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Contraffazione di modelli registrati: condanna anche senza logo

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un’imprenditrice per i reati di ricettazione e introduzione nello Stato di prodotti falsi. La Guardia di Finanza aveva sequestrato alla dogana oltre mille calzature che riproducevano fedelmente un modello registrato di un noto marchio. La difesa sosteneva l’innocuità del falso e un errore sul valore economico della merce. I giudici hanno chiarito che la contraffazione di modelli registrati integra il reato anche in caso di imitazione non grossolana, poiché la legge tutela la fede pubblica e non solo l’acquirente. Inoltre, l’errore sul valore non è stato ritenuto decisivo per escludere la responsabilità penale. L’imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al risarcimento della parte civile.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 19582 Anno 2026
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Pubblicato il 9 giugno 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

La contraffazione di modelli registrati e la tutela del mercato

Il commercio di prodotti falsificati rappresenta una minaccia costante per l’economia e per la fiducia dei consumatori. La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato un caso emblematico riguardante la contraffazione di modelli registrati di calzature sportive. La vicenda ha inizio quando la Guardia di Finanza sequestra presso un’area doganale oltre mille paia di scarpe destinate a un’impresa individuale. I prodotti riproducevano fedelmente il design di un noto marchio internazionale, pur senza riportarne materialmente il logo. Questo dettaglio ha dato il via a una complessa battaglia legale sulla reale configurabilità del reato.

Il confine tra falso grossolano e reato di pericolo

La difesa dell’imprenditrice ha sostenuto che l’assenza del marchio e la qualità dei materiali rendessero il falso del tutto evidente. Secondo questa tesi, un consumatore medio non avrebbe potuto subire alcun inganno, configurando così un falso innocuo o grossolano (una contraffazione talmente evidente da non poter ingannare nessuno). Tuttavia, i giudici di legittimità hanno respinto questa ricostruzione. La legge penale non tutela soltanto la libera scelta del singolo acquirente al momento dell’acquisto. Al contrario, la norma protegge la fede pubblica (l’affidamento dei cittadini nei marchi e nei segni distintivi). Di conseguenza, il reato si configura come un reato di pericolo (un illecito che si consuma con la semplice messa a rischio del bene protetto), rendendo irrilevante la grossolanità della contraffazione se sussiste comunque un rischio di confusione sul mercato.

Le motivazioni della Cassazione sulla contraffazione di modelli registrati

Nelle motivazioni della sentenza, la Suprema Corte ha chiarito che la tutela penale si applica pienamente anche alla contraffazione di modelli registrati e non solo ai marchi registrati. I giudici hanno evidenziato che le calzature sequestrate riproducevano quasi fedelmente gli elementi estetici e strutturali del modello originale. L’assenza fisica del logo non esclude il reato, poiché il design registrato gode di una protezione autonoma. Inoltre, la Corte ha affrontato la questione del valore economico della merce. La difesa lamentava un errore di calcolo da parte dei giudici di merito, i quali avevano stimato il valore in diciassettemila euro anziché circa millequattrocento euro. La Cassazione ha stabilito che questo errore non era decisivo (determinante per cambiare l’esito del giudizio). La prova dell’illiceità della condotta poggiava infatti su altri elementi solidi, indipendenti dal valore economico complessivo della merce importata. Infine, la richiesta di assoluzione per particolare tenuità del fatto (la non punibilità per condotte di lieve entità) è stata dichiarata inammissibile perché non era stata presentata durante il precedente grado di giudizio.

Le conclusioni sul caso e le sanzioni applicate

Le conclusioni della vicenda giudiziaria confermano la linea dura della giurisprudenza contro l’importazione di merci contraffatte. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso presentato dall’imprenditrice. Questo verdetto comporta la conferma definitiva della responsabilità penale per i reati di introduzione nello Stato di prodotti falsi e ricettazione (l’acquisto o la ricezione di cose provenienti da reato). Oltre alla condanna penale, la ricorrente deve farsi carico del pagamento di tutte le spese processuali. La sentenza stabilisce anche l’obbligo di risarcire la società titolare del marchio originale, costituita come parte civile nel processo, per una somma superiore a tremila euro oltre agli accessori di legge. Questa decisione ribadisce che l’importazione di prodotti che imitano modelli registrati costituisce un illecito grave, indipendentemente dal valore effettivo della merce o dalla presenza del logo ufficiale.

La contraffazione di un modello registrato è reato anche se manca il logo originale?
Sì, la legge tutela il design e i modelli registrati in modo autonomo, quindi l’assenza del marchio fisico non esclude la responsabilità penale se il prodotto riproduce fedelmente l’estetica dell’originale.

Cosa si intende per falso grossolano e quando esclude la punibilità?
Il falso grossolano si verifica quando la contraffazione è talmente evidente e maldestra da non poter ingannare nessuno. Tuttavia, non esclude il reato se sussiste comunque un pericolo di confusione sul mercato per la fede pubblica.

Si può richiedere la particolare tenuità del fatto direttamente in Cassazione?
No, la richiesta di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto deve essere presentata nei precedenti gradi di giudizio e non può essere proposta per la prima volta davanti alla Corte di Cassazione.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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