DASPO e obbligo di firma: la necessaria valutazione del giudice
Il DASPO (Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive) rappresenta uno degli strumenti più incisivi per la tutela dell’ordine pubblico. Tuttavia, quando tale misura è accompagnata dall’obbligo di presentazione presso gli uffici di polizia, essa incide direttamente sulla libertà personale, richiedendo un controllo giurisdizionale rigoroso e non meramente formale.
Il caso e la contestazione della condotta
La vicenda trae origine da un provvedimento del Questore che imponeva a un tifoso il divieto di accesso agli stadi e l’obbligo di firma per la durata di cinque anni. L’accusa riguardava l’apertura forzata di una porta antipanico e lo strattonamento di uno steward. La difesa aveva presentato una memoria articolata, corredata da filmati, sostenendo che l’azione fosse stata determinata dalla pressione insostenibile della folla all’ingresso, escludendo dunque la pericolosità sociale del soggetto.
La decisione della Corte di Cassazione
I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso, evidenziando come il Giudice per le indagini preliminari (GIP) avesse convalidato la misura con una motivazione definita “apparente”. Il GIP si era limitato a richiamare l’informativa della polizia giudiziaria senza analizzare le deduzioni difensive né visionare i video allegati. La Corte ha ribadito che il giudice della convalida deve compiere un pieno controllo di legalità, verificando l’attribuibilità dei fatti e la sussistenza dei presupposti di urgenza e necessità.
Le motivazioni
Le motivazioni della sentenza si fondano sul principio della riserva di giurisdizione previsto dall’Art. 13 della Costituzione. La Corte chiarisce che l’obbligo di presentazione non può mai essere un automatismo sanzionatorio derivante dalla semplice recidiva. Anche se la legge prevede durate minime per chi ha già subito un precedente DASPO, il giudice ha il dovere di valutare la pericolosità concreta e attuale del destinatario. Nel caso di specie, il precedente risaliva al 2004, rendendo ancora più necessaria una valutazione aggiornata del profilo del soggetto. L’assenza degli allegati nel fascicolo del GIP ha dimostrato l’omesso controllo dei fatti oggetto di contestazione, rendendo l’ordinanza illegittima per vizio di motivazione.
Le conclusioni
In conclusione, la Cassazione ha stabilito che la convalida di un DASPO con prescrizioni limitative della libertà non può risolversi in una verifica burocratica. Il magistrato deve confrontarsi attivamente con le prove fornite dalla difesa e dare conto del proprio convincimento sulla pericolosità sociale del tifoso. L’annullamento con rinvio impone ora al Tribunale di riesaminare il caso, tenendo conto della reale dinamica degli eventi e del tempo trascorso dai precedenti, garantendo che la misura di prevenzione non si trasformi in una sanzione ingiustificata.
Il giudice può convalidare un DASPO senza valutare le prove della difesa?
No, il giudice deve compiere un controllo pieno di legalità e analizzare specificamente le deduzioni difensive, inclusi eventuali video, per verificare la reale dinamica dei fatti.
L’obbligo di firma è automatico in caso di recidiva?
No, nonostante la legge preveda durate specifiche per i recidivi, il giudice deve sempre motivare la pericolosità sociale concreta e attuale del soggetto al momento del provvedimento.
Cosa succede se il GIP non visiona gli allegati della polizia?
L’assenza di verifica degli allegati può determinare un vizio di motivazione, poiché attesta la mancanza di un effettivo controllo sui fatti che hanno generato la misura restrittiva.