La Corte di Cassazione conferma la condanna per riciclaggio di criptovalute e abusivismo finanziario nei confronti di un soggetto che offriva un servizio di cambio tra valuta legale e virtuale. La sentenza chiarisce che tale attività, se presentata come un'opportunità di investimento, rientra nella nozione di 'prodotto finanziario'. Inoltre, per la configurabilità del riciclaggio, sono sufficienti gravi indizi (come commissioni elevate e anonimato dei clienti) per desumere l'origine illecita dei fondi, senza la necessità di individuare lo specifico reato presupposto.
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