Confisca per Pericolosità Generica: Quando il Ricorso in Cassazione è Inammissibile
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17056 del 2024, torna a pronunciarsi sui confini del sindacato di legittimità in materia di misure di prevenzione patrimoniali. La decisione offre importanti chiarimenti sulla confisca per pericolosità generica e sui motivi per cui un ricorso può essere dichiarato inammissibile, ribadendo che la Corte Suprema non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sul merito dei fatti.
I Fatti di Causa
Il caso trae origine da un decreto della Corte d’Appello di Catanzaro che confermava la confisca di un immobile e di altri beni nei confronti di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. La difesa del ricorrente aveva impugnato la decisione, basando il proprio ricorso su due argomenti principali:
- Anteriorità dell’acquisto: L’immobile era stato costruito nel 1999, prima del periodo (2004-2010) in cui era stata accertata la sua ‘pericolosità qualificata’.
- Illegittimità della confisca per pericolosità generica: La difesa sosteneva che la misura non potesse fondarsi sulla ‘pericolosità generica’ del soggetto in un periodo precedente (1990-2004), richiamando implicitamente gli effetti di una nota sentenza della Corte Costituzionale.
Inoltre, venivano contestate le conclusioni dei giudici di merito riguardo al fatto che l’immobile non fosse abitato prima del 2004 e che i fondi per la sua costruzione non provenissero da lecite erogazioni dei familiari, ma da attività illecite.
La Decisione della Corte di Cassazione
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questa decisione non entra nel merito della colpevolezza o meno del ricorrente, ma si concentra esclusivamente sulla correttezza procedurale e legale del ricorso presentato. La Corte ha ritenuto che i motivi di ricorso non rientrassero tra quelli consentiti dalla legge per un giudizio in Cassazione, in quanto miravano a una nuova valutazione dei fatti già esaminati dai giudici di merito.
Le Motivazioni della Sentenza
La Corte di Cassazione ha basato la sua decisione su argomentazioni giuridiche precise, che delineano chiaramente i limiti del proprio intervento in questa materia.
Limiti del Ricorso per Cassazione in Materia di Prevenzione
Il primo punto, fondamentale, è che nel procedimento di prevenzione il ricorso in Cassazione è ammesso solo per ‘violazione di legge’. Non è possibile, quindi, contestare un presunto ‘vizio di motivazione’ (come una valutazione delle prove ritenuta errata), a meno che la motivazione non sia completamente assente o meramente apparente. Nel caso di specie, la Corte ha stabilito che la motivazione della Corte d’Appello esisteva ed era logica, anche se non condivisa dalla difesa. I giudici di merito avevano spiegato perché ritenevano che il patrimonio fosse sproporzionato rispetto ai redditi leciti, basandosi su elementi concreti come precedenti penali per traffico di stupefacenti fin dal 1993, assenza di redditi dichiarati e redditi esigui della moglie.
La Validità della Confisca per Pericolosità Generica
La Corte ha smontato l’argomento difensivo relativo all’illegittimità della confisca per pericolosità generica. La difesa faceva riferimento alla sentenza della Corte Costituzionale (n. 24/2019) che ha dichiarato incostituzionale la confisca basata sulla pericolosità prevista dalla lett. a) dell’art. 1 del D.Lgs. 159/2011. Tuttavia, i giudici hanno chiarito che il caso in esame si fondava su una diversa ipotesi di pericolosità, quella della lett. b) dello stesso articolo, che riguarda soggetti che vivono abitualmente con i proventi di attività delittuose. Questa categoria di pericolosità non è stata toccata dalla pronuncia della Consulta e rimane una base legale valida per la confisca.
La Valutazione dei Fatti è Riservata al Giudice di Merito
Infine, per quanto riguarda le contestazioni sull’effettiva abitabilità dell’immobile prima del 2004, la Corte ha ribadito che si tratta di una questione di fatto. Il tentativo della difesa di dimostrare, attraverso bollette dell’acqua o autorizzazioni del G.i.p., che la famiglia vivesse lì, rappresenta una richiesta di rivalutazione delle prove. Questo tipo di analisi è di competenza esclusiva del Tribunale e della Corte d’Appello, e non può essere riproposto in sede di legittimità. La motivazione della Corte d’Appello, che aveva evidenziato come l’immobile risultasse disabitato a un controllo del 2003, è stata considerata sufficiente e non illogica.
Le Conclusioni
La sentenza ribadisce un principio cardine del sistema processuale penale: il ricorso per Cassazione non è un terzo grado di giudizio. In materia di misure di prevenzione, i ricorrenti non possono chiedere alla Suprema Corte di riesaminare le prove o sostituire la propria valutazione a quella dei giudici di merito. Il ricorso è ammissibile solo se si denuncia una chiara violazione di una norma di legge o una motivazione talmente carente da essere considerata inesistente. La decisione conferma la piena legittimità della confisca per pericolosità generica quando fondata su elementi concreti che dimostrino una sproporzione tra il patrimonio accumulato e i redditi leciti di un individuo dedito abitualmente ad attività criminali.
È possibile impugnare in Cassazione una confisca di prevenzione contestando la valutazione dei fatti del giudice d’appello?
No, il ricorso per Cassazione in materia di prevenzione è ammesso solo per violazione di legge. Non è possibile chiedere una nuova valutazione delle prove o dei fatti già esaminati dai giudici di merito, a meno che la loro motivazione non sia totalmente assente o meramente apparente.
La confisca basata sulla ‘pericolosità generica’ è ancora legittima dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 24 del 2019?
Sì, è legittima. La sentenza della Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale solo la confisca basata sull’ipotesi di pericolosità di cui all’art. 1, comma 1, lett. a) del D.Lgs. 159/2011. Rimane pienamente valida la confisca basata su altre ipotesi, come quella della lett. b) dello stesso articolo, che riguarda chi vive con i proventi di attività delittuose.
Cosa succede se un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso, come previsto dall’art. 616 del codice di procedura penale, consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, il cui importo viene determinato equitativamente dalla Corte.