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Diritto all’interprete: quando la nullità non regge

Due imputati stranieri hanno proposto ricorso per Cassazione contestando la violazione dell’art. 143 c.p.p. ed eccependo la nullità della sentenza per mancato rispetto del diritto all’interprete. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili e manifestamente infondati. I giudici hanno accertato che il primo imputato aveva dichiarato espressamente in aula di comprendere e parlare la lingua italiana. Il secondo imputato, pur assistito da un interprete durante il dibattimento, non era presente alla lettura del dispositivo e non ha mai richiesto personalmente la traduzione del provvedimento per impugnarlo, atto comunque regolarmente depositato dal difensore. La Corte ha condannato entrambi al pagamento delle spese e di tremila euro alla cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 44157 Anno 2022
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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il rispetto delle garanzie linguistiche nel processo penale

Il processo penale italiano tutela con estremo rigore la comprensione degli atti da parte dell’accusato. La legge riconosce all’imputato allofono il pieno diritto all’interprete per comprendere le accuse e partecipare attivamente alla propria difesa. Questo presidio garantisce un processo equo. Tuttavia, l’eccezione di mancata assistenza linguistica non può diventare un mero pretesto difensivo sollevato in modo generico dopo la condanna.

La Suprema Corte di Cassazione ha chiarito i limiti applicativi di tale tutela. Il giudice valuta la reale conoscenza della lingua e la tempestività delle istanze difensive. L’abuso dello strumento processuale comporta sanzioni severe a carico del ricorrente.

La vicenda processuale e la contestazione degli imputati

Due soggetti imputati in un procedimento penale hanno impugnato la sentenza della Corte di Appello. I ricorrenti hanno fondato il ricorso sulla violazione dell’articolo 143 del codice di procedura penale. Entrambi hanno sostenuto che l’omessa traduzione integrale degli atti avesse compromesso i loro diritti difensivi.

La difesa ha quindi eccepito la nullità assoluta della pronuncia di condanna. La richiesta mirava all’annullamento della decisione di secondo grado per ottenere la celebrazione di un nuovo giudizio.

La verifica dei requisiti per il diritto all’interprete

I giudici di legittimità hanno analizzato i verbali delle precedenti fasi di merito. L’esame ha rivelato una realtà fattuale totalmente incompatibile con le doglianze sollevate.

Il primo imputato era presente in aula durante il dibattimento. L’accusato aveva dichiarato in modo esplicito dinanzi al giudice di parlare e comprendere perfettamente la lingua italiana. Tale affermazione rende superflua la nomina di un traduttore e priva di fondamento qualsiasi successiva eccezione di nullità.

La posizione del secondo imputato presentava tratti differenti ma ugualmente lineari. Il soggetto aveva beneficiato dell’assistenza continuativa dell’interprete per l’intera durata del processo. L’imputato è rimasto assente soltanto al momento della lettura del dispositivo finale. Il cittadino straniero non ha mai formulato una richiesta personale per ottenere la traduzione del provvedimento al fine di proporre impugnazione. L’avvocato difensore ha comunque redatto e depositato tempestivamente l’atto di ricorso, garantendo la piena tutela dei diritti.

Le motivazioni sul diritto all’interprete

La Corte di Cassazione ha ritenuto i ricorsi totalmente inammissibili per genericità e manifesta infondatezza. I ricorrenti si sono limitati a riproporre censure già vagliate e respinte dai giudici di merito con motivazioni ineccepibili.

L’ordinanza ribadisce che il diritto all’interprete non opera in astratto. La dichiarazione spontanea di conoscenza dell’italiano esclude la necessità dell’ausilio linguistico. Inoltre, l’assenza alla lettura della sentenza impone all’interessato una richiesta espressa di traduzione, passaggio omesso nel caso di specie.

La reiterazione sterile di motivi già motivatamente respinti costituisce un vizio formale insanabile dell’impugnazione.

Le conclusioni sul diritto all’interprete

La Corte Suprema ha dichiarato l’inammissibilità definitiva dei ricorsi. Il collegio ha respinto tutte le eccezioni procedurali sollevate dalle difese.

I giudici hanno condannato ciascun ricorrente al pagamento delle spese del procedimento. La Corte ha inoltre inflitto a ciascun imputato il versamento di tremila euro in favore della cassa delle ammende per aver promosso un ricorso privo di qualsiasi fondamento giuridico.

Cosa accade se l’imputato dichiara di comprendere la lingua italiana durante il processo?
La dichiarazione esplicita di comprendere e parlare l’italiano esclude l’obbligo del giudice di nominare un interprete e impedisce di eccepire successivamente la nullità degli atti per mancata traduzione.

L’imputato assente alla lettura della sentenza ha diritto automatico alla traduzione dell’atto?
L’imputato deve richiedere espressamente la traduzione della sentenza per poter beneficiare di un eventuale prolungamento o ripristino dei termini di impugnazione.

Quali conseguenze comporta un ricorso per Cassazione manifestamente infondato?
La dichiarazione di inammissibilità comporta la condanna al pagamento delle spese di giudizio e a una sanzione pecuniaria da versare alla cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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