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Confisca: limiti al sequestro di denaro nello spaccio

La Corte di Cassazione ha annullato parzialmente una sentenza di patteggiamento riguardante la **confisca** di somme di denaro trovate in possesso di un soggetto accusato di spaccio. Sebbene l’imputato avesse venduto una dose per 20 euro, il giudice di merito aveva confiscato l’intera somma di 375 euro rinvenuta. La Suprema Corte ha stabilito che, in assenza di prove su nessi diretti con altre attività illecite contestate, solo il profitto immediato del reato (i 20 euro) può essere oggetto di ablazione, ordinando la restituzione della parte eccedente.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 42596 Anno 2023
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Pubblicato il 30 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Confisca e spaccio: i limiti al sequestro del denaro

La confisca del denaro trovato addosso a chi viene sorpreso a spacciare non può essere indiscriminata. Un recente intervento della Corte di Cassazione ha chiarito che il legame tra il denaro e l’attività illecita deve essere rigorosamente provato e circoscritto al fatto specifico contestato.

Il caso del denaro eccedente il profitto

La vicenda riguarda un imputato che, in sede di patteggiamento per spaccio di lieve entità, si era visto confiscare l’intera somma di denaro trovata in suo possesso al momento dell’arresto. Nello specifico, a fronte di una cessione documentata di una dose per il valore di 20 euro, il tribunale aveva disposto l’ablazione di ben 375 euro. La difesa ha impugnato tale decisione, lamentando la mancanza di motivazione sulla provenienza illecita della somma eccedente i 20 euro.

La distinzione tra profitto e sospetto

Il nodo centrale della questione risiede nel concetto di pertinenzialità. La legge permette di sottrarre al condannato ciò che costituisce il profitto del reato, ovvero il vantaggio economico diretto. Tuttavia, se non vi è prova che le somme ulteriori derivino dalla medesima condotta criminosa per cui si procede, il giudice non può procedere al sequestro basandosi su semplici presunzioni o su condotte pregresse non accertate nel medesimo processo.

Le motivazioni

La Suprema Corte ha evidenziato che la confisca facoltativa, prevista dall’art. 240 c.p. e richiamata dalla normativa sugli stupefacenti, richiede un nesso diretto tra il bene e l’illecito. Nel caso in esame, l’acquirente aveva confermato di aver pagato solo 20 euro. Sebbene l’imputato avesse ammesso di vivere di spaccio, tale dichiarazione generica non è sufficiente a giustificare la sottrazione di denaro non collegato all’episodio specifico del flagrante. La giurisprudenza di legittimità è costante nel ritenere non confiscabili le somme che rappresentano il ricavato di presunte cessioni precedenti, poiché esse non costituiscono il profitto del reato per cui si sta giudicando.

Le conclusioni

La sentenza si conclude con l’annullamento senza rinvio della decisione limitatamente alla somma di 355 euro. Questo importo deve essere immediatamente restituito all’imputato. Il principio espresso è fondamentale per la tutela del patrimonio: la giustizia penale non può operare sequestri patrimoniali punitivi basati sul sospetto, ma deve sempre ancorare la confisca a prove certe del nesso tra il denaro e il singolo reato accertato. La decisione ribadisce che il diritto di proprietà può essere compresso solo entro i limiti strettamente necessari alla repressione del reato contestato.

Si può confiscare tutto il denaro trovato addosso a uno spacciatore?
No, la confisca può colpire solo le somme che rappresentano il profitto diretto del reato specifico per cui si procede, come il prezzo della dose appena venduta.

Cosa succede se il giudice confisca somme superiori al profitto accertato?
In mancanza di prove che colleghino l’eccedenza al reato contestato, la sentenza può essere impugnata in Cassazione per ottenere la restituzione del denaro.

L’ammissione di vivere di spaccio giustifica la confisca di tutto il denaro?
No, secondo la Cassazione l’ammissione generica di attività illecite passate non sostituisce la prova del nesso diretto tra il denaro e il fatto di reato giudicato.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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