La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 35163/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato per truffa. Il caso riguardava un raggiro ai danni di un soggetto, che era stato indotto a effettuare pagamenti utilizzando il conto corrente della madre. La Corte ha ribadito un principio fondamentale sulla truffa persona offesa: non è necessaria l'identità tra chi viene ingannato e chi subisce il danno patrimoniale. È sufficiente un nesso causale tra il raggiro e il danno. Inoltre, ha chiarito che il diritto di querela spetta a chi subisce il danno economico, che in questo caso poteva essere anche il figlio ingannato, in quanto privato di un profitto atteso.
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