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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: condannato per una bugia

Un automobilista, fermato per un controllo stradale e sprovvisto di documenti, fornisce ai Carabinieri false generalità. La Corte di Cassazione ha confermato la sua condanna per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. Secondo i giudici, in assenza di documenti, la dichiarazione verbale assume il valore di una vera e propria attestazione formale. Mentire sulla propria identità in queste circostanze integra pienamente il reato previsto dall’articolo 495 del codice penale. L’automobilista perde quindi il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 19755 Anno 2023
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Pubblicato il 11 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale

Dichiarare il falso alla Polizia è reato: il caso

Fornire informazioni non veritiere a un pubblico ufficiale può avere conseguenze penali molto serie. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito questo principio, chiarendo che anche una semplice bugia verbale durante un controllo stradale può integrare il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. Questo caso specifico dimostra come la legge consideri la parola data a un agente di polizia, specialmente in assenza di documenti, come un atto formale e vincolante. La vicenda analizzata offre uno spunto importante per comprendere la gravità di tali comportamenti e le responsabilità che ne derivano.

Il controllo stradale e le false generalità

I fatti all’origine della vicenda sono semplici e comuni. Un automobilista viene fermato dalle Forze dell’Ordine per un normale controllo di routine sulla circolazione stradale. Al momento della richiesta dei documenti, l’uomo ne risulta sprovvisto. Trovandosi in difficoltà, decide di fornire verbalmente delle generalità non corrispondenti al vero, sperando probabilmente di eludere eventuali conseguenze o controlli più approfonditi. Le Forze dell’Ordine, tuttavia, accertano la falsità delle dichiarazioni e procedono a denunciare l’automobilista per il reato previsto dall’articolo 495 del codice penale.

La parola data a un agente ha valore legale

La difesa dell’imputato ha tentato di minimizzare la gravità del fatto, ma la sua tesi non ha trovato accoglimento nei vari gradi di giudizio. Il punto centrale della questione giuridica ruota attorno al valore da attribuire a una dichiarazione verbale resa a un pubblico ufficiale. Secondo la Corte, quando una persona è priva di documenti di identità, le sue parole diventano l’unico strumento a disposizione dell’agente per procedere all’identificazione. In questo contesto, la dichiarazione non è una semplice affermazione informale, ma si trasforma in una vera e propria attestazione con rilevanza giuridica. Mentire, quindi, equivale a falsificare un’attestazione destinata a un atto pubblico.

Il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale

L’articolo 495 del codice penale punisce chiunque dichiara o attesta falsamente a un pubblico ufficiale, in un atto pubblico, l’identità o le qualità proprie o altrui. La norma mira a proteggere la fiducia che la collettività ripone negli atti formati dalla pubblica amministrazione. La Corte di Cassazione ha specificato che le dichiarazioni rese durante un controllo di polizia, anche se verbali, sono preordinate a garantire al pubblico ufficiale l’identità della persona controllata. Di conseguenza, se mendaci, integrano pienamente la fattispecie di falsa attestazione a pubblico ufficiale. Questa interpretazione distingue nettamente tale reato dalla meno grave ipotesi prevista dall’articolo 496 del codice penale, che punisce genericamente le false dichiarazioni sull’identità.

Le motivazioni: perché la dichiarazione verbale è un’attestazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’automobilista, confermando la sua condanna. Nelle motivazioni, i giudici hanno spiegato in modo chiaro il loro ragionamento. La condotta di chi, privo di documenti, fornisce false generalità ai carabinieri durante un controllo, integra il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. Le dichiarazioni, infatti, rivestono il carattere di un’attestazione formale, poiché sono l’unico mezzo disponibile per l’identificazione. La loro falsità compromette la fede pubblica e la corretta funzione amministrativa. La Corte ha richiamato un suo precedente orientamento, sottolineando come la modifica legislativa del 2008 abbia rafforzato la tutela penale in questi casi.

Le conclusioni: condanna definitiva e pagamento delle spese

L’esito del processo è stato sfavorevole per l’automobilista. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, rendendo definitiva la condanna per il reato contestato. Oltre alla conferma della colpevolezza, l’uomo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende. Questa decisione finale sancisce un principio chiaro: mentire alla polizia durante un controllo non è mai una scelta priva di conseguenze e la legge punisce severamente chi tenta di ingannare un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni.

Cosa succede se dico un nome falso alla polizia durante un controllo?
Si commette il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale, punito dall’articolo 495 del codice penale, anche se la dichiarazione è solo verbale.

È diverso mentire se non ho con me i documenti?
Sì, la Cassazione ha chiarito che proprio l’assenza di documenti rende la dichiarazione verbale un’attestazione con valore legale, aggravando di fatto la condotta.

Perché il controllo stradale rientra nel reato dell’art. 495 c.p.?
Perché le dichiarazioni rese in quella circostanza sono destinate a essere inserite in un atto pubblico, come il verbale di identificazione, e servono a garantire l’identità della persona al pubblico ufficiale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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