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Copia autentica difforme: Notaio condannato per atto alterato

Un notaio, dopo aver redatto atti di compravendita per terreni che i venditori non possedevano, è stato condannato per il reato di rilascio di copia autentica difforme. La Corte di Cassazione ha confermato la sua colpevolezza per aver emesso copie di un rogito dalle quali aveva intenzionalmente omesso alcune particelle catastali di natura demaniale, presenti invece nell’atto originale. Lo scopo era nascondere l’illegittimità dell’operazione. Sebbene i reati di falso ideologico originari fossero prescritti, la condanna per aver alterato le copie è stata confermata, comportando la reclusione e il risarcimento dei danni ai legittimi proprietari.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 16153 Anno 2026
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Pubblicato il 19 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale

Il Rilascio di Copia Autentica Difforme: Quando la Fiducia Pubblica Viene Tradita

La figura del notaio incarna la fiducia dello Stato nella certezza degli atti giuridici. Cosa succede, però, quando questo baluardo di legalità viene meno? Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha affrontato un caso emblematico di rilascio di copia autentica difforme, confermando la condanna di un notaio per aver deliberatamente alterato la copia di un atto pubblico al fine di nascondere un’operazione illecita. Questa vicenda mette in luce la gravità di una condotta che non solo danneggia i singoli cittadini, ma mina le fondamenta stesse della fede pubblica.

La Vicenda: Atti Falsi e Terreni Contesi

Tutto ha origine da una serie di atti di compravendita immobiliare. Un notaio aveva redatto diversi rogiti per la vendita di terreni agricoli. Il problema fondamentale era che i venditori non erano i reali proprietari di quei fondi. Si trattava di vendite cosiddette ‘a non domino’ (da chi non è proprietario), orchestrate per creare un’apparenza di titolarità legale. La situazione era ulteriormente aggravata dal fatto che alcuni di questi terreni erano di proprietà dello Stato, quindi beni demaniali assolutamente non commerciabili.

L’Inganno nella Copia per Nascondere l’Illecito

La condotta più grave contestata al notaio, e quella per cui è stato condannato in via definitiva, riguarda un episodio successivo. Trovandosi a dover fornire una copia di uno degli atti incriminati, il professionista ha rilasciato un documento con l’attestazione di conformità all’originale, ma che in realtà era stato ‘ripulito’. Dalla copia erano state volutamente omesse proprio le particelle catastali relative ai terreni demaniali. Questa mossa non era una semplice svista. Era un tentativo mirato di occultare gli elementi più palesemente illegali dell’atto originale, rendendo la copia apparentemente lecita e utilizzabile da parte degli acquirenti.

La Responsabilità del Pubblico Ufficiale

Il notaio, in qualità di pubblico ufficiale, ha l’obbligo giuridico di garantire la perfetta corrispondenza tra l’atto originale e le copie autentiche che rilascia. L’attestazione di conformità non è una mera formalità, ma un atto di fede pubblica che garantisce a chiunque la veridicità del documento. Alterare volontariamente una copia significa commettere un reato di falso, tradendo il proprio ruolo e la fiducia che l’ordinamento ripone in esso. La legge non ammette negligenze o, peggio, intenzionali manipolazioni in questo campo, poiché la certezza dei traffici giuridici dipende proprio da questa integrità.

Le motivazioni: Il Dolo Dietro il Rilascio di Copia Autentica Difforme

La Corte di Cassazione ha rigettato la difesa del notaio, che sosteneva si fosse trattato di un errore materiale di un collaboratore. I giudici hanno invece ravvisato il dolo, cioè la piena coscienza e volontà di commettere il reato. Diversi elementi lo provavano: le particelle espunte erano proprio quelle ‘problematiche’, cioè quelle demaniali, la cui presenza avrebbe immediatamente svelato l’illegalità. Inoltre, le copie difformi erano state rilasciate in momenti diversi e a persone diverse, rendendo inverosimile l’ipotesi di un singolo errore casuale. La Corte ha stabilito che la scelta di eliminare selettivamente quei dati era funzionale a un preciso disegno criminoso: far apparire lecito un negozio che non lo era.

Le conclusioni: Condanna Confermata e Risarcimento del Danno

L’esito del processo è stato chiaro. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna del notaio a tre anni e tre mesi di reclusione. Anche se i reati originari di falso ideologico erano stati dichiarati estinti per prescrizione, la responsabilità per il rilascio delle copie false è rimasta in piedi. Oltre alla pena detentiva, il notaio è stato condannato a pagare le spese processuali e, soprattutto, a risarcire i danni subiti dalle parti civili, ovvero i legittimi proprietari dei terreni che si erano visti costretti ad avviare azioni legali per difendere i propri diritti. La sentenza riafferma un principio fondamentale: chi ricopre un ufficio pubblico ha una responsabilità aggravata e non può usare il proprio potere per ingannare o danneggiare terzi.

Cosa rischia un notaio se rilascia una copia non conforme all’originale?
Rischia una condanna penale per il reato di falsità in copie autentiche, che prevede la reclusione, oltre al risarcimento dei danni causati a terzi.

Una copia ‘autentica’ di un atto può essere diversa dall’originale?
No, per legge la copia autentica deve essere perfettamente identica all’originale. Qualsiasi difformità intenzionale costituisce un grave reato di falso.

Se un reato è prescritto, si deve comunque risarcire il danno?
Sì. Anche se il reato è estinto per prescrizione, il giudice può comunque accertare la responsabilità civile dell’imputato e condannarlo a risarcire i danni.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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