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Falsa Dichiarazione Identità: Condanna Confermata per Generalità Multiple

Un individuo è stato condannato per aver fornito una falsa dichiarazione identità a un pubblico ufficiale durante un arresto. L’uomo aveva dichiarato generalità diverse in varie occasioni. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che non era stata accertata quale delle sue dichiarazioni fosse effettivamente falsa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ribadito che il reato di falsa dichiarazione identità si configura anche quando un soggetto fornisce molteplici generalità diverse, senza che sia necessario accertare quale sia quella vera. L’importante è che le dichiarazioni siano false.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 26164 Anno 2022
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

La Falsa Dichiarazione Identità: Quando Dichiarare il Falso Diventa Reato

La falsa dichiarazione identità è un reato che può avere conseguenze serie. Questo accade quando una persona fornisce informazioni non veritiere sulla propria identità a un pubblico ufficiale. La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso specifico, chiarendo un principio importante: il reato si configura anche se un individuo fornisce generalità diverse in più occasioni, senza che sia necessario stabilire quale sia la sua vera identità. Questa sentenza offre spunti cruciali per comprendere i limiti e le responsabilità legali in queste situazioni.

Il Caso: Dichiarazioni Contrastanti e l’Accusa di Falsa Dichiarazione Identità

Un individuo è stato arrestato dalle forze dell’ordine. Durante l’arresto, ha dichiarato di chiamarsi con un certo nome e di essere nato in una specifica data e luogo. Tuttavia, in precedenti occasioni, lo stesso individuo aveva fornito generalità completamente diverse, indicando altri nomi, date e luoghi di nascita. Questa discordanza ha portato all’accusa di falsa dichiarazione identità a un pubblico ufficiale, un reato previsto dall’articolo 495 del Codice Penale.

I giudici di primo e secondo grado hanno condannato l’uomo. La sua difesa ha sostenuto che non era stato provato quale delle molteplici dichiarazioni fosse effettivamente falsa. Secondo la difesa, mancava la prova della reale identità dell’imputato. Questo avrebbe dovuto escludere la configurabilità del reato.

Il Percorso Giudiziario: Dalla Condanna al Ricorso in Cassazione

Dopo la condanna in appello, l’individuo ha deciso di presentare ricorso alla Corte di Cassazione. Il ricorso era mirato all’annullamento della sentenza di condanna. La difesa ha insistito sulla mancanza di prove certe riguardo alla falsità delle dichiarazioni. Ha sottolineato che non era stato accertato quale, tra le diverse generalità fornite, fosse quella realmente mendace (cioè falsa). L’imputato chiedeva quindi un riesame della questione, basandosi su presunti vizi di legge e di motivazione nella sentenza di appello.

Il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione ha chiesto il rigetto del ricorso. Ha ritenuto che i motivi presentati dall’imputato fossero infondati. La questione centrale era se la pluralità di dichiarazioni false fosse sufficiente a integrare il reato, anche senza l’accertamento della vera identità.

La Falsa Dichiarazione Identità e il Principio della Pluralità di Menzogne

La Corte di Cassazione ha esaminato attentamente il ricorso. Ha ribadito un principio consolidato nella giurisprudenza italiana: il reato di falsa dichiarazione identità si configura anche quando un soggetto fornisce molteplici dichiarazioni diverse tra loro riguardo alle proprie generalità. Non importa se non è stato possibile accertare la vera identità del soggetto. Non rileva nemmeno la possibilità che una delle dichiarazioni, tra le tante, potesse essere vera. L’elemento cruciale è la falsità delle dichiarazioni rese a un pubblico ufficiale.

Questo principio si basa sull’idea che l’ordinamento giuridico tutela la veridicità delle informazioni fornite ai pubblici ufficiali. La fiducia nell’identità delle persone è fondamentale per il corretto svolgimento delle funzioni pubbliche. Fornire informazioni false, anche se in modo confuso o contraddittorio, mina questa fiducia e ostacola l’identificazione della persona.

Le Motivazioni della Sentenza sulla Falsa Dichiarazione Identità

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna basandosi sulla costante interpretazione dell’articolo 495 del Codice Penale. I giudici hanno spiegato che il reato di falsa dichiarazione identità non richiede che si accerti quale sia l’identità vera della persona. È sufficiente che le dichiarazioni rese al pubblico ufficiale siano false. Nel caso specifico, l’imputato aveva fornito diverse generalità in momenti diversi. Questo comportamento rientrava perfettamente nel

Quando si configura il reato di falsa dichiarazione identità?
Il reato si configura quando una persona fornisce dati falsi sulla propria identità, come nome, cognome o data di nascita, a un pubblico ufficiale, anche se in diverse occasioni ha fornito generalità differenti.

È necessario che venga accertata la vera identità per essere condannati?
No, la Corte di Cassazione ha chiarito che non è indispensabile accertare quale sia la vera identità della persona. Basta che le dichiarazioni rese al pubblico ufficiale siano false.

Cosa succede se si danno generalità diverse più volte?
Fornire generalità diverse in più occasioni a un pubblico ufficiale integra comunque il reato di falsa dichiarazione identità, poiché l’elemento essenziale è la falsità delle informazioni fornite.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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