La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per coltivazione e detenzione di oltre 1,8 kg di cannabis. La Corte ha stabilito che un simile quantitativo di droga, da cui si potevano ricavare quasi 3.900 dosi, è un elemento oggettivo incompatibile con la tesi dell'uso personale e configura il reato di spaccio, escludendo anche l'ipotesi del fatto di lieve entità. Il ricorso è stato inoltre respinto per la genericità dei motivi, che non criticavano analiticamente la sentenza impugnata.
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