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Danno da 31€: niente particolare tenuità del fatto per il graffio

Un automobilista, fermato per un controllo e trovato in stato di ebbrezza, danneggiava l’auto di servizio delle Forze dell’Ordine rigando uno sportello. Il danno ammontava a soli 31,23 euro. Nonostante l’esiguità della cifra, la Corte di Cassazione ha negato l’applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha stabilito che il comportamento complessivo dell’imputato, che ha commesso il reato durante un accertamento per un’altra infrazione, impedisce di considerare l’episodio come di lieve entità. Il ricorso dell’imputato è stato quindi dichiarato inammissibile e la condanna confermata.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 18684 Anno 2023
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Pubblicato il 9 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale

Danneggiamento minimo, ma il contesto conta di più

Un recente intervento della Corte di Cassazione chiarisce i confini della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La sentenza analizza un caso in cui un danno materiale minimo non è stato sufficiente a evitare una condanna penale. La ragione risiede nel contesto generale in cui il reato è stato commesso. Questo principio sottolinea come la valutazione di un illecito non possa limitarsi al solo risultato economico, ma debba considerare l’intera condotta dell’autore.

I fatti: un controllo stradale finito male

La vicenda ha origine durante un normale controllo stradale. Le Forze dell’Ordine fermano un automobilista e, durante gli accertamenti, riscontrano il suo stato di ebbrezza. Nel corso di queste operazioni, l’uomo compiva un gesto di stizza: rigava lo sportello della vettura di servizio. Il danno provocato all’auto della Pubblica Amministrazione veniva quantificato in una somma irrisoria, pari a 31,23 euro. Proprio su questa cifra minima, la difesa dell’imputato ha costruito la sua linea, chiedendo che il reato di danneggiamento venisse considerato non punibile.

La tesi difensiva e la richiesta di applicare la particolare tenuità del fatto

L’avvocato dell’imputato ha sostenuto che un danno così esiguo dovesse rientrare nell’ambito di applicazione dell’articolo 131-bis del codice penale. Questa norma permette al giudice di non punire chi commette un reato quando l’offesa è di ‘particolare tenuità’ e il comportamento non è abituale. Secondo la difesa, il graffio sulla portiera, considerato il suo impatto economico quasi nullo, rappresentava un classico esempio di fatto tenue. Inoltre, il risarcimento del danno, seppur interpretato dai giudici come un’ammissione di colpa, era stato effettuato solo per evitare le lungaggini di un processo.

Le motivazioni: perché la Cassazione ha negato la particolare tenuità del fatto

La Corte di Cassazione ha respinto completamente questa interpretazione. I giudici hanno affermato un principio fondamentale: per valutare la particolare tenuità del fatto, non si può isolare il singolo gesto dal suo contesto. L’imputato non ha semplicemente rigato un’auto. Lo ha fatto mentre era sottoposto a un controllo di polizia per un altro reato, la guida in stato di ebbrezza. Questo comportamento complessivo dimostra una mancanza di rispetto per l’autorità e una tendenza a delinquere che va oltre il semplice danno materiale. La Corte ha spiegato che il reato di danneggiamento era inserito in una situazione di illegalità più ampia, iniziata con la guida in stato alterato. Pertanto, l’azione non poteva essere considerata lieve, perché rappresentava l’apice di una condotta illecita e di sfida verso le Forze dell’Ordine.

Le conclusioni: condanna confermata e ricorso inammissibile

L’esito finale è stato la dichiarazione di inammissibilità del ricorso e la conferma della condanna. La Corte ha ribadito che il beneficio della particolare tenuità del fatto non è un automatismo legato al basso valore del danno. È necessaria una valutazione globale che tenga conto delle modalità dell’azione, del contesto e del comportamento generale dell’imputato. In questo caso, il contesto ha avuto un peso decisivo. La sentenza insegna che anche un gesto apparentemente insignificante può assumere una gravità penale rilevante se si inserisce in una cornice di illegalità e di opposizione all’autorità pubblica. L’imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della cassa delle ammende.

Cos’è la particolare tenuità del fatto?
È una causa di non punibilità che si applica ai reati per i quali è prevista una pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, quando l’offesa è minima e il comportamento dell’autore non è abituale.

Un danno economico molto basso garantisce la non punibilità?
No, non automaticamente. Come dimostra questa sentenza, il giudice deve valutare l’intera condotta e il contesto in cui il reato è stato commesso. Un comportamento complessivamente grave può escludere il beneficio anche a fronte di un danno minimo.

Cosa succede se il ricorso in Cassazione è dichiarato inammissibile?
La sentenza impugnata diventa definitiva e non può più essere modificata. Il ricorrente viene inoltre condannato al pagamento delle spese del procedimento e di una sanzione pecuniaria.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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