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Falsa Attestazione a Pubblico Ufficiale: Ricorso Generico, Condanna Certa

Un soggetto, condannato per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione lamentando unicamente una pena troppo severa. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché le motivazioni erano generiche e non contestavano in modo specifico i criteri utilizzati dai giudici di merito. Questa decisione ha reso la condanna definitiva e ha comportato per il ricorrente l’obbligo di pagare le spese processuali e un’ulteriore sanzione economica. La sentenza sottolinea l’importanza di formulare ricorsi dettagliati e non limitarsi a una critica superficiale della pena.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 6499 Anno 2023
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Pubblicato il 22 aprile 2026 in Giurisprudenza Penale

Dichiarare il falso a un pubblico ufficiale: quando il ricorso è inutile

Fornire informazioni non veritiere a un’autorità può avere conseguenze serie, integrando il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci offre uno spunto importante non tanto sul reato in sé, quanto sulla corretta modalità di contestare una condanna. La vicenda dimostra come un ricorso presentato senza la dovuta specificità sia destinato a fallire, rendendo la sentenza precedente definitiva e aggiungendo ulteriori costi per chi lo propone. Questo caso evidenzia un principio fondamentale del nostro sistema processuale: non basta avere ragione, bisogna saperla far valere nel modo corretto.

La vicenda: una condanna per false dichiarazioni

I fatti all’origine della vicenda sono semplici e chiari. Una persona è stata processata e condannata per aver violato l’articolo 495 del Codice Penale. In pratica, durante un’interazione con un pubblico ufficiale, ha fornito dichiarazioni false riguardo alla propria identità o alle proprie qualità personali. La condanna, emessa dai giudici di merito, ha stabilito sia la colpevolezza sia l’entità della pena da scontare, ritenuta proporzionata alla gravità del fatto commesso.

Il ricorso in Cassazione contro la pena

Insoddisfatto della decisione, l’imputato ha deciso di giocare l’ultima carta a sua disposizione: il ricorso alla Corte di Cassazione. È importante notare che l’obiettivo del ricorso non era contestare la colpevolezza, ormai data per assodata. L’unica doglianza riguardava l’eccessività del trattamento sanzionatorio. In altre parole, il ricorrente sosteneva che la pena inflitta fosse troppo dura rispetto al reato commesso. La sua difesa si è concentrata esclusivamente su questo aspetto, chiedendo ai giudici supremi una riduzione della sanzione.

Perché il ricorso per la falsa attestazione a pubblico ufficiale è stato respinto

L’esito del ricorso è stato negativo, ma non perché i giudici abbiano ritenuto giusta la pena. La Corte di Cassazione non è nemmeno entrata nel merito della questione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Il motivo risiede in un vizio di forma, ovvero la sua genericità. La legge processuale penale richiede che i motivi di ricorso siano specifici, cioè che indichino con precisione le parti del provvedimento impugnato e le ragioni di diritto che ne giustificherebbero l’annullamento. Limitarsi a definire una pena ‘eccessiva’ senza smontare punto per punto il ragionamento del giudice che l’ha decisa, non è sufficiente. È una critica sterile che non permette alla Corte di svolgere il suo ruolo di controllo sulla corretta applicazione della legge.

Le motivazioni: la specificità è un requisito essenziale

La Corte di Cassazione, nella sua ordinanza, ha ribadito un principio consolidato: chi impugna una sentenza ha l’onere di confrontarsi criticamente con le motivazioni che la sorreggono. Nel caso specifico della falsa attestazione a pubblico ufficiale, i giudici di merito avevano spiegato nel dettaglio perché avevano scelto quella determinata pena, basandosi su criteri previsti dalla legge. Il ricorrente, invece, si è limitato a una lamentela generica, senza contestare analiticamente quei criteri. Non ha spiegato perché il ragionamento del giudice precedente fosse sbagliato dal punto di vista giuridico. Questa mancanza di specificità ha reso il ricorso un atto processuale inutile, incapace di superare il vaglio preliminare di ammissibilità.

Le conclusioni: la condanna diventa definitiva con costi aggiuntivi

La dichiarazione di inammissibilità ha avuto due conseguenze pratiche e molto pesanti per il ricorrente. In primo luogo, la sentenza di condanna è diventata definitiva, il che significa che non può più essere messa in discussione. La pena stabilita dovrà essere scontata. In secondo luogo, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende. In sostanza, un ricorso mal formulato non solo non ha prodotto alcun beneficio, ma ha peggiorato la sua posizione economica. La vicenda insegna che la difesa tecnica in un processo penale richiede precisione e rigore, soprattutto nell’ultimo grado di giudizio.

Cosa significa commettere il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale?
Significa mentire a un funzionario pubblico, come un poliziotto o un cancelliere, riguardo alla propria identità, nome, stato civile o altre qualità personali rilevanti.

Posso fare ricorso in Cassazione solo perché ritengo una pena troppo alta?
Sì, ma il ricorso deve essere specifico. Bisogna spiegare dettagliatamente perché i criteri usati dal giudice per decidere la pena sono sbagliati secondo la legge, non basta una lamentela generica.

Cosa succede se un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
La sentenza di condanna precedente diventa definitiva e non può più essere impugnata. Inoltre, si viene condannati a pagare le spese processuali e una sanzione economica aggiuntiva.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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