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Divieto di bis in idem: due celle diverse costano doppia condanna

Un detenuto, scontento del trasferimento di cella, danneggiava i sanitari della propria stanza e opponeva resistenza agli agenti. Già condannato per un simile danneggiamento avvenuto lo stesso giorno in un’altra cella, l’uomo invocava il divieto di bis in idem, sostenendo di non poter essere giudicato due volte. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che si trattava di condotte distinte su beni diversi (cella 19 e cella 21), escludendo così la violazione del divieto di bis in idem. La Suprema Corte ha inoltre confermato la regolarità del processo d’appello svoltosi senza la presenza fisica del detenuto, non avendo quest’ultimo espresso la volontà di comparire, e ha dichiarato inammissibile la richiesta di prescrizione poiché non sollevata tempestivamente nei precedenti gradi di giudizio.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 29916 Anno 2023
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Pubblicato il 17 giugno 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il divieto di bis in idem e il danneggiamento in cella

Il principio del divieto di bis in idem rappresenta una colonna portante del nostro ordinamento giuridico. Questa regola stabilisce che nessuno può essere giudicato due volte per lo stesso fatto. Tuttavia, l’applicazione pratica di questa tutela solleva spesso dubbi interpretativi complessi, specialmente quando le condotte contestate appaiono simili o avvengono nello stesso giorno. Un caso emblematico riguarda un detenuto che ha danneggiato i sanitari della propria cella in un istituto penitenziario. L’uomo ha cercato di evitare una seconda condanna invocando proprio questa garanzia costituzionale, ma i giudici hanno chiarito i confini precisi della norma.

La differenza tra fatti distinti e lo stesso reato

La vicenda nasce dalla protesta violenta di un detenuto all’interno di una casa circondariale. L’uomo rifiutava categoricamente il trasferimento in una nuova cella stabilito dalla direzione. Per manifestare il proprio dissenso in modo vigoroso, il soggetto ha danneggiato gravemente il lavandino e il water della cella di provenienza, opponendo anche resistenza fisica agli agenti della polizia penitenziaria intervenuti per calmarlo. In precedenza, lo stesso individuo aveva già distrutto i sanitari di un’altra cella dello stesso istituto, condotta per la quale aveva già ricevuto una condanna definitiva passata in giudicato. La difesa ha sostenuto che la nuova contestazione violasse il principio di sbarramento, poiché i fatti erano avvenuti nella medesima giornata e all’interno dello stesso stabilimento carcerario. La distinzione tra un unico reato e più reati diversi risiede però nella diversità materiale dei beni distrutti e delle singole azioni compiute dal colpevole.

La presenza dell’imputato nel rito abbreviato d’appello

Un altro aspect centrale del processo ha riguardato il rispetto delle regole di partecipazione del detenuto alle udienze di secondo grado. La difesa ha lamentato la mancata traduzione (il trasferimento fisico) dell’imputato in aula e lo svolgimento del processo senza la sua presenza diretta. Il codice di procedura penale prevede regole molto specifiche per il rito abbreviato in grado di appello. In questo tipo di procedimento semplificato, che si svolge solitamente in camera di consiglio con trattazione scritta, la presenza fisica dell’imputato non è considerata obbligatoria dalla legge. Spetta esclusivamente al detenuto l’onere di comunicare tempestivamente e formalmente la propria volontà di comparire all’udienza o di segnalare un eventuale legittimo impedimento. In assenza di una esplicita richiesta scritta da parte dell’interessato, il giudice non ha alcun obbligo di disporre l’accompagnamento in aula, e il processo può proseguire e concludersi regolarmente.

Le motivazioni della Cassazione sul divieto di bis in idem

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del detenuto analizzando con precisione la natura dei danneggiamenti. I giudici hanno evidenziato che i due episodi di danneggiamento riguardavano oggetti posizionati in celle diverse, nello specifico la cella numero diciannove e la cella numero ventuno. Anche se i fatti sono avvenuti nella stessa data, si tratta di azioni distinte che hanno colpito beni materiali differenti. Per questa ragione, la Suprema Corte ha stabilito che non esiste alcuna violazione del divieto di bis in idem, poiché i fatti sono storicamente e materialmente diversi. Inoltre, la Corte ha dichiarato inammissibile la richiesta di prescrizione dei reati. Questa eccezione non era stata sollevata durante il primo giudizio di appello, rendendo impossibile la sua trattazione per la prima volta in sede di legittimità.

Le conclusioni sul rigetto del ricorso

La decisione della Suprema Corte conferma la condanna definitiva per il detenuto e lo obbliga al pagamento delle spese processuali. Questa sentenza ribadisce che la tutela contro il doppio giudizio non può essere utilizzata come scudo quando si compiono più azioni criminose distinte, anche se ravvicinate nel tempo. La precisione nella contestazione dei fatti e il rispetto dei tempi per sollevare le eccezioni procedurali rimangono elementi decisivi per l’esito di qualsiasi processo penale.

Quando si applica il divieto di bis in idem nel processo penale?
Questo principio si applica solo quando lo Stato tenta di giudicare una persona due volte per il medesimo fatto storico, inteso come condotta identica nello spazio e nel tempo.

Un detenuto deve essere sempre portato in tribunale per l’appello del rito abbreviato?
No, nel rito abbreviato in appello la presenza dell’imputato detenuto non è obbligatoria, a meno che l’interessato non ne faccia esplicita richiesta comunicando la volontà di comparire.

Si può chiedere la prescrizione di un reato per la prima volta in Cassazione?
No, non è possibile sollevare per la prima volta davanti alla Corte di Cassazione questioni sulla prescrizione legate all’applicazione della recidiva se queste non sono state presentate nei precedenti motivi d’appello.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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