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Confisca per equivalente: il principio solidaristico

La Corte di Cassazione ha analizzato un caso di associazione a delinquere finalizzata a frodi fiscali nel settore petrolifero. La sentenza conferma le condanne e si sofferma sul principio della confisca per equivalente in caso di concorso di persone nel reato. Viene ribadito il ‘principio solidaristico’, secondo cui la confisca può colpire uno qualsiasi dei concorrenti per l’intero valore del profitto illecito, indipendentemente dalla quota effettivamente percepita da ciascuno.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 43564 Anno 2023
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Pubblicato il 18 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Confisca per equivalente in concorso di persone: La Cassazione ribadisce il principio solidaristico

Con la sentenza n. 43564 del 2023, la Corte di Cassazione torna a pronunciarsi su un tema di grande rilevanza nel diritto penale patrimoniale: l’applicazione della confisca per equivalente in caso di reati commessi in concorso da più persone. La decisione offre un’analisi approfondita del cosiddetto ‘principio solidaristico’, confermando un orientamento ormai consolidato che ha importanti implicazioni pratiche per tutti i soggetti coinvolti in illeciti plurisoggettivi.

Il caso: un’associazione a delinquere per frodi fiscali nel settore petrolifero

Il caso trae origine da una complessa indagine che ha smascherato un’associazione a delinquere finalizzata alla commissione di frodi fiscali nel commercio di prodotti petroliferi. Il meccanismo fraudolento prevedeva l’utilizzo di società ‘cartiere’, interposte fittiziamente nell’acquisto e nella cessione di carburante per evadere il pagamento dell’IVA.

Due degli imputati, condannati in primo grado e in appello per associazione a delinquere e reati fiscali, hanno presentato ricorso in Cassazione, contestando vari aspetti della sentenza, tra cui la loro partecipazione al sodalizio criminale e, soprattutto, la legittimità e l’entità della disposta confisca per equivalente.

I motivi del ricorso e la questione della confisca per equivalente

Uno dei punti centrali del ricorso riguardava la misura della confisca per equivalente. La difesa sosteneva che tale misura non potesse superare, per ciascun concorrente, la quota di profitto effettivamente ricavata dalla condotta delittuosa. In altre parole, si contestava l’applicazione della confisca per l’intero importo del profitto del reato a carico di un singolo imputato, sostenendo che tale sanzione dovesse essere ripartita ‘pro quota’ tra tutti i concorrenti.

Questa doglianza ha dato modo alla Corte di riaffermare i principi elaborati dalla giurisprudenza, in particolare dalle Sezioni Unite, in materia di confisca nei reati plurisoggettivi.

La decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di uno degli imputati e ha rigettato quello dell’altro, confermando integralmente la sentenza di condanna. La parte più significativa della pronuncia riguarda le motivazioni con cui la Corte ha respinto le censure relative alla confisca.

Il principio solidaristico nella confisca per equivalente

La Corte ha ribadito con forza l’applicazione del principio solidaristico, che informa la disciplina del concorso di persone nel reato. Secondo questo principio, una volta che il profitto illecito ha perso la sua ‘individualità storica’ e non è più direttamente rintracciabile, la confisca per equivalente può interessare indifferentemente ciascuno dei concorrenti per l’intera entità del profitto accertato.

Questo significa che lo Stato può aggredire il patrimonio di uno qualsiasi dei co-imputati fino a recuperare l’intero valore del profitto generato dal reato, senza dover dimostrare quale parte di esso sia stata effettivamente incassata da quel singolo soggetto. Il riparto dell’onere tra i concorrenti è considerato un ‘fatto interno’ ai loro rapporti, irrilevante ai fini dell’applicazione della misura ablativa.

Limiti all’applicazione del principio

L’unico limite a tale principio è il divieto di duplicazione: l’espropriazione complessiva non può mai eccedere l’ammontare totale del profitto del reato. La confisca, quindi, si arresta nel momento in cui lo Stato ha recuperato l’intera somma, indipendentemente da quale concorrente (o da quali concorrenti) l’abbia versata.

le motivazioni

I giudici hanno spiegato che la sanzione patrimoniale è proporzionata alla ‘produzione’ del profitto illecito, non alla sua effettiva ‘disponibilità’ da parte del singolo concorrente. È quindi ragionevole che tutti coloro che hanno concorso a produrlo rispondano con i propri beni dell’impossibilità di recuperare direttamente il provento del reato. La Corte ha richiamato la storica sentenza delle Sezioni Unite ‘Fisia Italimpianti’ del 2008, che ha fissato le fondamenta di questo indirizzo interpretativo, oggi nettamente maggioritario.

La Corte ha inoltre ritenuto inammissibili le altre censure, giudicandole generiche o meramente ripetitive di quelle già correttamente respinte dai giudici di merito. La decisione di primo grado e quella d’appello, essendo ‘conformi’, formano un unico corpo argomentativo solido e coerente.

le conclusioni

Questa sentenza consolida un principio fondamentale in materia di reati patrimoniali e associativi: la responsabilità solidale dei concorrenti non si limita alla pena, ma si estende anche alle conseguenze patrimoniali dell’illecito. Chi partecipa a un reato in concorso con altri deve essere consapevole che il suo patrimonio può essere aggredito per l’intero profitto del reato, a prescindere dal vantaggio personale concretamente ottenuto. Questa interpretazione rafforza l’efficacia della confisca per equivalente come strumento di contrasto alla criminalità economica, mirando a privare i colpevoli di qualsiasi beneficio derivante dalle loro attività illecite.

In caso di reato commesso da più persone, la confisca per equivalente può essere applicata a un solo concorrente per l’intero profitto?
Sì. La Corte di Cassazione, applicando il ‘principio solidaristico’, ha stabilito che la confisca di valore può interessare indifferentemente ciascuno dei concorrenti anche per l’intera entità del profitto accertato, a prescindere dalla quota da ciascuno effettivamente percepita. L’unico limite è che l’espropriazione totale non superi il valore complessivo del profitto.

Cosa si intende per ‘principio solidaristico’ in relazione alla confisca?
È il principio secondo cui l’intera azione delittuosa e il suo effetto (incluso il profitto) vengono imputati a ciascun concorrente. Di conseguenza, ogni partecipante al reato risponde con il proprio patrimonio per il recupero dell’intero profitto illecito, poiché ha contribuito a produrlo. La ripartizione del profitto è una questione interna tra i concorrenti, irrilevante per lo Stato.

Quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Un ricorso viene dichiarato inammissibile quando è privo dei requisiti di legge. Nella sentenza in esame, ciò è avvenuto perché i motivi erano generici, si limitavano a riproporre questioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio senza un confronto critico con le motivazioni dei giudici, o erano manifestamente infondati.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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