La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che aveva negato una misura alternativa alla detenzione. La decisione si fonda sulla conclamata inidoneità del domicilio proposto, motivata sia dai rischi derivanti da una convivenza con il padre, sia dalla precarietà di una soluzione abitativa alternativa in comodato, per la quale mancava una formale dichiarazione di disponibilità da parte del proprietario. La Suprema Corte ha stabilito che il ricorso mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, confermando così la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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