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Falsa attestazione: condanna definitiva per appello generico

Un uomo, condannato per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale per aver mentito sulla propria identità, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, non entrando nel merito della questione. La decisione si basa sul fatto che i motivi dell’appello erano troppo generici e astratti, privi di un reale sostegno argomentativo legato al caso specifico. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l’uomo è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa di 3.000 euro.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 12625 Anno 2023
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Pubblicato il 1 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Dichiarazioni false a un pubblico ufficiale: la condanna è definitiva

La Corte di Cassazione ha recentemente confermato una condanna per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. La vicenda sottolinea un principio fondamentale del nostro sistema giudiziario: un ricorso, per essere valido, deve basarsi su argomenti specifici e concreti. Non basta lamentare una presunta ingiustizia in termini generali. Questa sentenza offre uno spunto per capire come funziona l’ultimo grado di giudizio e perché la precisione negli atti legali è cruciale.

Il fatto: una falsa identità davanti a un’autorità

All’origine della vicenda c’è un comportamento preciso, sanzionato dall’articolo 495 del Codice Penale. Un uomo aveva fornito false dichiarazioni sulla propria identità a un pubblico ufficiale. Questo tipo di reato mira a proteggere la fiducia che la collettività ripone nelle attestazioni e nei documenti ufficiali. Per questo motivo, la legge punisce chiunque tenti di ingannare un’autorità su elementi fondamentali come il proprio nome, stato civile o altre qualità personali. A seguito di questo comportamento, l’uomo era stato processato e condannato nei primi gradi di giudizio.

L’appello in Cassazione: un tentativo fallito

Non accettando la condanna, l’imputato ha deciso di giocare l’ultima carta a sua disposizione: il ricorso alla Corte di Cassazione. Nel suo appello, ha sollevato diverse critiche alla sentenza della Corte d’Appello. Tra queste, lamentava una generica ‘violazione di legge’, una ‘carenza di motivazione’ e un’errata qualificazione giuridica del fatto. In sostanza, sosteneva che i giudici precedenti avessero sbagliato sotto più profili, ma lo faceva senza entrare nei dettagli.

Perché il ricorso per falsa attestazione a pubblico ufficiale è stato respinto

Il punto centrale della decisione della Cassazione non riguarda il fatto in sé, cioè se l’uomo avesse effettivamente mentito. Riguarda invece il modo in cui è stato scritto il ricorso. I giudici supremi hanno definito i motivi dell’appello ‘generici’ e ‘astratti’. Questo significa che le critiche erano semplici enunciazioni di principio, prive di qualsiasi riferimento concreto agli atti del processo o alle specifiche ragioni su cui si basava la condanna. Un ricorso efficace deve indicare con precisione dove e perché il giudice precedente ha sbagliato, non limitarsi a formule standard.

Le motivazioni: la genericità rende l’appello inammissibile

La Corte ha spiegato che un ricorso in Cassazione non può essere un semplice lamento. Deve essere un’analisi tecnica e puntuale. L’imputato, nel suo ricorso per falsa attestazione a pubblico ufficiale, non ha costruito un ‘reale corredo argomentativo’. Non ha spiegato, ad esempio, quale legge sarebbe stata violata e in che modo, oppure perché la motivazione della sentenza precedente era carente in un punto specifico. A causa di questa grave carenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, cioè non meritevole di essere discusso nel merito. La Corte non ha nemmeno iniziato a valutare se la condanna fosse giusta o sbagliata, perché l’atto di appello non superava il primo filtro di ammissibilità.

Le conclusioni: condanna confermata e spese a carico del ricorrente

L’esito è stato netto. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Questa decisione ha due conseguenze pratiche immediate. La prima è che la sentenza di condanna della Corte d’Appello è diventata definitiva e irrevocabile. La seconda è che il ricorrente è stato condannato a pagare tutte le spese processuali. In aggiunta, ha dovuto versare una somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende, una sanzione prevista proprio per chi presenta ricorsi inammissibili, al fine di scoraggiare appelli pretestuosi o infondati.

Cosa significa commettere il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale?
Significa mentire a un pubblico ufficiale, come un poliziotto o un cancelliere, sulla propria identità, nome, stato civile o altre qualità personali importanti, oppure su quelle di altre persone.

Perché un ricorso in Cassazione può essere dichiarato inammissibile?
Un ricorso è inammissibile se non rispetta i requisiti di legge. Ad esempio, se i motivi sono troppo generici, astratti e non spiegano in modo specifico perché la sentenza precedente sarebbe sbagliata.

Cosa succede se il ricorso viene dichiarato inammissibile?
La sentenza di condanna precedente diventa definitiva. Inoltre, chi ha presentato il ricorso viene condannato a pagare le spese del processo e una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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