\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Determinazione della pena: ricorso respinto e condanna pecuniaria

Il Cittadino ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna a otto mesi di reclusione e 1.200 euro di multa per la violazione delle misure di prevenzione (art. 76 D.Lgs. 159/2011). Il ricorrente contestava la determinazione della pena e la mancata applicazione dello stato di necessità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che i giudici di merito hanno applicato correttamente i criteri di proporzionalità e discrezionalità previsti dagli articoli 132 e 133 del codice penale, tenendo conto anche delle attenuanti generiche. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 31945 Anno 2023
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 19 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

La determinazione della pena e i limiti del ricorso in Cassazione

La corretta determinazione della pena rappresenta uno dei momenti più delicati e complessi dell’intero processo penale. Nel caso specifico che andiamo ad analizzare, un cittadino ha deciso di proporre ricorso davanti alla Corte di Cassazione per contestare la sanzione inflitta nei suoi confronti nei precedenti gradi di giudizio. Il giudice di merito lo aveva condannato alla pena di otto mesi di reclusione e a una multa di 1.200 euro per aver violato le prescrizioni imposte dalle misure di prevenzione antimafia. Il ricorrente riteneva che la sanzione fosse eccessiva e non adeguatamente motivata, invocando inoltre la presenza di uno stato di necessità che avrebbe dovuto giustificare la sua condotta e azzerare la punibilità.

Il caso concreto e la violazione delle misure di prevenzione

La vicenda trae la sua origine dalla condanna del cittadino per la violazione dell’articolo 76 del Decreto Legislativo numero 159 del 2011. Questa specifica norma punisce severamente chi non rispetta gli obblighi e i divieti legati alla misura della sorveglianza speciale. Il Tribunale in primo grado e la Corte d’Appello successivamente hanno accertato la piena responsabilità penale dell’imputato. I giudici di merito hanno escluso la sussistenza di uno stato di necessità, ossia di un pericolo grave e imminente alla persona che potesse scusare la violazione commessa. Nonostante il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, che hanno comunque ridotto la sanzione finale rispetto ai limiti edittali massimi, l’imputato ha deciso di rivolgersi alla Suprema Corte per ottenere una riduzione ulteriore della sanzione.

I limiti del controllo di legittimità sulla misura della sanzione

La Corte di Cassazione ha chiarito in innumerevoli occasioni che non può ridecidere il merito di una causa penale. Il suo compito principale consiste esclusivamente nel verificare che i giudici dei gradi precedenti abbiano applicato correttamente la legge e motivato la decisione in modo logico e coerente. Quando si contesta la determinazione della pena, il ricorrente non può semplicemente richiedere una sanzione più mite o proporre una diversa valutazione dei fatti storici. Il giudice di merito possiede infatti un ampio potere discrezionale che esercita analizzando la gravità del reato e la capacità a delinquere del colpevole. Se questa valutazione rispetta i criteri di proporzionalità e logica imposti dal codice, la Cassazione non ha il potere di intervenire o modificare la decisione.

Le motivazioni: la corretta determinazione della pena

I giudici della Suprema Corte hanno dichiarato il ricorso del cittadino del tutto inammissibile perché manifestamente infondato. Nelle motivazioni del provvedimento, la Corte ha evidenziato come i giudici d’appello abbiano operato una corretta determinazione della pena. La sentenza impugnata ha infatti tenuto conto di tutti gli elementi rilevanti per il caso, a partire dai precedenti penali risultanti dal certificato del condannato. I magistrati di merito hanno applicato in modo coerente gli articoli 132 e 133 del codice penale, bilanciando la gravità del comportamento con la concessione delle attenuanti generiche. La motivazione fornita dai giudici di secondo grado è apparsa logica, proporzionata e priva di vizi giuridici, rendendo impossibile qualsiasi censura in sede di legittimità.

Le conclusioni: l’esito del ricorso e le sanzioni

La decisione della Corte di Cassazione ha messo la parola fine alla vicenda giudiziaria con la dichiarazione di inammissibilità del ricorso. Questo esito comporta conseguenze finanziarie precise e severe per il ricorrente. Oltre alla conferma definitiva della condanna a otto mesi di reclusione e alla multa originaria, il cittadino deve pagare tutte le spese del procedimento. Inoltre, la Corte ha rilevato la colpa del ricorrente nel presentare un ricorso palesemente privo di fondamento giuridico. Per questo motivo, lo ha condannato al versamento della somma di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende, una sanzione prevista dalla legge per scoraggiare l’avvio di cause pretestuose che intasano la giustizia.

Il giudice può decidere la pena in modo del tutto arbitrario?
No, il giudice esercita un potere discrezionale ma deve rispettare i criteri degli articoli 132 e 133 del codice penale e motivare la scelta.

Cosa succede se si presenta un ricorso in Cassazione manifestamente infondato?
La Corte dichiara il ricorso inammissibile e condanna il ricorrente al pagamento delle spese e di una somma alla Cassa delle Ammende.

La Cassazione può ridurre la pena stabilita nei gradi precedenti?
La Cassazione non può ricalcolare la pena, ma può solo verificare se il giudice di merito ha motivato la decisione in modo logico e legale.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati