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Danneggiamento procedibilità: la nuova legge e la querela

La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di danneggiamento, chiarendo l’impatto di una nuova legge sulla procedibilità del reato. A seguito di un ricorso del Procuratore contro una sentenza di non doversi procedere per difetto di querela, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso. La motivazione risiede in una modifica legislativa (ius superveniens) che ha reso il reato di danneggiamento su cose esposte alla pubblica fede procedibile solo a querela, rendendo l’azione penale improcedibile nel caso specifico e il ricorso del PM infondato.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 37401 Anno 2024
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Pubblicato il 13 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Danneggiamento e Procedibilità: La Cassazione e l’Impatto della Nuova Legge

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha affrontato un interessante caso in materia di danneggiamento e procedibilità, illustrando come una modifica legislativa intervenuta in corso di causa possa cambiare radicalmente le sorti di un processo. La decisione mette in luce l’importanza della querela e il principio di economia processuale. Analizziamo insieme i dettagli di questa pronuncia.

I Fatti del Caso

Il procedimento penale aveva ad oggetto un’accusa di danneggiamento continuato. All’imputato venivano contestati due episodi distinti: il primo consisteva nell’aver forzato la serratura del portone di un magazzino, mentre il secondo riguardava la rigatura delle portiere di un’autovettura parcheggiata sulla pubblica via.

Il Tribunale di primo grado aveva dichiarato il non doversi procedere per difetto di querela. In pratica, il giudice aveva ritenuto che, in assenza di una formale denuncia-querela da parte delle persone offese, l’azione penale non potesse essere esercitata.

Il Ricorso del Procuratore e il Danneggiamento e Procedibilità

Contro questa decisione, il Procuratore generale presso la Corte d’Appello ha proposto ricorso diretto in Cassazione (per saltum). Il motivo del ricorso era chiaro: secondo l’accusa, il Tribunale aveva sbagliato a valutare la danneggiamento e procedibilità. In particolare, per il secondo episodio (la rigatura dell’auto), era stata contestata l’aggravante dell’esposizione della cosa alla pubblica fede (art. 625, n. 7, c.p.).

All’epoca dei fatti e della proposizione del ricorso, questa aggravante rendeva il reato di danneggiamento procedibile d’ufficio, cioè senza la necessità di una querela. Il Procuratore, quindi, sosteneva che il processo avrebbe dovuto proseguire almeno per quell’episodio.

L’Intervento Decisivo dello “Ius Superveniens”

Il quadro normativo, tuttavia, è cambiato mentre il ricorso era pendente in Cassazione. È entrato in vigore il Decreto Legislativo n. 31 del 19 marzo 2024, che ha modificato l’art. 635 del codice penale.

La nuova legge ha stabilito che anche il delitto di danneggiamento avente ad oggetto cose esposte per necessità, consuetudine o destinazione alla pubblica fede diventa procedibile a querela. La procedibilità d’ufficio è rimasta solo per altre ipotesi più gravi previste dall’art. 625, n. 7, c.p., ma non per quella specifica contestata nel caso di specie.

Questo fenomeno, noto come ius superveniens, si verifica quando una nuova legge interviene a disciplinare una materia prima che un giudizio sia concluso con sentenza definitiva, e le sue disposizioni più favorevoli all’imputato si applicano retroattivamente.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del Procuratore non più fondato proprio a causa della modifica legislativa. Anche se il ricorso poteva essere valido al momento della sua presentazione, la nuova legge ha reso la condotta procedibile solo a querela. Poiché la querela non era mai stata presentata, l’azione penale non poteva più essere esercitata.

I giudici hanno inoltre applicato il principio di economia processuale. Annullare la sentenza del Tribunale, anche se originariamente errata, sarebbe stato inutile. Infatti, il caso sarebbe tornato al giudice di merito, il quale non avrebbe potuto fare altro che dichiarare nuovamente l’improcedibilità, questa volta sulla base della nuova legge. Per evitare questo passaggio processuale superfluo, la Cassazione ha rigettato direttamente il ricorso, rendendo definitiva la sentenza di non doversi procedere.

Le Conclusioni

La sentenza in esame offre due importanti spunti di riflessione. In primo luogo, conferma l’impatto determinante delle modifiche legislative sui processi in corso, specialmente quando introducono condizioni di procedibilità più favorevoli per l’imputato. In secondo luogo, ribadisce l’importanza del principio di economia processuale, che guida le corti a evitare attività giurisdizionali inutili quando l’esito finale è già predeterminato dalla legge. Per i cittadini, la lezione è chiara: per il danneggiamento di beni come un’auto parcheggiata in strada, è ora fondamentale presentare una tempestiva querela per ottenere giustizia.

Il danneggiamento di un’auto parcheggiata in strada è sempre perseguibile d’ufficio?
No. A seguito del D.Lgs. 19 marzo 2024, n. 31, anche il danneggiamento di cose esposte alla pubblica fede, come un’auto in sosta, è procedibile solo a seguito di querela della persona offesa.

Cosa succede se una nuova legge cambia le regole sulla procedibilità di un reato mentre il processo è in corso?
La nuova legge (ius superveniens), se più favorevole all’imputato, si applica al processo in corso. In questo caso, avendo introdotto la necessità della querela, ha reso il reato improcedibile e, di conseguenza, il ricorso del Procuratore infondato.

Perché la Cassazione ha rigettato il ricorso anche se il Tribunale aveva commesso un errore al momento della decisione?
Per il principio di economia processuale. Annullare la sentenza sarebbe stato un atto inutile, poiché il giudice del rinvio avrebbe comunque dovuto dichiarare l’improcedibilità sulla base della nuova legge. La Corte ha evitato un passaggio processuale superfluo il cui esito era già scontato.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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