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Decreto che dispone il giudizio: l’atto che non si può impugnare

L’Imputata, accusata di abbandono di persone minori o incapaci, ha proposto ricorso per cassazione contro il decreto che dispone il giudizio emesso dal Giudice dell’udienza preliminare. La difesa lamentava la mancanza di motivazione circa la ragionevole previsione di condanna, criterio introdotto dalla riforma Cartabia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ribadito che il decreto che dispone il giudizio è un atto di mero impulso processuale e, per il principio di tassatività delle impugnazioni, non è mai autonomamente impugnabile. La riforma Cartabia non ha modificato questa natura né ha introdotto un obbligo di motivazione per il rinvio a giudizio. L’Imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 30745 Anno 2023
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Pubblicato il 20 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il decreto che dispone il giudizio non si può impugnare

Nel sistema penale italiano, la transizione dalla fase delle indagini preliminari al vero e proprio processo rappresenta un momento delicato. Il decreto che dispone il giudizio costituisce l’atto fondamentale con cui il Giudice dell’udienza preliminare stabilisce che l’imputato deve affrontare un processo dibattimentale. Molti cittadini si chiedono se sia possibile contestare immediatamente questa decisione qualora la ritengano ingiusta o priva di adeguate motivazioni. La Corte di Cassazione ha affrontato direttamente questo tema, chiarendo i confini della difesa in questa specifica fase processuale.

Il caso concreto e la contestazione della difesa

La vicenda trae origine dall’accusa mossa nei confronti di un soggetto, definito come L’Imputata, per il reato di abbandono di persone minori o incapaci. Al termine dell’udienza preliminare, il Giudice ha emesso il provvedimento per disporre il processo. L’Imputata, tramite il proprio difensore, ha presentato ricorso direttamente in Cassazione. La difesa ha sostenuto che il Giudice avesse violato le regole introdotte dalla recente riforma Cartabia. Secondo questa nuova normativa, il giudice deve pronunciare una sentenza di non luogo a procedere quando gli elementi raccolti non consentono di formulare una ragionevole previsione di condanna. La difesa lamentava la totale mancanza di motivazione su questo specifico punto all’interno del provvedimento di rinvio a giudizio.

La natura dell’atto e le regole del codice

Per comprendere la decisione dei giudici di legittimità, occorre analizzare la natura del provvedimento contestato. Il codice di procedura penale stabilisce regole rigide sulle decisioni che le parti possono impugnare davanti a un giudice superiore. Questo meccanismo si basa sul principio di tassatività delle impugnazioni. Il provvedimento che ordina il processo non rientra in questo elenco. Esso rappresenta un atto di mero impulso processuale. Questo atto ha lo scopo esclusivo di individuare il giudice competente per la fase successiva e non decide in alcun modo sulla colpevolezza o sull’innocenza della persona accusata.

Le motivazioni della Cassazione sul decreto che dispone il giudizio

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile proprio a causa della natura non impugnabile dell’atto. I giudici hanno spiegato che la riforma Cartabia ha introdotto una nuova regola di giudizio per evitare la celebrazione di processi inutili. Questa regola impone al giudice una valutazione prognostica sul futuro esito del processo. Tuttavia, questa novità non ha modificato la natura del decreto che dispone il giudizio. L’atto rimane un provvedimento di impulso e non richiede una motivazione dettagliata sulle ragioni che spingono a disporre il dibattimento. Il sistema processuale prevede già altri strumenti di garanzia, come l’obbligo per il Pubblico Ministero di chiedere l’archiviazione quando gli elementi raccolti sono insufficienti a sostenere l’accusa. Di conseguenza, la mancanza di una motivazione approfondita sulla previsione di condanna non rende l’atto nullo o impugnabile.

Le conclusioni sul caso e le conseguenze pratiche

La decisione della Corte di Cassazione conferma un orientamento giurisprudenziale consolidato e invalicabile. L’Imputata ha perso il ricorso ed è stata condannata al pagamento delle spese del procedimento. I giudici le hanno anche imposto il versamento di una sanzione pecuniaria pari a tremila euro in favore della Cassa delle Ammende. Questo esito dimostra che i tentativi di bloccare il processo prima del dibattimento attraverso ricorsi non consentiti dalla legge sono destinati a fallire. La verifica delle accuse deve avvenire esclusivamente davanti al giudice del dibattimento, che valuterà liberamente tutte le prove nel contraddittorio tra le parti.

Si può fare ricorso contro il decreto che dispone il giudizio?
No, il decreto che dispone il giudizio è un atto non impugnabile perché serve solo a far avanzare il processo alla fase del dibattimento.

Cosa ha stabilito la riforma Cartabia sul rinvio a giudizio?
La riforma ha stabilito che il giudice deve disporre il processo solo se esiste una ragionevole previsione di condanna dell’imputato.

Cosa rischia chi presenta un ricorso non consentito dalla legge?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile e la persona viene condannata a pagare le spese processuali e una sanzione alla Cassa delle Ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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