse della collettività. Pertanto, il privato non ha titolo per contestare la scelta del PM di non esercitare l’azione penale. A causa di questa manifesta inammissibilità, la Corte ha deciso de plano, ovvero senza la necessità di un’udienza formale, applicando l’art. 610, comma 5-bis, del codice di procedura penale. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Pronuncia

Questa ordinanza consolida un principio importante con rilevanti implicazioni pratiche. Chi si ritiene danneggiato da una perizia che considera falsa deve essere consapevole dei limiti della propria azione in sede penale. Non potrà opporsi a un’eventuale archiviazione, poiché la titolarità dell’azione penale e la valutazione sull’opportunità di proseguirla restano in capo allo Stato (attraverso il Pubblico Ministero).

Il privato danneggiato non è tuttavia privo di tutele. Potrà sempre agire in sede civile per ottenere il risarcimento dei danni subiti a causa della condotta del perito. La pronuncia della Cassazione, quindi, non nega la tutela del privato, ma la incanala correttamente nell’alveo processuale appropriato, distinguendo nettamente l’interesse pubblico alla repressione del reato dall’interesse privato al risarcimento del danno.

Chi è la persona offesa nel reato di falsa perizia?
Secondo la Corte di Cassazione, la persona offesa è la collettività, in quanto il reato lede l’interesse pubblico al corretto funzionamento dell’amministrazione della giustizia, e non il privato che subisce un pregiudizio.

Un privato cittadino può opporsi all’archiviazione di un’indagine per falsa perizia?
No. Poiché non è considerato ‘persona offesa’ dal reato, il privato cittadino che risente di un pregiudizio non è legittimato a proporre opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero.

Cosa comporta la presentazione di un ricorso inammissibile in Cassazione?
La Corte dichiara l’inammissibilità del ricorso senza una discussione formale in udienza (procedura ‘de plano’) e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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