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Dichiarazione Fraudolenta: Cassazione inammissibile

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di elementi passivi fittizi. Il caso riguardava una complessa frode IVA attuata tramite società cartiere per ottenere indebiti crediti. La Suprema Corte ha rigettato i motivi relativi alla prescrizione, chiarendo che il termine si calcola fino alla data di deliberazione della sentenza d’appello, e ha confermato la piena utilizzabilità delle prove testimoniali ‘de relato’ in assenza di una specifica richiesta di esame della fonte diretta.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 39969 Anno 2024
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Pubblicato il 5 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Dichiarazione Fraudolenta: Cassazione Inammissibile per Prescrizione e Vizi di Prova

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 39969/2024, ha fornito importanti chiarimenti su aspetti procedurali cruciali in materia di reati tributari. La pronuncia riguarda un caso di dichiarazione fraudolenta e si sofferma sul calcolo dei termini di prescrizione e sull’utilizzabilità della testimonianza ‘de relato’ nel processo penale. Questa decisione ribadisce il rigore con cui vengono valutati i motivi di ricorso, specialmente quando tendono a una rivalutazione del merito dei fatti, preclusa in sede di legittimità.

I Fatti del Caso: Una Complessa Frode IVA

L’amministratore di una società S.r.l. veniva condannato per aver inserito elementi passivi fittizi nella dichiarazione IVA relativa all’anno d’imposta 2012, per un valore di quasi 400.000 euro. L’indagine era partita da una segnalazione delle autorità fiscali portoghesi riguardo a una società cliente, risultata essere un’entità fittizia e inesistente.

La ricostruzione degli inquirenti aveva svelato un complesso meccanismo fraudolento: la società dell’imputato simulava vendite a questa entità portoghese per acquisire lo status di ‘esportatore abituale’ e creare un ingente credito IVA. Questo credito veniva poi utilizzato per compensare altri debiti tributari. Il sistema si avvaleva anche di un’altra società italiana, risultata essere una ‘società cartiera’ ed evasore totale, a cui l’azienda dell’imputato cedeva i propri crediti commerciali fittizi. Gli elementi a carico erano schiaccianti: operazioni in un settore totalmente estraneo a quello storico dell’azienda, vendita di materiale informatico obsoleto a prezzi fuori mercato e documentazione di trasporto incompleta.

I Motivi del Ricorso in Cassazione

La difesa dell’imputato ha presentato ricorso in Cassazione basandosi su quattro motivi principali:

  1. Prescrizione del reato: Secondo il ricorrente, il termine massimo di prescrizione sarebbe scaduto prima della pronuncia della sentenza d’appello.
  2. Violazione di norme processuali: La prova a carico si fondava su un processo verbale di constatazione e sulla testimonianza del funzionario verbalizzante, il quale, a dire della difesa, non aveva eseguito personalmente gli accertamenti, rendendo la testimonianza inattendibile.
  3. Vizio di motivazione: Mancanza di prova sui rapporti commerciali con la società cliente finale nell’anno in questione.
  4. Errata valutazione della responsabilità: Le transazioni erano regolarmente registrate e i flussi finanziari erano reali, sostenendo inoltre una disparità di trattamento rispetto a un altro imputato, assolto nel medesimo procedimento.

Le Motivazioni: La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato, rigettando ogni motivo di doglianza con argomentazioni precise e rigorose.

Il Calcolo della Prescrizione: Una Questione di Date

Il primo motivo sulla prescrizione è stato respinto sulla base di un corretto calcolo dei termini. La Corte ha chiarito che, ai fini dell’interruzione del corso della prescrizione, il momento rilevante è la data di deliberazione della sentenza di merito (in questo caso, quella della Corte d’Appello), e non la data successiva del deposito delle motivazioni. Poiché la deliberazione era avvenuta prima della scadenza del termine, anche includendo le sospensioni, l’eccezione di prescrizione è stata correttamente disattesa. La manifesta infondatezza degli altri motivi ha poi impedito un’ulteriore valutazione della prescrizione eventualmente maturata dopo la sentenza d’appello.

La Prova nel Processo Penale e la Dichiarazione Fraudolenta

Il secondo motivo, relativo all’inutilizzabilità della testimonianza ‘de relato’, è stato giudicato infondato. La Cassazione ha ricordato che la testimonianza indiretta è pienamente utilizzabile se la parte non si attiva per chiedere al giudice di sentire il testimone diretto, ovvero la fonte originaria dell’informazione, come previsto dall’art. 195 c.p.p. Era onere della difesa, ritenendo insufficiente la deposizione del funzionario, chiedere l’esame degli altri agenti che avevano materialmente svolto le indagini. In assenza di tale richiesta, la testimonianza resa è legittima e il giudice può fondare su di essa il proprio convincimento.

I Limiti del Giudizio di Legittimità

Gli ultimi due motivi sono stati considerati generici e fattuali. La difesa, infatti, tentava di offrire una lettura alternativa dei fatti e delle prove, contestando la ricostruzione operata dai giudici di merito. La Cassazione ha ribadito che il suo ruolo non è quello di un terzo grado di giudizio sul merito, ma di controllo sulla legittimità e sulla logicità della motivazione. Poiché la Corte d’Appello aveva confermato, con argomentazioni logiche e coerenti, la ricostruzione del Tribunale (società portoghese fittizia, merce obsoleta, meccanismo fraudolento), non vi era spazio per una censura in sede di legittimità. Anche la presunta disparità di trattamento è stata respinta, in quanto l’assoluzione dell’altro imputato era basata su una valutazione soggettiva (mancanza di prova della consapevolezza della frode), non estensibile automaticamente ad altri coimputati.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza

Questa sentenza offre spunti di riflessione di grande importanza pratica. In primo luogo, consolida il principio secondo cui il dies ad quem per il calcolo della prescrizione nei gradi di merito è la data di deliberazione della sentenza. In secondo luogo, riafferma l’onere della parte processuale di attivarsi per l’assunzione delle prove: la critica a una testimonianza ‘de relato’ non è sufficiente se non accompagnata dalla richiesta di esaminare la fonte diretta. Infine, la decisione sottolinea ancora una volta i confini invalicabili del giudizio di Cassazione, che non può trasformarsi in una nuova valutazione delle prove, ma deve limitarsi a verificare la correttezza giuridica e la tenuta logica della motivazione della sentenza impugnata.

Quando si interrompe la prescrizione nel giudizio d’appello?
La prescrizione del reato si interrompe con la deliberazione della sentenza e non con il successivo deposito delle motivazioni. Pertanto, se il termine di prescrizione scade dopo la data in cui la Corte ha deciso il caso (data della deliberazione), il reato non è ancora prescritto.

È valida la testimonianza di un funzionario di polizia che riferisce su indagini svolte da altri colleghi?
Sì, la testimonianza cosiddetta ‘de relato’ (indiretta) è pienamente utilizzabile nel processo. Diventa inutilizzabile solo se la parte interessata chiede al giudice di sentire i testimoni diretti (cioè coloro che hanno compiuto materialmente gli atti) e il giudice non accoglie tale richiesta.

Perché la Corte di Cassazione ha respinto le critiche sulla ricostruzione dei fatti proposta dall’imputato?
La Corte di Cassazione non può riesaminare i fatti come un giudice di merito. Il suo compito è verificare che la motivazione della sentenza impugnata sia logica, non contraddittoria e giuridicamente corretta. Poiché i giudici d’appello avevano fornito una ricostruzione coerente e ben argomentata, la Cassazione ha ritenuto inammissibili le censure che proponevano semplicemente un’interpretazione alternativa delle prove.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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