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Danneggiamento seguito da incendio: ricorso vago e condanna ferma

La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un imputato condannato alla pena di otto mesi di reclusione per il reato di danneggiamento seguito da incendio. La difesa contestava un presunto difetto di motivazione sulla dichiarazione di colpevolezza pronunciata dai giudici di merito. I giudici di legittimità hanno respinto l’impugnazione dichiarandola inammissibile per via della totale genericità dei motivi, i quali non si confrontavano minimamente con le argomentazioni della sentenza d’appello. La Corte ha inoltre escluso la memoria presentata dalla persona offesa poiché depositata fuori dai termini previsti. Di conseguenza, l’imputato è stato condannato definitivamente, dovendo sostenere le spese del procedimento e versare una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende per non aver dimostrato l’assenza di colpa nella proposizione del ricorso.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 38698 Anno 2022
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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il delitto di danneggiamento seguito da incendio e la vicenda processuale

Il codice penale punisce severamente le condotte che mettono a rischio l’incolumità pubblica e l’integrità dei beni. La vicenda in esame riguarda un soggetto condannato alla pena di otto mesi di reclusione per il reato di danneggiamento seguito da incendio. I giudici di primo e secondo grado avevano accertato la piena responsabilità dell’autore del fatto, confermando la sanzione detentiva stabilita dalla legge.

L’imputato ha scelto di contestare la sentenza di secondo grado proponendo ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. La difesa ha sostenuto che i giudici di merito avessero valutato le prove in modo carente, denunciando un vizio di motivazione relativo all’accertamento della colpevolezza. Il ricorrente mirava a ottenere l’annullamento della condanna per ridefinire la propria posizione processuale.

I limiti del controllo di legittimità sui fatti contestati

Il ricorso per Cassazione possiede una funzione specifica e rigorosa all’interno del sistema giudiziario penale. La Suprema Corte non svolge un terzo grado di giudizio sui fatti storici, né rivaluta le testimonianze o gli elementi probatori già esaminati dai giudici precedenti. Il suo controllo verifica unicamente la corretta applicazione delle norme di legge e la coerenza logica della motivazione.

Chi impugna una decisione deve indicare con precisione chirurgica le lacune logiche del provvedimento contestato. Una critica generica o una semplice riproposizione delle proprie tesi difensive non soddisfa i requisiti minimi previsti dalla legge processuale. La difesa deve dimostrare esattamente quale passaggio logico della sentenza risulti contraddittorio o privo di riscontro.

Il deposito tardivo degli atti della persona offesa

Nel corso del procedimento davanti ai giudici di legittimità, la persona danneggiata dal reato ha depositato una memoria scritta per sostenere la conferma della condanna. Il rispetto dei termini processuali vincola rigidamente tutte le parti in causa, inclusa la parte civile.

I magistrati hanno rilevato la tardività di tale deposito documentale. Il mancato rispetto dei termini perentori stabiliti dalla legge impedisce alla Corte di esaminare il contenuto dell’atto. Questo passaggio sottolinea come la procedura penale imponga regole temporali rigorose a difesa della regolarità del contraddittorio.

Le motivazioni: la genericità sull’accusa di danneggiamento seguito da incendio

I giudici di legittimità hanno analizzato l’unico motivo di gravame presentato dalla difesa dell’imputato. La Corte ha riscontrato una totale assenza di confronto critico tra le censure del ricorrente e le ragioni effettivamente esposte nella sentenza impugnata. Il motivo di ricorso si limitava a denunciare un generico vizio motivazionale senza confutare la ricostruzione logico-giuridica dei giudici di appello.

Un’impugnazione priva di specificità non permette ai giudici di valutare l’effettiva fondatezza della censura. La Cassazione ha ribadito che la genericità dell’atto conduce inevitabilmente alla declaratoria di inammissibilità. Di conseguenza, l’accertamento della colpevolezza per la condotta illecita è rimasto del tutto intatto ed esente da vizi formali.

Le conclusioni: conferma della pena e conseguenze pecuniarie

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall’imputato, rendendo definitiva la condanna a otto mesi di reclusione. La decisione comporta conseguenze economiche dirette a carico del ricorrente sconfitto. La legge prevede che l’autore di un’impugnazione inammissibile risponda delle spese del procedimento penale.

In aggiunta alle spese processuali, i giudici hanno condannato l’imputato al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende. Tale sanzione colpisce chi attiva inutilmente la macchina giudiziaria senza dimostrare l’assenza di colpa nella presentazione di un ricorso privo dei requisiti minimi di legge.

Quando si configura il reato previsto dall’articolo 424 del codice penale
Il reato scatta quando una persona appicca il fuoco a beni mobili o immobili al solo fine di danneggiarli, determinando il pericolo concreto che si sviluppi un incendio vero e proprio.

Quali conseguenze comporta la dichiarazione di inammissibilità in Cassazione
La dichiarazione di inammissibilità rende definitiva la condanna inflitta nei gradi precedenti e obbliga il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione economica a favore della Cassa delle ammende.

Per quale motivo un ricorso penale viene considerato generico
Il ricorso viene giudicato generico se non analizza i passaggi logici della sentenza contestata e non spiega con esattezza le ragioni giuridiche per cui la motivazione dei giudici sarebbe viziata.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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