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Confisca denaro stupefacenti: quando il profitto non è provato

Un Lavoratore è stato condannato per spaccio di lieve entità e recidiva. Il Tribunale ha disposto la confisca di droga e di una somma di denaro trovata in casa e sul motorino. Il Lavoratore ha contestato la confisca del denaro, sostenendo che per il reato contestato (spaccio di lieve entità) il denaro non avrebbe dovuto essere confiscato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha chiarito che per lo spaccio di lieve entità, la confisca denaro stupefacenti è possibile solo se si dimostra che il denaro è il profitto diretto del reato. Nel caso specifico, non c’era prova sufficiente. La Corte ha annullato la confisca e ordinato la restituzione del denaro.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 4 Num. 30861 Anno 2022
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale

La Confisca Denaro Stupefacenti: Quando non è sempre automatica

La questione della confisca denaro stupefacenti rappresenta un punto cruciale nel diritto penale, soprattutto quando si tratta di reati di spaccio di lieve entità. Molti pensano che ogni somma di denaro trovata in possesso di chi spaccia sia automaticamente confiscabile. Tuttavia, una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito i limiti di questa misura, sottolineando l’importanza di dimostrare un legame diretto tra il denaro e il profitto del reato. Questa decisione offre spunti importanti per comprendere meglio i diritti degli imputati e le procedure legali.

I Fatti: Una Condanna e una Confisca Contestate

La vicenda riguarda un Lavoratore condannato per spaccio di lieve entità, aggravato dalla recidiva. Il Tribunale aveva applicato una pena detentiva e pecuniaria, disponendo anche la confisca e la distruzione dello stupefacente. Inoltre, aveva ordinato la confisca di una somma di denaro, pari a 5.590 euro, trovata in parte nell’abitazione del Lavoratore e in parte nel vano sottosella del suo motorino. Questa confisca del denaro è diventata il fulcro del ricorso presentato dal Lavoratore.

Il Ricorso e la Questione della Confisca Denaro Stupefacenti

Il Lavoratore ha presentato ricorso contro la decisione del Tribunale, contestando specificamente la confisca del denaro. La sua argomentazione si basava sul fatto che, essendo stato condannato per un’ipotesi di spaccio di lieve entità (ai sensi dell’articolo 73, comma 5, del D.P.R. 309/90), la somma sequestrata non avrebbe dovuto essere confiscata. Il Procuratore Generale ha condiviso questa posizione, chiedendo l’annullamento della sentenza nella parte relativa alla confisca e la restituzione del denaro.

Le Motivazioni: Il Legame tra Denaro e Reato di Spaccio

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendolo fondato. Ha ribadito un principio fondamentale: in caso di spaccio di lieve entità, la confisca del denaro trovato in possesso dell’imputato è possibile solo se esistono i presupposti dell’articolo 240, primo comma, del codice penale. Questo articolo prevede la confisca delle cose che costituiscono il profitto del reato. Il profitto è il vantaggio economico, diretto o indiretto, ottenuto dalla commissione del reato. La Corte ha specificato che non si possono applicare automaticamente le norme sulla confisca allargata (articoli 85 bis del D.P.R. 309/90 o 240 bis del codice penale) in questi casi. Il Tribunale aveva sostenuto che il denaro fosse il provento della cessione di stupefacenti, basandosi sulla mancata giustificazione della provenienza, su un’agenda con nomi e cifre e sull’assenza di attività lavorativa lecita. Tuttavia, la Cassazione ha chiarito che il denaro deve essere correlabile al possesso della sostanza stupefacente oggetto del procedimento. Se il denaro non è direttamente collegato al reato contestato, non si può considerare profitto illecito.

Le Conclusioni: Annullata la Confisca Denaro Stupefacenti

La sentenza della Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la decisione del Tribunale di Bologna limitatamente alla disposizione della confisca del denaro. Di conseguenza, la Corte ha ordinato la restituzione della somma sequestrata al Lavoratore. Questo significa che, anche in presenza di indizi, la confisca denaro stupefacenti non è automatica. È necessario che vi sia una prova concreta e diretta che il denaro sia il frutto del reato specifico per cui si è stati condannati. La semplice disponibilità di denaro, senza un chiaro collegamento con l’attività illecita contestata, non è sufficiente per giustificarne la confisca. Questa decisione rafforza la necessità di un’attenta valutazione delle prove e del rispetto dei principi legali in materia di confisca.

Quando è possibile la confisca del denaro in caso di spaccio di lieve entità?
La confisca del denaro è possibile solo se si dimostra che quella somma rappresenta il profitto diretto del reato di spaccio, ovvero il guadagno ottenuto dalla vendita della droga. Non è una confisca automatica.

Cosa si intende per ‘spaccio di lieve entità’?
Lo spaccio di lieve entità è un reato meno grave rispetto allo spaccio ‘ordinario’, caratterizzato da quantità minime di sostanza stupefacente e modalità della condotta che indicano una minore offensività, spesso punito con pene più lievi.

Qual è la differenza tra confisca ordinaria e confisca allargata?
La confisca ordinaria riguarda i beni che sono il prodotto, il profitto o lo strumento del reato. La confisca allargata, invece, permette di confiscare beni di valore sproporzionato rispetto al reddito dichiarato o all’attività economica, quando si sospetta che derivino da attività illecite, anche se non direttamente collegati a un singolo reato specifico.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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