La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un soggetto coinvolto nella coltivazione di stupefacenti, dichiarando il ricorso inammissibile. La difesa sosteneva l'inoffensività della condotta, ma i giudici hanno rilevato la presenza di 528 mg di principio attivo, quantitativo idoneo a produrre effetti droganti. Inoltre, sono stati acquisiti elementi probatori che dimostravano la finalizzazione della coltivazione allo spaccio, escludendo così la tesi dell'uso esclusivamente domestico o rudimentale.
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