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Diritti del detenuto in regime differenziato: Cassazione tutela l’alimentazione

Un detenuto in regime differenziato ha contestato la limitazione nell’acquisto di prodotti alimentari, disponibili invece per i detenuti comuni. Il Tribunale di Sorveglianza ha accolto il suo reclamo. Il Ministero della Giustizia ha fatto ricorso, sostenendo che la richiesta non fosse un diritto e che i detenuti in regime differenziato dovessero avere le stesse opzioni dei detenuti comuni per evitare gerarchie. La Cassazione ha dichiarato il ricorso del Ministero inammissibile. Ha ribadito che negare ai detenuti in regime differenziato l’acquisto di alimenti disponibili per gli altri è ingiustificato e rappresenta un “surplus di afflittività”, violando i diritti del detenuto in regime differenziato.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 35068 Anno 2022
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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

I diritti del detenuto in regime differenziato: un caso di parità alimentare

La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato un tema cruciale riguardante i diritti del detenuto in regime differenziato. La sentenza chiarisce importanti aspetti sulla parità di trattamento all’interno degli istituti penitenziari, specialmente per quanto riguarda l’accesso ai beni di prima necessità. Questo caso sottolinea come anche in contesti di massima restrizione, come il regime detentivo differenziato, debbano essere garantiti principi fondamentali per evitare sofferenze ingiustificate. Analizziamo i fatti e la decisione della Suprema Corte.

Il caso del detenuto e il suo reclamo

Un detenuto, sottoposto al regime penitenziario differenziato, ha presentato un reclamo. Il detenuto lamentava di non poter acquistare alcuni prodotti alimentari. Questi prodotti erano invece regolarmente disponibili per i detenuti sottoposti al regime ordinario. Il Tribunale di Sorveglianza ha esaminato la sua richiesta. Ha poi accolto il reclamo del detenuto. Il Tribunale ha quindi disposto che l’Amministrazione penitenziaria consentisse l’acquisto di tali prodotti. Questi beni erano presenti nel modello di acquisto (il cosiddetto ‘modello 72’) degli istituti di reclusione comuni.

La posizione del Ministero della Giustizia

Il Ministero della Giustizia ha deciso di ricorrere contro questa decisione. Il Ministero ha denunciato una violazione delle norme sull’ordinamento penitenziario, in particolare gli articoli 35-bis e 41-bis. Ha sostenuto che la possibilità di acquisto concessa fosse la stessa dei detenuti in regime di media sicurezza. Secondo il Ministero, il provvedimento del Tribunale contrastava con la giurisprudenza. Questa giurisprudenza prevedeva l’applicazione dello stesso modello 72 per tutti i detenuti, anche quelli in regime differenziato. Questo serviva a evitare la creazione di posizioni di supremazia tra i gruppi di detenuti. Il Ministero riteneva inoltre che la pretesa del detenuto fosse un mero interesse di fatto, non un diritto tutelabile in sede giudiziaria.

La tutela dei diritti del detenuto in regime differenziato

La Cassazione ha esaminato il ricorso del Ministero. Ha richiamato un orientamento giurisprudenziale consolidato. Questo orientamento stabilisce che un reclamo contro un provvedimento dell’Amministrazione penitenziaria è ammissibile solo se riguarda una posizione giuridica soggettiva del detenuto. L’articolo 69 dell’Ordinamento penitenziario qualifica questa posizione come un vero e proprio “diritto”. La Corte ha ritenuto che il caso in esame rientrasse pienamente in questa categoria. La questione riguardava infatti l’acquisto di generi alimentari per i detenuti sottoposti al regime differenziato, regolato dall’articolo 41-bis dell’Ordinamento penitenziario. Questo aspetto è fondamentale per la tutela dei diritti del detenuto in regime differenziato.

Il principio del “surplus di afflittività” nel regime differenziato

La Corte ha affermato che il diritto ad alimentarsi è una posizione soggettiva configurabile. Si tratta di una questione che incide direttamente sul diritto alla salute. Inoltre, la Cassazione ha evidenziato la necessità di evitare differenziazioni irragionevoli nel trattamento. Questo vale tra il regime differenziato e la disciplina ordinaria. Una limitazione ingiustificata si tradurrebbe in un “supplemento di ingiustificata afflittività” per il detenuto. Questo concetto, già espresso dalla Corte Costituzionale in diverse sentenze, è cruciale. Significa che non si possono imporre ulteriori sofferenze non necessarie. Questo principio è fondamentale per bilanciare la sicurezza con i diritti del detenuto in regime differenziato.

Le motivazioni della sentenza sui diritti del detenuto in regime differenziato

La Cassazione ha confermato il suo consolidato orientamento. Ha stabilito che è illegittima la disposizione dell’Amministrazione penitenziaria. Questa disposizione, nell’individuazione dei generi alimentari acquistabili al sopravvitto (cioè i beni che i detenuti possono comprare a proprie spese), vieta l’acquisto di quelli compresi nel modello 72 dei detenuti ordinari. La previsione di un regime differenziato, per quanto riguarda i beni alimentari acquistabili, è ingiustificata. Essa si risolve in un irragionevole “surplus di afflittività” del regime carcerario differenziato. La Corte ha quindi ribadito che limitare l’accesso a beni alimentari comuni per i detenuti in regime differenziato non ha una giustificazione valida. Questo costituisce un’ulteriore e non necessaria restrizione che va contro i fondamentali diritti del detenuto in regime differenziato.

Le conclusioni della Cassazione: chi vince e le conseguenze

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del Ministero della Giustizia inammissibile. Questo significa che il Ministero ha perso la causa. La decisione del Tribunale di Sorveglianza, che aveva accolto il reclamo del detenuto, rimane valida. Di conseguenza, l’Amministrazione penitenziaria dovrà consentire al detenuto in regime differenziato di acquistare i prodotti alimentari che prima gli erano negati. Questi prodotti sono quelli disponibili per i detenuti in regime ordinario. La sentenza non ha previsto condanne alle spese per il Ministero. Questa pronuncia rafforza la tutela dei diritti del detenuto in regime differenziato. Essa stabilisce un principio importante di parità di trattamento per quanto riguarda l’accesso ai beni di consumo essenziali, evitando restrizioni ingiustificate che aumenterebbero la sofferenza detentiva.

Cos’è il regime detentivo differenziato?
Il regime detentivo differenziato, noto anche come 41-bis, è una forma di detenzione più restrittiva applicata a detenuti considerati particolarmente pericolosi, spesso per reati di criminalità organizzata, con lo scopo di limitare i loro contatti esterni e interni.

I detenuti in regime differenziato hanno gli stessi diritti degli altri?
Nonostante le maggiori restrizioni, i detenuti in regime differenziato mantengono i diritti fondamentali. La Cassazione ha stabilito che limitazioni ingiustificate, come quelle sull’acquisto di beni alimentari comuni, costituiscono un ‘surplus di afflittività’ e sono illegittime.

Cosa significa ‘surplus di afflittività’?
Il ‘surplus di afflittività’ si riferisce a un’ulteriore e non necessaria sofferenza imposta al detenuto, oltre a quella intrinseca alla privazione della libertà. La giurisprudenza lo considera illegittimo quando non è giustificato da esigenze di sicurezza o trattamento.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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