\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Danno di speciale tenuità: quando non si applica

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato furto di un capo di abbigliamento del valore di circa 160 euro. La difesa chiedeva l’applicazione dell’attenuante per danno di speciale tenuità, ma la Corte ha ribadito che tale valore non può essere considerato ‘irrisorio’. Inoltre, ha chiarito che né la capacità economica della persona offesa né la successiva restituzione della merce sono rilevanti per il riconoscimento di questa attenuante, che va valutata solo al momento del fatto.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 38073 Anno 2025
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 3 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Danno di speciale tenuità nel furto: la Cassazione chiarisce i limiti

L’applicazione dell’attenuante per danno di speciale tenuità è un tema ricorrente nelle aule di giustizia, specialmente nei casi di furto. Questa circostanza, prevista dall’articolo 62 n. 4 del codice penale, permette una riduzione di pena quando il danno patrimoniale causato è molto esiguo. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione fornisce un’importante occasione per ribadire i criteri rigidi per il suo riconoscimento, chiarendo che né il valore oggettivo della merce, se non irrisorio, né la restituzione della stessa possono giustificarne l’applicazione.

I fatti del caso

Il caso esaminato dalla Suprema Corte riguarda un ricorso presentato da una persona condannata in primo e secondo grado per il reato di tentato furto aggravato. L’oggetto del reato era un capo di abbigliamento del valore di 159,99 euro. La difesa dell’imputato aveva basato il proprio ricorso per cassazione sulla mancata concessione, da parte dei giudici di merito, della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità, ritenendo che il pregiudizio economico fosse, tutto sommato, contenuto.

La decisione della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d’Appello. Gli Ermellini hanno ritenuto che le argomentazioni della difesa fossero mere doglianze di fatto, già correttamente valutate e respinte nei precedenti gradi di giudizio. La Corte ha colto l’occasione per ribadire i principi consolidati dalla giurisprudenza di legittimità in materia, offrendo una chiara guida interpretativa sull’istituto in questione.

Le motivazioni: perché il danno di speciale tenuità è stato escluso

Le motivazioni della Corte si fondano su tre pilastri fondamentali che delimitano l’ambito di applicazione dell’attenuante:

  1. Il valore non irrisorio del bene: Il punto centrale è la nozione di danno ‘lievissimo’. La giurisprudenza costante richiede che il pregiudizio economico sia ‘pressoché irrisorio’. Nel caso di specie, un valore di quasi 160 euro è stato giudicato tutt’altro che trascurabile e, pertanto, non sufficiente a integrare la speciale tenuità richiesta dalla norma.

  2. L’irrilevanza della capacità economica della vittima: La difesa aveva implicitamente suggerito che, per un esercizio commerciale, un danno di 160 euro fosse minimo. La Corte ha respinto questa linea, richiamando il principio secondo cui la valutazione del danno deve essere oggettiva. La capacità del soggetto passivo di sopportare la perdita economica è irrilevante. Il danno va misurato in sé, non in relazione alla ricchezza della vittima.

  3. La restituzione come ‘post factum’: Anche l’avvenuta restituzione del capo di abbigliamento, spesso invocata dalla difesa, non è stata considerata pertinente ai fini del riconoscimento dell’attenuante. La Corte ha specificato che l’entità del danno deve essere valutata al momento della consumazione del reato. La restituzione è un ‘post factum’, un evento successivo che non può modificare la valutazione del danno originariamente cagionato. Può rilevare per altre circostanze attenuanti (come quella prevista dall’art. 62 n. 6 c.p.), ma non per quella del danno di speciale tenuità.

Conclusioni: implicazioni pratiche

La decisione in commento rafforza un orientamento rigoroso e consolidato. Per poter beneficiare dell’attenuante del danno di speciale tenuità, non è sufficiente che il danno sia modesto o che la merce venga recuperata. È necessario che il pregiudizio economico sia oggettivamente quasi nullo, un valore simbolico più che reale. Questa ordinanza serve da monito: la valutazione del danno è un’operazione che guarda al momento del fatto e al valore intrinseco del bene, senza lasciarsi influenzare da considerazioni soggettive sulla vittima o da eventi successivi alla commissione del reato. Di conseguenza, l’imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende.

Un danno economico di quasi 160 euro può essere considerato di ‘speciale tenuità’ ai fini della riduzione della pena per furto?
No, secondo la Corte di Cassazione, un valore di 159,99 euro non è ‘irrisorio’ o ‘lievissimo’, e quindi non permette di applicare la circostanza attenuante del danno di speciale tenuità.

La ricchezza della vittima, come un grande negozio, incide sulla valutazione della tenuità del danno?
No, la capacità economica della persona offesa è del tutto irrilevante. La valutazione del danno deve essere oggettiva, basata unicamente sul valore economico della cosa sottratta, a prescindere da chi sia la vittima.

Se la merce rubata viene recuperata e restituita, si può ottenere l’attenuante del danno di speciale tenuità?
No. La restituzione della refurtiva è un ‘post factum’, cioè un evento che avviene dopo la commissione del reato. Ai fini del riconoscimento di questa specifica attenuante, il danno va valutato esclusivamente al momento del fatto, e la successiva restituzione non ne modifica l’entità originaria.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati