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Condono edilizio: demolizione parziale non salva l’abuso

La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di condono edilizio per volumetria eccedente. Gli eredi del costruttore di un immobile abusivo di quasi 3.500 mc lo avevano parzialmente demolito per rientrare nel limite di 3.000 mc previsto dalla legge sul condono. Sulla base di ciò, avevano ottenuto un permesso in sanatoria e la revoca dell’ordine di demolizione. La Suprema Corte ha annullato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale: i requisiti per il condono, incluso il limite di volume, devono esistere alla data di scadenza fissata dalla legge (31 marzo 2003). Una demolizione successiva per rientrare ‘in corsa’ nei limiti è un espediente illegittimo che non può bloccare la demolizione. La Corte ha quindi dato ragione alla Procura, ripristinando la legittimità dell’ordine di abbattimento.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 17665 Anno 2026
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Pubblicato il 30 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Condono edilizio: la demolizione tardiva non salva l’immobile

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale in materia di abusi edilizi, specificando che non è possibile ottenere un condono edilizio per volumetria eccedente attraverso una demolizione parziale eseguita dopo la scadenza dei termini di legge. Questa decisione stabilisce un principio rigoroso: le condizioni per accedere alla sanatoria devono essere possedute dall’immobile alla data fissata dalla normativa, senza possibilità di ‘correzioni’ postume.

I fatti: un abuso edilizio oltre i limiti

La vicenda nasce dalla costruzione di un grande immobile residenziale completamente abusivo. L’edificio, sviluppato su tre livelli, aveva un volume totale di quasi 3.500 metri cubi. A seguito degli accertamenti, il costruttore veniva condannato e il giudice emetteva un ordine di demolizione definitivo. Anni dopo, a seguito del decesso del costruttore, i suoi eredi cercavano una soluzione per salvare l’immobile.

La strategia degli eredi: la demolizione ‘a orologeria’

Gli eredi hanno messo in atto una strategia precisa. Hanno demolito una parte del fabbricato per ridurre il volume complessivo al di sotto della soglia di 3.000 metri cubi. Questo limite è un requisito fondamentale stabilito dalla legge sul condono edilizio (il cosiddetto ‘terzo condono’). Una volta ridotta la cubatura, hanno presentato domanda di sanatoria al Comune, che l’ha concessa. Forti di questo nuovo permesso, si sono rivolti al giudice dell’esecuzione chiedendo e ottenendo la revoca dell’ordine di demolizione. La Procura della Repubblica, ritenendo illegittima questa procedura, ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione.

La decisione sul condono edilizio per volumetria eccedente

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura, ribaltando la decisione precedente. I giudici hanno affermato un principio netto: la legge sul condono edilizio è una norma eccezionale e, come tale, va interpretata in modo restrittivo. I requisiti per accedere alla sanatoria, inclusi i limiti massimi di volume, devono essere rispettati alla data ultima prevista dalla legge, ovvero il 31 marzo 2003. Non è ammesso alcun intervento successivo per adeguare ‘artificialmente’ l’immobile ai requisiti di legge.

Il valore nullo delle circolari ministeriali

Gli eredi avevano basato la loro azione anche su una circolare del Ministero delle Infrastrutture che sembrava ammettere la possibilità di una demolizione parziale per rientrare nei limiti. La Cassazione ha smontato anche questo argomento. Una circolare ministeriale è una ‘fonte secondaria’, un atto interno alla Pubblica Amministrazione che serve a fornire chiarimenti. Essa non ha la forza di una legge e non può in alcun modo modificarla o contraddirla. Se la legge fissa un termine e dei requisiti precisi, una circolare non può estenderli o cambiarli.

Le motivazioni: no a un condono edilizio ‘su misura’

La motivazione della Corte è chiara: permettere una demolizione successiva per rientrare nei limiti del condono creerebbe un’ingiustizia. Si tratterebbe di un ‘indebito aggiramento’ della disciplina legale. In pratica, si sposterebbe in avanti un termine perentorio fissato dal legislatore, legittimando un intervento (la demolizione parziale) che è esso stesso abusivo perché finalizzato a eludere la legge. La sanatoria è un beneficio concesso a chi possedeva determinati requisiti in un preciso momento storico, non un’opportunità da costruire a posteriori.

Le conclusioni: l’ordine di demolizione è legittimo

La Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza che revocava la demolizione e ha rinviato il caso alla Corte d’Appello per un nuovo giudizio. Quest’ultima dovrà attenersi al principio stabilito: il permesso di costruire in sanatoria ottenuto dagli eredi è illegittimo. Di conseguenza, l’ordine di demolizione originario è pienamente valido ed efficace. La sentenza riafferma la rigidità dei termini e dei requisiti del condono edilizio, chiudendo la porta a tentativi di regolarizzazione postuma non previsti dalla legge.

Posso demolire una parte di casa abusiva per rientrare nei limiti del condono?
No. Secondo la Cassazione, i requisiti per il condono, inclusi i limiti di volume, devono essere posseduti alla data di scadenza prevista dalla legge. Una demolizione successiva per rientrare nei limiti è considerata un aggiramento illegittimo della norma.

Una circolare ministeriale può permettermi di ottenere un condono negato dalla legge?
No. Una circolare ministeriale è un atto amministrativo interno e non ha la forza di modificare una legge. Se la legge impone requisiti precisi, una circolare che li interpreta in modo estensivo non è vincolante per il giudice.

Cosa succede se il Comune mi rilascia un permesso in sanatoria per un abuso che non era condonabile?
Il giudice penale ha il potere di valutare la legittimità del permesso in sanatoria. Se ritiene che sia stato rilasciato in violazione della legge, può disapplicarlo e confermare l’ordine di demolizione precedentemente emesso.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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