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Confisca nei reati di usura: annullata se manca la motivazione

L’Imputato, condannato per usura continuata a seguito di patteggiamento, ha impugnato la sentenza contestando la disposta confisca di beni per un valore di 171.000 euro. La difesa ha evidenziato che il giudice ha applicato la misura senza motivare adeguatamente il calcolo della somma e confondendo i presupposti della confisca diretta con quelli della confisca per sproporzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando la contraddittorietà della motivazione del giudice di merito. Quest’ultimo ha infatti sovrapposto istituti giuridici diversi senza chiarire il percorso logico seguito per determinare la somma da sottrarre. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza limitatamente alla misura patrimoniale, disponendo un nuovo giudizio sul punto. La decisione chiarisce i limiti e i requisiti della confisca nei reati di usura.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 14000 Anno 2022
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Pubblicato il 21 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il caso della confisca nei reati di usura e la decisione della Cassazione

La determinazione delle misure patrimoniali nei procedimenti penali richiede sempre una motivazione rigorosa e coerente. Nel caso in esame, l’Imputato ha concordato una pena per il reato di usura continuata tramite lo strumento del patteggiamento (applicazione della pena su richiesta delle parti). Il giudice di merito ha ordinato la confisca di somme di denaro o beni fino alla concorrenza di 171.000 euro. L’Imputato ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione per contestare questo provvedimento patrimoniale. La difesa ha lamentato una totale mancanza di chiarezza e una evidente contraddittorietà nella motivazione del provvedimento. Questo caso offre l’opportunità di approfondire le regole che governano la confisca nei reati di usura.

La sovrapposizione tra diverse tipologie di confisca

Il nodo centrale della vicenda riguarda la natura della misura applicata dal giudice di primo grado. L’ordinamento giuridico prevede diverse forme di ablazione patrimoniale. La prima forma è la confisca diretta o per equivalente del profitto del reato. La seconda forma è la confisca allargata o per sproporzione. Quest’ultima colpisce i beni di valore sproporzionato rispetto al reddito dichiarato dal condannato. Il giudice di merito ha richiamato contemporaneamente entrambi gli istituti. Questa sovrapposizione ha generato una profonda confusione logica. Il provvedimento non ha chiarito se la somma di 171.000 euro costituisse il profitto diretto dell’usura oppure un patrimonio sproporzionato rispetto ai redditi leciti dell’Imputato.

Il calcolo del profitto e il risarcimento del danno

La difesa ha contestato anche il metodo di calcolo utilizzato per determinare la somma da confiscare. Il giudice di merito ha definito il calcolo come lineare e ineccepibile. Tuttavia, il provvedimento non ha indicato i dati numerici concreti alla base di questa operazione. Inoltre, il giudice non ha tenuto in adeguata considerazione l’avvenuto risarcimento del danno in favore delle vittime. La confisca e il risarcimento del danno sono istituti autonomi con finalità differenti. Il risarcimento mira a ristorare la vittima del reato. La confisca mira invece a sottrarre al reo i vantaggi economici illeciti. Nonostante questa autonomia, il giudice deve comunque ricostruire con precisione il profitto effettivo per evitare ingiustificate duplicazioni sanzionatorie.

Le motivazioni della sentenza sulla confisca nei reati di usura

I giudici della Corte di Cassazione hanno ritenuto fondato il ricorso presentato dall’Imputato. La Suprema Corte ha rilevato una frattura logica insanabile nella motivazione del provvedimento impugnato. Il giudice di merito ha richiamato in modo confuso sia l’articolo 644 del codice penale sia il concetto di sproporzione patrimoniale. Questi due elementi sono eterogenei e richiedono presupposti applicativi differenti. La sentenza non permette di comprendere quale delle due ipotesi sia stata posta alla base della decisione finale. Inoltre, la Cassazione ha censurato il richiamo tautologico (una ripetizione inutile dello stesso concetto con parole diverse) al metodo di calcolo definito lineare. La mancanza di dati concreti rende impossibile verificare la correttezza della somma individuata. La motivazione deve essere sempre specifica, chiara e logicamente articolata.

Le conclusioni sul rinvio e sull’applicazione della confisca nei reati di usura

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e ha annullato la sentenza limitatamente alla disposizione sulla confisca. I giudici di legittimità hanno disposto il rinvio della causa al Tribunale di Como. Un giudice diverso dovrà esaminare nuovamente la questione patrimoniale. Il nuovo giudice dovrà redigere una motivazione coerente e priva di contraddizioni. Sarà necessario distinguere chiaramente tra la confisca del profitto dell’usura e la confisca per sproporzione. Il giudice dovrà valutare anche le prove fornite dalla difesa sulla provenienza lecita dei beni. Questa pronuncia riafferma un principio fondamentale per la tutela del cittadino. Anche nei casi di patteggiamento, lo Stato non può sottrarre beni senza una motivazione logica, rigorosa e dettagliata.

Si può fare ricorso in Cassazione contro la confisca decisa con il patteggiamento?
Sì, la sentenza di patteggiamento è ricorribile per Cassazione per vizio di motivazione se la misura di sicurezza della confisca non è stata oggetto di accordo tra le parti.

Qual è la differenza tra confisca del profitto e confisca per sproporzione?
La confisca del profitto colpisce i guadagni diretti derivanti dal reato, mentre la confisca per sproporzione colpisce i beni di valore sproporzionato al reddito di cui non si provi l’origine lecita.

Il risarcimento del danno alle vittime esclude la confisca dei beni?
No, la confisca e il risarcimento del danno sono misure autonome con scopi diversi, ma il giudice deve comunque calcolare il profitto reale in modo preciso.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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