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Evasione per malore: lo stato di necessità non giustifica il furto

Una donna, agli arresti domiciliari, evade per recarsi in guardia medica a causa di un malore e, nella stessa notte, commette un furto in una struttura sanitaria. Condannata per evasione e furto, si difende invocando lo stato di necessità per l’allontanamento dal domicilio. La Corte di Cassazione conferma la condanna, respingendo la sua tesi. I giudici stabiliscono che lo stato di necessità non sussiste, perché la donna aveva alternative per gestire il suo problema di salute, come chiamare i soccorsi, e la sua lunga assenza, durante la quale ha commesso un altro reato, era ingiustificata. La sua richiesta viene quindi dichiarata inammissibile.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 13516 Anno 2026
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Pubblicato il 21 aprile 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Evasione e malore: quando lo stato di necessità non basta

Una recente sentenza della Corte di Cassazione chiarisce i limiti della causa di giustificazione dello stato di necessità in caso di evasione dagli arresti domiciliari. La vicenda riguarda una donna che, trovandosi ai domiciliari, si era allontanata dalla propria abitazione per poi commettere, insieme a un complice, un furto ai danni di due pazienti di una struttura sanitaria. La donna è stata condannata sia per il furto che per il reato di evasione. La sua linea difensiva si è concentrata su un punto cruciale: l’allontanamento era stato causato da un malore improvviso e dalla necessità di procurarsi farmaci, configurando, a suo dire, uno stato di necessità.

La ricostruzione dei fatti

La vicenda ha inizio quando una donna, sottoposta alla misura degli arresti domiciliari, lascia la sua abitazione. Invece di rientrare, si reca prima presso una guardia medica per chiedere dei farmaci e, successivamente, si introduce con un complice in una struttura sanitaria. Qui, i due rubano le borse e i portafogli di due pazienti ricoverati. Le forze dell’ordine, intervenute poco dopo, identificano e arrestano la donna nelle vicinanze del luogo del furto. Oltre all’accusa per il furto aggravato, scatta inevitabilmente anche quella per il reato di evasione, essendo la donna legalmente obbligata a rimanere nel suo domicilio.

La difesa della donna e lo stato di necessità

Di fronte ai giudici, la donna ha giustificato la sua evasione sostenendo di trovarsi in uno stato di necessità. Ha raccontato di aver subito un trauma facciale nel pomeriggio e di aver sofferto di forti dolori durante la notte, che la costrinsero a cercare assistenza medica e farmaci specifici. Secondo la sua versione, non aveva altra scelta se non quella di uscire di casa per farsi visitare. Questa argomentazione mira a rendere non punibile l’evasione, sostenendo che sia stata una scelta obbligata per evitare un danno grave alla sua salute.

I requisiti per un valido stato di necessità

La legge prevede che lo stato di necessità possa giustificare un reato solo a condizioni molto rigide. Occorre dimostrare l’esistenza di un pericolo attuale e inevitabile di un danno grave alla persona. Questo significa che la situazione di pericolo deve essere reale e imminente, e non deve esistere alcuna alternativa lecita per evitarlo. Inoltre, il pericolo non deve essere stato volontariamente causato dalla persona che poi commette il reato. In questo caso, i giudici dovevano stabilire se il malore della donna fosse così grave e ingestibile da rendere l’evasione l’unica e inevitabile soluzione possibile.

Le motivazioni: perché lo stato di necessità è stato escluso

La Corte di Cassazione ha respinto completamente la tesi difensiva, confermando le decisioni dei giudici precedenti. La motivazione è chiara: mancavano i presupposti fondamentali dello stato di necessità. Innanzitutto, la situazione non era ‘inevitabile’. La donna avrebbe potuto e dovuto percorrere strade alternative, come contattare il 118 per ricevere soccorso a domicilio o chiedere un’autorizzazione preventiva alle autorità per allontanarsi. Invece, ha scelto autonomamente di violare i domiciliari. Inoltre, la sua condotta successiva ha smentito l’urgenza. È rimasta fuori casa per quasi otto ore, un tempo sproporzionato rispetto a una presunta emergenza sanitaria, e durante questo lasso di tempo ha commesso un altro grave reato, il furto. Questo comportamento, secondo i giudici, dimostra che la sua priorità non era la salute, ma altro.

Le conclusioni: la condanna viene confermata

L’esito del processo è stato la dichiarazione di inammissibilità del ricorso e la condanna definitiva della donna. La sentenza ribadisce un principio fondamentale: lo stato di necessità non può essere una scusa generica basata su una percezione soggettiva del pericolo. Deve essere supportato da dati di fatto concreti che dimostrino l’assoluta impossibilità di agire diversamente. L’aver avuto a disposizione alternative lecite e l’aver tenuto un comportamento successivo incompatibile con una situazione di emergenza hanno reso la difesa della donna del tutto infondata, portando alla conferma della sua responsabilità penale per entrambi i reati.

Posso uscire dagli arresti domiciliari se sto male?
È possibile solo in caso di un pericolo grave, attuale e inevitabile per la propria salute, e solo dopo aver tentato ogni altra soluzione, come chiamare i soccorsi e avvisare le autorità. L’allontanamento deve essere strettamente necessario e limitato nel tempo.

Cos’è lo stato di necessità in parole semplici?
È una situazione che rende non punibile un reato, perché è stato commesso per salvare sé stessi o altri da un pericolo imminente di un danno grave, a patto che il pericolo non sia stato causato volontariamente e non fosse evitabile in altro modo.

La Corte di Cassazione può riesaminare i fatti di un processo?
No, la Corte di Cassazione non riesamina i fatti o le prove. Il suo compito è verificare che i giudici dei gradi precedenti abbiano applicato correttamente la legge e motivato la loro decisione in modo logico e senza contraddizioni.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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