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Diffamazione: assolto il testimone che offende

La Corte di Cassazione ha confermato l’assoluzione di una donna accusata di Diffamazione per aver definito un medico ‘cretino’ e ‘inadatto’ durante una testimonianza in tribunale. La Corte ha stabilito che tali espressioni, sebbene offensive, sono state pronunciate nell’adempimento del dovere di testimone (Art. 51 c.p.), rispondendo a domande specifiche su una conversazione privata precedentemente registrata. Il ricorso della parte civile è stato dichiarato inammissibile anche in relazione alle doglianze sulla ricostituzione del fascicolo processuale smarrito, non ravvisando alcuna nullità procedurale.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 46890 Anno 2023
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Pubblicato il 29 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Diffamazione: quando il dovere di testimoniare esclude il reato

Nel panorama giuridico italiano, il reato di Diffamazione trova un limite invalicabile nelle cosiddette cause di giustificazione. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un testimone che, durante un’udienza, ha utilizzato espressioni fortemente denigratorie nei confronti di un professionista sanitario. La questione centrale riguarda il bilanciamento tra la tutela della reputazione e l’obbligo di riferire la verità davanti al giudice.

I fatti e il contesto processuale

La vicenda trae origine da un procedimento penale in cui un’imputata era stata chiamata a deporre come testimone. Durante l’interrogatorio, rispondendo a domande su una conversazione privata intercettata, la donna aveva confermato di aver definito un medico come ‘cretino’ e ‘inadatto alla professione’. Il medico, sentendosi leso nella propria onorabilità, aveva agito per il reato di Diffamazione.

Sia il Giudice di Pace che il Tribunale avevano assolto l’imputata, ritenendo che la sua condotta fosse coperta dalla scriminante dell’adempimento di un dovere. La parte civile ha quindi proposto ricorso in Cassazione, lamentando anche vizi procedurali legati allo smarrimento e alla successiva ricostituzione del fascicolo d’ufficio.

La decisione della Suprema Corte sulla Diffamazione

La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la validità delle sentenze di merito. Gli Ermellini hanno chiarito che, quando un soggetto è chiamato a testimoniare, ha l’obbligo giuridico di rispondere secondo verità alle domande poste dalle parti e dal giudice. Se le espressioni offensive sono funzionali a tale dovere e costituiscono la risposta diretta a quesiti specifici, scatta la protezione prevista dall’Art. 51 del codice penale.

La ricostituzione del fascicolo smarrito

Un punto tecnico rilevante ha riguardato la gestione dei documenti processuali persi. La Corte ha ribadito che la ricostituzione degli atti mancanti non è soggetta a rigidi vincoli di forma a pena di nullità. Il diritto al contraddittorio è garantito se la parte può contestare il contenuto degli atti ricostruiti nei gradi successivi del giudizio, come avvenuto nel caso di specie.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza si fondano sulla natura del dovere testimoniale. Il testimone non ha agito con l’intento gratuito di offendere (animus diffamandi), ma ha semplicemente dato conto del contenuto di una conversazione passata su sollecitazione delle parti processuali. La Corte ha evidenziato che le valutazioni professionali espresse, pur essendo dure, erano strettamente connesse al tema probatorio del processo in cui la donna era escussa. Inoltre, l’assenza di alcuni documenti nel fascicolo ricostruito non è stata ritenuta decisiva, poiché non avrebbero comunque potuto mutare l’esito della decisione sulla scriminante.

Le conclusioni

Le conclusioni della Cassazione sottolineano che la tutela della reputazione non può paralizzare l’attività giudiziaria né sanzionare chi adempie correttamente ai propri obblighi processuali. La Diffamazione non sussiste se l’offesa è una conseguenza inevitabile della narrazione veritiera dei fatti richiesta in aula. Questa sentenza offre un importante chiarimento per chiunque si trovi a dover testimoniare su fatti che coinvolgono la sfera personale o professionale di terzi, ribadendo la prevalenza dell’interesse pubblico alla giustizia.

Un testimone può essere querelato per le parole dette in aula?
Sì, ma se le parole sono pronunciate per rispondere a domande pertinenti e per adempiere al dovere di dire la verità, il testimone è protetto dalla scriminante dell’adempimento di un dovere.

Cosa accade se i documenti di un processo vengono persi?
Il giudice dispone la ricostituzione degli atti. Eventuali errori formali in questa fase non portano alla nullità della sentenza se il diritto di difesa è comunque garantito nei gradi successivi.

Definire un medico inadatto costituisce sempre reato?
In generale può essere diffamatorio, ma nel contesto di una testimonianza giudiziale, se l’affermazione serve a chiarire i fatti oggetto di causa, il reato viene escluso.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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