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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: ricorso inutile e multa salata

L’Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale (art. 495 c.p.). La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi presentati dalla difesa erano generici e non correlati alle motivazioni della sentenza d’appello. Inoltre, i giudici hanno ritenuto logica e coerente la valutazione della recidiva e della pericolosità sociale dell’Imputato, basata sul nuovo delitto commesso. Di conseguenza, l’Imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 12409 Anno 2022
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Pubblicato il 18 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Le conseguenze della falsa attestazione a pubblico ufficiale e il ricorso in Cassazione

Dichiarare una falsa identità davanti alle forze dell’ordine rappresenta un comportamento grave che la legge punisce severamente. Il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale scatta ogni volta che un cittadino mente sulle proprie generalità o qualità personali a un pubblico ufficiale. Questo comportamento lede la fede pubblica e ostacola il corretto svolgimento delle funzioni di controllo dello Stato. Di recente, la Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un cittadino condannato proprio per questa condotta illecita, confermando la severità della linea giudiziaria italiana.

Nel caso specifico, L’Imputato aveva proposto ricorso contro la sentenza della Corte d’Appello che lo aveva ritenuto responsabile del reato. La difesa ha cercato di contestare la decisione dei giudici di merito, ma ha formulato censure troppo generiche. La Suprema Corte ha colto l’occasione per ribadire regole fondamentali sulla precisione dei ricorsi e sulla valutazione della pericolosità sociale del reo.

Quando il ricorso in Cassazione diventa inammissibile per genericità

Il processo penale impone il rispetto di regole formali e sostanziali molto rigide per garantire l’efficienza della giustizia. Un ricorso presentato davanti alla Corte di Cassazione non può limitarsi a una generica contestazione della decisione precedente. I motivi di impugnazione devono contestare in modo specifico e mirato i singoli passaggi logici e giuridici della sentenza impugnata.

I giudici di legittimità hanno chiarito che la mancanza di una correlazione diretta tra le critiche della difesa e le motivazioni del provvedimento impugnato determina l’inammissibilità del ricorso. Questo significa che la Corte non esamina nemmeno il merito della questione se la difesa propone argomenti astratti o ripetitivi. Nel caso in esame, la difesa dell’Imputato ha riproposto tesi già ampiamente analizzate e respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza offrire nuovi elementi concreti di discussione.

La valutazione della recidiva e la pericolosità del reo

Un altro aspetto cruciale della vicenda riguarda l’applicazione della recidiva, ovvero la commissione di un nuovo reato da parte di un soggetto già condannato in passato. I giudici di merito hanno valutato la condotta dell’Imputato come sintomatica di una maggiore pericolosità sociale. La commissione del nuovo illecito dimostra infatti una spiccata propensione a violare le norme dell’ordinamento giuridico.

La difesa ha provato a contestare questo aumento di pena, ritenendolo ingiustificato. Tuttavia, la Cassazione ha confermato che il giudizio sulla pericolosità dell’Imputato era del tutto coerente e logico. La reiterazione di comportamenti illeciti giustifica pienamente un trattamento sanzionatorio più severo, poiché evidenzia l’inefficacia delle precedenti condanne e la necessità di una risposta penale più incisiva.

Le motivazioni della sentenza sulla falsa attestazione a pubblico ufficiale

I giudici della Suprema Corte hanno fondato la loro decisione su principi giuridici consolidati in materia di falsa attestazione a pubblico ufficiale. La sentenza impugnata aveva già ricostruito in modo chiaro e lineare i fatti e le prove della responsabilità penale dell’Imputato. Di fronte a una ricostruzione dei fatti così solida, i motivi di ricorso presentati dalla difesa sono apparsi del tutto privi di fondamento e aspecifici.

La Cassazione ha richiamato la propria giurisprudenza costante, secondo cui l’atto di impugnazione deve necessariamente confrontarsi con le ragioni del giudice di merito. Poiché la difesa non ha saputo scardinare la logica della condanna per falsa attestazione a pubblico ufficiale, il ricorso è stato giudicato del tutto inammissibile. I giudici hanno ritenuto corretto anche il calcolo della pena, comprensivo dell’aggravante della recidiva.

Le conclusioni della Cassazione e la condanna alle spese

La decisione finale della Suprema Corte ha sancito la totale sconfitta dell’Imputato. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso e hanno confermato integralmente la condanna inflitta nei precedenti gradi di giudizio. Questa pronuncia comporta conseguenze economiche immediate e pesanti per il ricorrente.

Oltre a dover scontare la pena stabilita, L’Imputato deve pagare le spese del procedimento giudiziario. La Corte lo ha inoltre condannato al pagamento della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa sanzione pecuniaria aggiuntiva serve a scoraggiare la presentazione di ricorsi manifestamente infondati che intasano inutilmente la macchina della giustizia.

Cosa rischia chi dichiara false generalità a un pubblico ufficiale?
Chi fornisce dati falsi sulla propria identità a un pubblico ufficiale commette il reato previsto dall’articolo 495 del codice penale e rischia la reclusione da uno a sei anni.

Quando un ricorso in Cassazione viene considerato inammissibile?
Il ricorso è inammissibile quando i motivi presentati sono generici, non contestano direttamente la sentenza d’appello o ripropongono tesi già respinte dai giudici precedenti.

Quali sono le conseguenze economiche se la Cassazione respinge il ricorso?
Chi presenta un ricorso inammissibile viene condannato a pagare le spese del processo e una sanzione pecuniaria, solitamente di tremila euro, a favore della Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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