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Condanna per possesso ingiustificato di strumenti da scasso: ricorso inammissibile

Un Lavoratore è stato condannato per il reato di possesso ingiustificato di strumenti da scasso (art. 707 c.p.). La Corte d’Appello ha confermato la condanna. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la violazione di legge e la motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che le contestazioni erano generiche e miravano a riesaminare i fatti, cosa non consentita in sede di legittimità. La condanna per il possesso ingiustificato di strumenti da scasso è stata quindi confermata, con l’obbligo di pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 30087 Anno 2022
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale

La Cassazione e il Possesso Ingiustificato di Strumenti da Scasso

Il possesso ingiustificato di strumenti da scasso è un reato che spesso genera dubbi e incertezze. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito principi importanti in materia, confermando una condanna e dichiarando inammissibile il ricorso presentato da un imputato. Comprendere le dinamiche di questa decisione è fondamentale per chiunque si trovi ad affrontare situazioni simili o desideri semplicemente approfondire un aspetto specifico del diritto penale. Questa sentenza chiarisce i limiti del sindacato della Suprema Corte e l’importanza di motivazioni specifiche nei ricorsi.

Il Fatto: Una Condanna per Possesso Ingiustificato di Strumenti da Scasso

Un Lavoratore è stato condannato per il reato di possesso ingiustificato di strumenti da scasso, previsto dall’articolo 707 del codice penale. Questo articolo punisce chiunque, senza giustificato motivo, porta con sé o detiene chiavi alterate, grimaldelli o altri strumenti atti ad aprire o a sforzare serrature. La condanna era stata emessa dal Tribunale di Enna e successivamente confermata dalla Corte d’Appello di Caltanissetta.

Il Lavoratore, non rassegnato alla decisione, ha deciso di presentare ricorso alla Corte di Cassazione. Ha contestato la sentenza d’appello, sostenendo che vi fossero violazioni di legge e vizi nella motivazione. In particolare, il Lavoratore lamentava che la Corte d’Appello non avesse adeguatamente considerato le sue doglianze e che non fosse stata riconosciuta la particolare tenuità del fatto, una causa di non punibilità.

I Limiti del Ricorso in Cassazione sul Possesso Ingiustificato di Strumenti da Scasso

La Corte di Cassazione ha esaminato i motivi del ricorso del Lavoratore. Il primo motivo, che contestava la violazione di legge e il vizio di motivazione, è stato ritenuto generico. La Suprema Corte ha osservato che la sentenza d’appello aveva fornito una motivazione ampia e logicamente corretta. Il ricorso non indicava elementi specifici per contrastare questa motivazione, rendendo impossibile per i giudici di legittimità esercitare il loro sindacato (cioè il loro controllo).

Il secondo motivo di ricorso riguardava l’affermazione della responsabilità per il possesso ingiustificato di strumenti da scasso. Anche questo è stato considerato inammissibile. La Cassazione ha chiarito che le contestazioni del Lavoratore si basavano su doglianze di fatto. Il giudizio di legittimità, invece, non permette di riesaminare i fatti della vicenda, ma solo di verificare la corretta applicazione della legge.

La Particolare Tenuità del Fatto e l’Abitualità

Il terzo motivo di ricorso sollevava la questione della particolare tenuità del fatto. Questa è una causa di non punibilità che può essere applicata quando il reato è di minima gravità e non ha causato un danno o pericolo rilevante. Tuttavia, la Cassazione ha ritenuto anche questo motivo generico e manifestamente infondato.

La Corte ha richiamato la consolidata giurisprudenza (cioè l’orientamento costante delle decisioni dei giudici) che esclude l’applicazione della particolare tenuità del fatto in presenza di un comportamento abituale. Se il Lavoratore aveva precedenti penali o un comportamento che indicava una certa abitudine a commettere reati, la particolare tenuità del fatto non poteva essere riconosciuta. Questo aspetto è cruciale per comprendere quando un reato, pur di per sé non gravissimo, può comunque portare a una condanna piena.

Le Motivazioni: Perché il Ricorso sul Possesso Ingiustificato di Strumenti da Scasso è Stato Inammissibile

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per diverse ragioni. In primo luogo, i motivi presentati dal Lavoratore erano troppo generici. Non specificavano in modo chiaro e dettagliato quali errori di diritto o quali vizi di motivazione fossero presenti nella sentenza d’appello. Un ricorso in Cassazione richiede una contestazione puntuale e precisa, non una generica riproposizione delle argomentazioni già discusse nei gradi precedenti.

In secondo luogo, il ricorso mirava a un riesame dei fatti. La Cassazione non può riesaminare le prove o valutare nuovamente la ricostruzione dei fatti. Il suo compito è verificare se i giudici di merito (Tribunale e Corte d’Appello) hanno applicato correttamente le norme di legge e se la loro motivazione è logica e coerente. Le doglianze del Lavoratore, invece, cercavano di far riconsiderare elementi fattuali, cosa preclusa in sede di legittimità.

Infine, la questione della particolare tenuità del fatto è stata respinta a causa della giurisprudenza sull’abitualità. La presenza di precedenti o di un comportamento reiterato impedisce l’applicazione di questa causa di non punibilità, rendendo la condanna per possesso ingiustificato di strumenti da scasso pienamente valida.

Le Conclusioni: La Condanna per Possesso Ingiustificato di Strumenti da Scasso è Definitiva

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questa decisione ha reso definitiva la condanna del Lavoratore per il reato di possesso ingiustificato di strumenti da scasso. Di conseguenza, il Lavoratore è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

Questa ordinanza sottolinea l’importanza di presentare ricorsi specifici e ben motivati in Cassazione. Essa ribadisce che la Suprema Corte non è un “terzo grado di giudizio” che riesamina i fatti, ma un giudice di legittimità che controlla la corretta applicazione del diritto. Per chi è accusato di possesso ingiustificato di strumenti da scasso, è cruciale comprendere questi limiti e agire con una strategia legale ben definita fin dai primi gradi di giudizio.

Cosa significa “possesso ingiustificato di strumenti da scasso”?
Si tratta del reato previsto dall’articolo 707 del codice penale, che punisce chi detiene o porta con sé, senza un valido motivo, strumenti come chiavi alterate o grimaldelli, atti ad aprire o forzare serrature.

Quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Un ricorso in Cassazione è dichiarato inammissibile quando è generico, non rispetta i requisiti formali o sostanziali, o tenta di far riesaminare i fatti anziché verificare la corretta applicazione del diritto da parte dei giudici inferiori.

Quali sono le conseguenze di una condanna per questo tipo di reato?
Oltre alla pena detentiva o pecuniaria prevista dalla legge, una condanna definitiva comporta il pagamento delle spese processuali e, in caso di ricorso inammissibile in Cassazione, anche una somma alla Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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